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L'autorevolezza è molto più efficace di una pacca sul sedere

Il nostro esperto Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta e papà di 4 figli risponde a una lettrice consigliando alcuni metodi educativi e sconsigliandone degli altri.


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Nostro figlio minore di 9 anni, ci sta facendo “impazzire”: non ci ascolta e quando combina un pasticcio nega tutto. Si rifiuta di collaborare in casa e non riordina i giochi. Anche le maestre sono preoccupate perché prende in giro i compagni più deboli e tranquilli e spesso disturba le lezioni. Lo abbiamo punito togliendoli la televisione e l’ allenamento al calcio e anche con qualche sonoro sculaccione. Per noi è difficile convivere con un figlio egoista e “monello” e non sappiamo più come comportarci. 
Paola

Cara Paola, in effetti vostro figlio fa un po’ il furbetto e ha proprio bisogno che voi adulti gli stiate un po’ con il fiato sul collo. Forse ciò che fa, nasconde una richiesta di attenzione, ma questo non giustifica che lui continui a comportarsi in questo modo. Rispetto alle vostre punizioni, sono d’ accordo con voi sul farlo rinunciare ai suoi programmi televisivi preferiti, ma non con le altre due soluzioni. Fargli saltare il calcio gli impedisce di frequentare un ambiente sano, dove può – almeno in parte – scaricare le sue tensioni in modo sano e adeguato. Inoltre, nella relazione con la squadra e l’ allenatore vostro figlio può essere rinforzato al rispetto delle regole. Voi potreste allearvi con il suo allenatore chiedendogli di supportarvi nel compito di fornirgli regole, contenimento e struttura. Vedervi alleati tra adulti gli fornirà la percezione di essere sotto osservazione (e quindi anche di ricevere molte attenzioni). Allo stesso tempo comprenderà che gli adulti hanno un modo comune di vedere le cose e questo diminuirà il suo continuo sminuire o negare le evidenze, sottraendosi alle sue responsabilità. Non condivido nemmeno gli sculaccioni: non pensate che il vostro sguardo, l’ autorevolezza del vostro tono di voce, la sicurezza con cui gli dite che cosa vi aspettate da lui possa essere molto più potente di una pacca sul sedere? Infine mi ha colpito la frase finale, quella in cui definite vostro figlio “egoista e monello”. Quando i bambini sbagliano noi dobbiamo mostrare loro in modo chiaro ciò che non va bene nel loro agire, usando frasi come “Quello che hai fatto è sbagliato”. Il che è molto diverso dal dirgli: “Sei egoista e monello” o ancora peggio, come a volte succede a molti di noi, dall’ insultarli, usando frasi quali “Sei un idiota o un imbecille, mi hai deluso, sei un buono a nulla”. Queste frasi insegnano ai nostri figli che loro “sono gli errori” che fanno, che sono sbagliati e paradossalmente li fanno entrare in una spirale, in cui invece di migliorare, si adeguano alle aspettative negative implicite negli aggettivi con cui li riprendiamo. 
Alberto Pellai

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