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E l'Africa va a energia pulita

Kenya e Congo: due esempi di come il continente africano cerca di progredire con le energie sostenibili, verso l'obiettivo delle emissioni zero. E senza corrente elettrica.


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A Korogocho, la baraccopoli di Nairobi dove ha vissuto per alcuni anni Padre Alex Zanotelli, prima di rientrare in Italia, vivono circa 120.00 persone, senza energia elettrica, candele o altre fonti di luce. Un’ idea innovativa che viene sperimentata ora negli slums, arriva dai ricercatori del prestigioso Mit (Massachussets Institute of Technology) e promette illuminazione a costo zero. Il Solar Bottle Bulbs (lampade a bottiglie solari), sperimentato per la prima volta nel 2002 in Brasile e messo a punto dai ricercatori del Mit, permette di utilizzare una bottiglia di plastica come se fosse una lampada. Ecco in questo video la spiegazione di come funziona il sistema, già sperimentato a San Pedro, provincia di Laguna, nelle Filippine:




Basta riempire di acqua e candeggina le bottiglie e fissarle a una fessura ricavata sul tetto: queste rifrangono la luce esterna all’ interno dell’ abitazione, riuscendo a illuminare le baracche della capitale kenyana, dove non c’ è energia elettrica, con la stessa potenza di una lampadina da circa 60 watt. Le bottiglie, una volta posizionate in modo che rimangano esposte per un terzo alla luce del sole, vengono colpite nella parte superiore dai raggi e da qui la luce si diffonde per rifrazione alla parte sottostante, illuminando così le abitazioni, dove anche in pieno giorno, per mancanza di spazio e finestre, è buio pesto.

Il progetto, partito in Brasile nel 2002, passando per Haiti e Filippine, è giunto anche in Africa dove è stato realizzato e promosso da un gruppo locale, “Koch Hope”, di cui fanno parte i giovani abitanti scolarizzati della baraccopoli. Un metodo artigianale ed economico che per ora è stato sperimentato su circa 2.000 abitazioni e che proseguirà per raggiungere anche gli altri quartieri di Nairobi. Oltre a supplire alla mancanza di energia elettrica nelle zone più povere del pianeta, questo progetto contribuisce al riciclo di migliaia di bottiglie di PET: soltanto in Nigeria, dove si contano oltre 160 milioni di abitanti, ogni giorno finiscono tra i rifiuti circa 3 milioni di bottiglie di plastica.

In Africa le applicazioni innovative delle fonti rinnovabili non mancano. Sono ormai abbastanza diffusi apparecchi radio a energia solare, ma la grande novità è che la comunità Oshwe, nella Repubblica Democratica del Congo, ha inaugurato la prima stazione radio a pannelli solari. La radio, che sorge in un'area priva di allaccio alla rete elettrica, è essenziale a mantenere il contatto con le comunità più remote nel cuore della foresta pluviale, e a segnalare casi di abusi, violazioni e di deforestazione illegale.

Nel corso degli ultimi anni Greenpeace ha raggiunto diverse comunità forestali per spiegare come e perché dovrebbero proteggere la foresta e comprendere i propri diritti, suggerendo alternative praticabili e sostenibili alla deforestazione.

La nuova installazione, che evidenzia la forte collaborazione tra Greenpeace e la popolazione di Oshwe, è il risultato di due anni di intenso lavoro nella zona.

“La stazione radio non dovrà dipendere da un generatore a carburante, costoso, rumoroso e inquinante: si tratta di un perfetto esempio delle opportunità delle energie rinnovabili per comunità come questa” spiega Tran Thanh Loan, di Greenpeace Africa.

Insieme agli impianti a pannelli solari, è stata anche eretta una antenna radio in grado di raggiungere i villaggi più remoti, su un raggio di 100 chilometri. Questo darà alle comunità forestali accesso a notizie di vitale importanza. La regione Oshwe si trova nel cuore della foresta, nella provincia di Bandundu, e confina con la parte meridionale del parco nazionale Salonga, un importante scrigno di biodiversità.

La popolazione vive essenzialmente di caccia, agricoltura e la pesca. La regione di Oshwe si estende su circa 43.000 chilometri quadrati, e come molte altre parti della foresta del bacino del Congo è minacciata dalle multinazionali del legno: “Crediamo che le comunità che vivono nella foresta di Oshwe, possano finalmente conoscere cosa sta succedendo nella Repubblica Democratica del Congo, dove si trova la seconda foresta pluviale del pianeta, e comprendere le implicazioni delle decisioni che vengono prese nella capitale, Kinshasa, sulla gestione delle loro risorse” aggiunge Tran Thanh. Greenpeace ha anche formato 12 giovani volontari per assicurare nel tempo la manutenzione degli impianti solari della comunità.

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