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Kaufmann sì, Kaufmann no

Il grande tenore manca alla prima scaligera della "Tosca", ma dovrebbe ripresentarsi nelle altre recite. Intanto, possiamo ascoltarlo in un Cd sul Verismo.


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   Dell’ opera notoriamente gli italiani prediligono il tenore. Con un recente Cd, non a caso dedicato al verismo, che nel tenore ebbe lo strumento privilegiato, la Decca coglie nel segno, puntando anche sull’ eccellente bacchetta di Antonio Pappano. Protagonista è infatti il tedesco Jonas Kaufmann, candidato a riproporre il “mito del tenore”. Le qualità di tecnica e di stile, nonché di presenza scenica, in gran parte ci sono; manca, paradossalmente, la schiettezza del timbro autenticamente tenorile.

   Tutto dunque era pronto alla Scala per accogliere il divo in Tosca. Kaufmann però è venuto meno a causa di un attacco influenzale, che è auspicabile non gl’ impedisca di cantare nelle altre recite. Il virus ha colpito anche la protagonista Oksana Dyka, a sostituita dalla prestigiosa Sondra Rodvanovsky. Costei, il nuovo tenore Aleksander Antonenko, e il vigoroso Scarpia di Zeliko LucicAleksander Antonenk hanno dato vita a un terzetto di solida professionalità. Il cordiale plauso finale del pubblico, tuttavia, si è trasformato in una robusta contestazione di una parte del loggione nei confronti del regista Luc Bondy, peraltro assente.

   Già presentata al Metropolitan e alla Staatsoper di Monaco, questa Tosca minimalista non ha alcunchè di particolarmente trasgressivo, tale da giustificare la bagarre finale, chiaramente preordinata, che ha coinvolto anche il giovanissimo direttore Omer Meir Wellber, pupillo di Barenboim: è dotato certamente di notevoli qualità, ma è difficile individuare in lui un futuro Toscanini, come qualche esagitato proclamava ad alta voce.

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Aleksander Antonenko e Aleksander Antonenk in Tosca alla Scala.
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