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La Sicilia che spalma i morti

A proposito dello scandalo della Regione che nascondeva le vittime del Covid per attenuare le misure di protezione. Una frase infelice che non rivela solo i maneggi ma nasconde qualcosa di più profondo (di Adriano Sansa)


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(Nella foto sopra: tamponi di rilevamento della presenza del Covid in strada a Palermo)

 

"Spalmiamo i morti": avremmo forse potuto pensare alle antiche pratiche di conservazione dei corpi dei defunti, come quelle, a lungo rimaste segrete, dell'Egitto. Invece no, siamo di fronte a un nuovo uso del linguaggio, nato, se avessimo voglia di scherzare ancora, dalla fantasia italica.

Ecco di cosa si tratta: la Procura della Repubblica di Trapani ritiene che sia stato alterato, per una quarantina di volte, il dato sulle vittime della pandemia che la Sicilia comunicava agli organi nazionali. Sarebbero stati alterati sia i numeri dei positivi che quelli dei morti. Da quei dati dipende la collocazione delle regioni in una delle diverse "zone" previste in relazione al rigore delle misure restrittive. Sembra dunque che si volesse, con quell'espediente, evitare la zona rossa. Tre persone sono agli arresti domiciliari, altre sette  indagate. Sono seguite dimissioni e polemiche.

Ora, la definizione delle zone risponde all'esigenza di proteggere la popolazione dal virus, cioè dalla malattia e dalla morte. La mancata assunzione della misura appropriata può portare, anzi sicuramente porta, sofferenze e perdite di vite che si devono evitare. Il reato di falso ipotizzato potrebbe rivelarsi di ben superiore gravità: ma aspettiamo la decisione della magistratura. Tuttavia nel frattempo mi parrebbe prudente accertare come funzionino i conteggi nelle altre regioni. La vicenda siciliana può servire da stimolo per una verifica accurata, dove l'interesse economico e commerciale esercita maggiori pressioni per l'allentamento delle misure.

Vorrei tuttavia tornare brevemente su quella parola dalla quale siamo stati tanto colpiti. Spalmare i morti: non c'è solo un trucco sotteso. Il linguaggio è rivelatore di realtà plurime e profonde; c'è qui una mancanza di percezione della tragedia, di rispetto, di consapevolezza. Di umana dignità, sfuggita o rifuggita in un ambito di tristissima noncuranza.

 

 

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