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Il destino comune dell'umanità

Il 12 settembre si è celebrata la Giornata mondiale dell'interdipendenza: oggi la vita e la felicità di ogni Stato e cittadino sono indissolubilmente legate al resto del mondo.


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«Credo che le sovranità nazionali si restringeranno difronte all’ interdipendenza universale». Mohandas Gandhi (1869-1948)

   Nella storia delle civilizzazioni si può vedere un filo conduttore che l’ umanità ha usato - un po’ come la mitologica Arianna - per uscire dal labirinto delle complessità del vivere tutti insieme sullo stesso pianeta. Per millenni le culture, le economie e le società si sono influenzate a vicenda in innumerevoli relazioni tra Est, Ovest, Nord e Sud. Ogni epoca ha  avuto le sue influenze dominanti, a volte contrapposte, ma sempre ordinate.

   Oggi invece sta succedendo qualcosa di diverso, più sconvolgente e disordinato. Le esperienze di vita e le attese dei popoli inter-agiscono e si influenzano l’ un l’ altra, tutte allo stesso tempo e in un modo del tutto imprevedibile. Si può dire che i fili di Arianna si sono ingarbugliati, non siamo più sicuri di saper uscire dal labirinto dell’ interdipendenza delle risorse, dei rischi, dei diritti di tutti. Nel 1776 Thomas Jefferson scriveva i tre diritti umani fondamentali dell’ umanità e li definiva evidenti: la vita, la libertà, la ricerca della felicità. Aggiungeva che gli Stati si costituiscono solo per difendere e promuovere quei diritti. Su quei principi si fondò la Dichiarazione di Indipendenza americana. Nello stesso anno Adam Smith scriveva nel suo storico libro sulla ricchezza delle nazioni che il loro successo dipende dal loro livello di libertà.

   Ambedue quei grandi pensatori guardavano più all’ autosufficienza delle nazioni che alla loro interdipendenza. 235 anni dopo, l’ inizio del nuovo millennio riscopre il peso dell’ interdipendenza dei popoli, non più solo geo-strategica come le Guerre Mondiali avevano già mostrato, ma anche esistenziale e quotidiana. La vita, la libertà, la felicità di ognuno e di ogni singola famiglia dipende da quelle del resto dell’ umanità, nessuno escluso tra i 6,8 miliardi di persone che sono al mondo oggi. Siamo immersi non solo in una globalizzazione dei mercati - che ormai tutti conoscono e i più accettano - ma anche in una globalizzazione dei diritti e dei doveri, delle culture e delle società, delle risorse fondamentali come acqua, cibo, energia, lavoro, cambio climatico, che molti non capiscono e pertanto rifiutano.

   Per contribuire a superare le paure generate dalla globalizzazione, il 12 Settembre a New York si celebrerà l’ ottava Giornata mondiale dell’ interdipendenza organizzata dal movimento globale fondato da Benjamin Barber. Il nuovo filo di Arianna proposto è un intreccio stretto di quattro fili: 1: Una nuova forte coerenza tra le dimensioni economica, sociale e ambientale di ogni cammino di sviluppo dei popoli. 2: Una gestione armonica e consensuale dei beni pubblici globali, compresi quelli che sono necessari per la vita, le libertà e la felicità di tutti. 3: Una vera democrazia partecipativa a tutti i livelli. 4: Una gestione internazionale dei rischi globali, indipendente dagli interessi delle singole nazioni.

Sandro Calvani
direttore del Centro Asean sugli obiettivi di sviluppo del Millennio dell'Onu

   Nel film di fantascienza The Butterfly Effect uno dei protagonisti pronunciava una frase divenuta celebre: «Si dice che il minimo battito d’ ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’ altra parte del mondo». Nata in campo metereologico, l'espressione è stata più volte ripresa, tanto che nel 1972 Edward Lorenz tenne una conferenza dal titolo "Può il batter d'ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?". Al di là delle declinazioni in ambiti specifici, il significato è chiaro: viviamo in un ecosistema, in cui ogni parte è collegata alle altre, cosicché qualsiasi variazione che interviene su di essa, si ripercuote sulla totalità. Niente come questa metafora è efficace nello spiegare perché ci sia bisogno di una Giornata mondiale dell'interdipendenza (12 settembre, New York) e quali temi metta sul terreno.

   Se a parole la coscienza di quella che, con altro termine, viene chiamata globalizzazione sembra diffusa e profonda, la realtà e ben diversa. Fra i tanti argomenti a sostegno di questa affermazione, ne valga uno, che ci preme sottolineare: l'assenza di istituzioni sovranazionali in grado di governare il mondo e i processi globali che ne determinano le sorti. L'obiezione «Ci sono le Nazioni Unite» è, purtroppo, molto debole. Diciamo putroppo, perché sarebbe bello che l'Onu fungesse davvero da Governo del mondo. A chi guardi obiettivamente alla sua storia e al suo presente, risulterà chiaro che siamo ben lontani da questo obiettivo. Né, a maggior ragione, si intravvedono altre istituzioni in grado di assumere questo ruolo decisivo. Non il G8, non il Fondo monetario internazionale, non l'Organizzazione mondiale del commercio... E l'elenco potrebbe continuare.

   Il limite maggiore di questi organismi è che rappresentano solo una parte del pianeta, e questa stessa rappresentanza rispecchia sempre meno la realtà mondiale. L'epoca dei grandi blocchi Usa-Urss è finita da un pezzo, ma le istituzioni internazionali stentano a tenere il passo della storia. Cina, India, Brasile contano quanto pretenderebbe la loro arrambante economia? E quel mondo tumultuoso e in rapido movimento che è l'Africa in che modo sarebbe rappresentato? Molto ci sarebbe da discutere, poi, sui criteri di rappresentatività: deve contare solo il Pil, ovvero la forza economica di un Paese, o anche altri fattori, a cominciare dalla popolazione, ovvero dalla porzione di umanità che ogni Stato porta in dote? Se siamo tutti uguali, se ogni uomo ha pari dignità, il fattore demografico non dovrebbe superare ogni altro?

   Un'ultima annotazione sulla difficoltà storica di creare istituzioni efficaci e dotate di effettivi poteri la offre il travagliato percorso dell'Unione europea, creatura debole e zoppa, mai compiuta.  Se davvero si vuole dare un ordine al mondo, bisogna immaginare un luogo dove si tenti, almeno, di tenerne i fili. E sembra difficile pensare, in questo senso, ad un organismo diverso dalle Nazioni Unite. Profondamente riformate.

   Paolo Perazzolo


La seconda puntata del dossier sulla Giornata mondiale dell'interdipendenza, intitolata Crescita, totem del nostro tempo, sarà pubblicata domani.

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