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L'annuncio "tutti promossi" toglie ai ragazzi la motivazione allo studio

Secondo lo psicoterapeuta Alberto Pellai annunciare a due mesi dalla fine della scuola che non ci saranno bocciature è un autogol del Ministero. Senza uno sprone molti studenti non capiranno più il senso dell'impegno. Giusta una sanatoria, ma solo all'ultimo giorno dell'anno scolastico


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Questo anno scolastico rappresenta per tutti, docenti e studenti, una sorta di salita in montagna. Il traguardo è ancora lontano. La strada da fare ancora molta.
Ci sono due strade per arrivare in cima. Faticare, motivarsi, stare in traccia e sostenersi a vicenda. Ogni giorno, docenti e studenti stanno facendo questo. Stanno percorrendo un sentiero impervio, che nessuno aveva mai battuto prima. Lo fanno parlandosi attraverso gli schermi, dandosi compiti e motivazioni a distanza. Restando uniti e focalizzati verso l’ obiettivo. I nostri figli entrano in aule virtuali alle 8.00 del mattino. Spesso ci restano fino alle 13.00 o alle 14.00. I docenti fanno altrettanto. Le vite sono drasticamente cambiate. Ma è come se tutti avessero deciso che questa realtà, pur essendo virtuale, è reale. E che si deve imparare a starci dentro.
Nella mia fantasia mi sono immaginato che l’ ultimo giorno di scuola, il nostro Ministro della Scuola avrebbe fatto un discorso alla nazione, dicendo più o meno così: “Cari studenti, cari docenti, questo anno di scuola è stata la cosa più impensabile che mi sarei mai sognata di governare come Ministro. Ci ha messo tutti alla prova. Ci ha tolto le nostre certezze, i nostri riferimenti, la nostra relazione. Ogni giorno ha messo in crisi la nostra motivazione e la nostra pazienza. Le linee sovraccariche e incerte, le parole spezzettate da connessioni fragili, la fatica di stare distanti ma uniti. Sembrava un’ impresa impossibile. Invece ce l’ abbiamo fatta. Siamo arrivati fin qui. Con grande senso di responsabilità. Tenendoci per mano pur non potendoci toccare. Ogni giorno ci siamo dati un buon motivo per comprendere che la scuola è maestra di vita. Di vita, più che di materie e di discipline. Se siamo qui oggi è perché questo, noi tutti insieme, lo abbiamo vissuto. Lo abbiamo imparato. I docenti lo hanno imparato da voi alunni, che ogni giorno, connettendovi ai vostri terminali, rispondendo alle loro stimolazioni e domande, ascoltando le loro lezioni, avete fornito loro il senso più profondo della loro professione. Mai come quest’ anno i docenti sono stati per voi allenatori di vita. E voi, quella vita, l’ avete imparata meglio di qualsiasi materia scolastica. Siete stati responsabili, siete stati uniti nella distanza. Avete camminato su una strada impervia, sempre in salita. Oggi, ultimo giorno di scuola, siamo arrivati sulla vetta. E’ bello guardare ciò che da qui, in cima, si vede. E questa conquista non è di qualcuno, ma è di tutti. Ecco perché quest’ anno siete tutti promossi. E’ una promozione che non dipende da ciò che avete conseguito nelle singole materie. Quelle vengono comunque valutate dai vostri docenti che vi assegneranno un voto per ciascuna di esse. Quest’ anno sembrava che la vita vi fermasse, si fermasse. E invece voi, l’ avete spinta in avanti. Ecco perché, in virtù dei poteri conferitimi, vi dichiaro tutti promossi”.
Ecco, come psicoterapeuta, penso che questo sarebbe stato un discorso dovuto. Un passaggio necessario, che avrebbe dato senso e significato a tutto. Ma che andava fatto alla fine dell’ anno scolastico, proprio l’ ultima ora dell’ ultimo giorno. Annunciare al primo giorno di aprile, quando mancano più di due mesi alla fine della scuola, che quest’ anno saranno tutti promossi, è un po' come far apparire all’ improvviso una seggiovia a fianco di un sentiero ripido che richiede ore di fatica e impegno per essere percorso fino alla cima della montagna. Mentre se si sale sulla seggiovia, in dieci minuti si  arriva al traguardo. Freschi e riposati.
Anche offrendo la seggiovia, ci saranno molte persone che non vorranno salirci. In tanti, considerano importante mettersi alla prova, allenarsi con impegno e fatica, conquistare la sensazione di essere capaci di farcela.  E non rinuncerebbero per nessun motivo al mondo a dire, prima di tutto a se stessi, “Ce l’ ho fatta. E’ bello non aver mai smesso di credere in me e nelle mie possibilità”. Ma molti altri, avendo a disposizione la seggiovia, molleranno subito il sentiero impervio. Perché alzarsi tutte le mattine alle 8.00? Perché continuare a metterci impegno e sacrificio? Tanto il traguardo è garantito.
Purtroppo, da sempre l’ essere umano si divide in due grandi gruppi. Quelli che puntano al traguardo, per i quali il percorso è solo un’ incombenza da aggirare. Lo abbiamo visto, amaramente, nel mondo sportivo: pur di avere una medaglia al collo, il doping per alcuni è diventata la soluzione ideale.
Poi c’ è invece il gruppo che sa che ciò che conta è il percorso. E’ nel fare il percorso che trovi il senso di tutto. Anzi, la meta spesso, è una scusa per metterti in cammino e scoprire chi sei, durante quel lungo tragitto che ti separa dal traguardo. 
La scuola maestra di vita dovrebbe essere garante del percorso, non del traguardo. Quello è una conseguenza. Per questo, la promozione garantita e annunciata due mesi prima del termine dell’ anno scolastico, per me rappresenta un autogol non indifferente. Ma sarà interessante vedere quale sarà la reazione di studenti e docenti alla notizia. 

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