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«Siamo così assetati di gioia che spesso cadiamo nell'inganno e diventiamo aggressivi»

L’ omelia dell’ arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, per l’ ordinazione episcopale dei nuovi vescovi ausiliari don Luca Raimondi e don Giuseppe Vegezzi: «Dovranno fare e dire molte cose, avranno responsabilità da esercitare, visiteranno comunità, incontreranno persone, ma in sostanza vogliono condividere la risposta alla grande domanda: dov’ è la gioia? E incoraggiano tutti a cercare l’ unica risposta che non delude: la gioia è nel Signore!»


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Pubblichiamo il testo integrale dell’ omelia che l’ arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha pronunciato durante la Messa in Duomo domenica pomeriggio per l’ ordinazione episcopale di don Luca Raimondi e don Giuseppe Vegezzi, nuovi vescovi ausiliari dell’ arcidiocesi ambrosiana.

Perché tutti i figli degli uomini che camminano sulla terra hanno un unico scopo, tendono a un’ unica meta. Percorrono tutte le strade, nelle direzioni più diverse, ma cercano tutti lo stesso ri-sultato. Vivono tutte le esperienze, ma sono guidati dalla stessa intenzione. Parlano tutte le lingue, si esprimono nei modi più diversi, ma pongono tutti la stessa domanda o piuttosto ardono tutti della stessa sete.

Pongono tutti la stessa domanda: dov’ è la gioia? dove si va per il paese della felicità? che cosa si deve fare per essere contenti? Percorrono tutte le strade e pongono la stessa domanda. Incontrano risposte e promesse, guide affi-dabili e compagnie insidiose, ma i figli degli uomini hanno una tale sete di gioia che sono facilmen-te esposti all’ inganno. Se incontrano qualcuno che promette: “La gioia, amico mio, è nell’ attimo fuggente, afferra ogni co-sa, approfitta di ogni occasione per accontentare ogni capriccio, mangia le cose buone, bevi le bevande inebrianti, godi di ogni piacere”, i figli degli uomini sono disposti a crederci e perciò talora sono così aggressivi, possessivi, insaziabili.

Ogni volta scoprono di essere stati ingannati e ogni volta si lasciano ingannare dalla promessa facile, dall’ offerta di una gioia a portata di mano e di porta-foglio. Se incontrano qualcuno che promette: “La gioia, amico mio, è nel superare ogni limite, nell’ impadronirsi di ogni frutto proibito, l’ albero della conoscenza del bene e del male, nel diventa-re come Dio, criterio e signore di ogni cosa”, i figli degli uomini si lasciano affascinare e hanno l’ impressione che il frutto proibito sia bello e desiderabile. Si arrischiano nell’ impresa, aggrediscono il limite con arroganza e senza scrupoli, abbattono gli ostacoli. Ma quando l’ entusiasmo svani-sce, si accorgono di essere nudi, fragili, mortali.

Noi siamo grati ai nostri fratelli don Giuseppe e don Luca perché ci offrono la parola affidabile e vera e fanno risuonare le parole di Paolo che hanno scelto come loro motto episcopale: Gaudete in domino semper, Siate sempre lieti nel Signore. La parola indica la strada che porta alla dimora in cui la gioia dura per sempre. Don Giuseppe e don Luca definiscono pertanto il ministero del vescovo come un servizio alla nostra gioia. Per questo sono ordinati, per indicare a tutti la via della gioia.

Dovranno fare e dire molte cose, avranno re-sponsabilità da esercitare, visiteranno comunità, incontreranno persone, ma in sostanza vogliono condividere la risposta alla grande domanda: dov’ è la gioia? E incoraggiano tutti a cercare l’ unica risposta che non delude: la gioia è nel Signore!

Che significa questa risposta? Significa la condivisione di una esperienza. La formula imperativa non è per dare un co-mando, per formulare un comandamento, ma per rivelare un vissuto abitato dal dono incomparabile.

Fratelli, sorelle, se cercate la gioia, credete a noi: l’ abbiamo trovata nel Signore. Significa l’ invito a dimorare nel Signore. Questa parola è l’ aprirsi di un cammino pieno di fascino, di luce, di una intensità indicibile. Il mistero per essere annunciato chiede labbra purificate dal fuo-co, secondo l’ immagine del profeta. Nessuna parola però può bastare per dire la profondità di que-sta “gioia nel Signore”, piuttosto lo Spirito di Dio rende possibile conoscere e sperimentare le cose di Dio.

“Nel Signore” indica il dimorare in Dio che è la grazia dello Spirito Santo e insieme il consegnarsi della libertà all’ invito di Gesù, al desiderio di Gesù: rimanete in me e io in voi. Rimanete nel mio amore (Gv 15,9). Come il tralcio rimane nella vite, così il discepolo entra in quella comu-nione con Gesù che rende figli nel Figlio e rende partecipi dei frutti dello Spirito: il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace. Siate lieti nel Signore, perché dimorate nella comunione trinitaria. “Nel Signore” indica una relazione più che una condizione acquisita, parla di una storia di amore, non di una collocazione. C’ è un tempo da vivere, non ancora una beatitudine da godere nel compimento. Perciò la domanda di Gesù a Pietro dice di una incertezza da superare, di un rinnegamento da rimediare. Il Signore rimane fedele, il discepolo invece non sempre.

Ma la fedeltà del Signore pone rimedio all’ infedeltà del discepolo e il peccato conosce il perdono e il rinnegamento può essere convertito in professione di fede e la lontananza può essere recuperata dalla comunione ritro-vata. La nostra gioia non può essere piena finché non è totale il nostro dimorare in Dio, condividere i sentimenti di Gesù.

“Nel Signore” indica quell’ aderire alla roccia che dà solidità alla casa. La casa costruita sulla roccia non teme le tempeste. Perciò l’ apostolo può scrivere e i vescovi possono ricordare la paro-la che oggi sembra proibita: sempre. Possono scatenarsi le tempeste e le avversità, ma chi rimane nel Signore conserva una fonte invincibile di gioia, perché rimane nel Signore. “Siate lieti nel Signore, sempre” è anche la proposta di un rimedio. Nelle parole di Paolo c’ è anche un rimprovero per i discepoli tristi.

Che rimedio possiamo offrire al malumore, alla inquietudine, alla tristezza? Don Giuseppe e don Luca ci propongono la raccomandazione di Paolo: rimanete nel Signore, imparate a pregare. In conclusione noi siamo grati al Signore perché possiamo oggi celebrare questi santi misteri e in-vocare lo Spirito per questi nostri fratelli: saranno quindi introdotti nel ministero episcopale e si dedicheranno con tutta la loro vita e tutte le loro forze a indicare agli uomini e alle donne che incon-treranno l’ unica via della gioia. Se desiderate una gioia che non delude, una gioia che non finisce, rimanete nel Signore, sempre!

La nomina del Papa il 29 aprile scorso

La nomina di monsignor Raimondi (vicario episcopale della Zona pastorale IV – Rho) a titolare di Feradi Maggiore, e di monsignor Vegezzi (vicario episcopale della Zona pastorale II – Varese) a titolare di Torri della Concordia, è stata comunicata alla Diocesi il 29 aprile scorso dall’ Arcivescovo, con un messaggio nel quale esprimeva «sentita riconoscenza» a papa Francesco «che, anche con questa nomina, conferma la sua attenzione, la sua stima, la sua sollecitudine per la nostra Chiesa diocesana».

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