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La tua parrocchia accoglie? Raccontacelo

Da sempre la Chiesa, con la Caritas, Migrantes e tante altre strutture, opera per l'accoglienza dello straniero. Quante sono le parrocchie, le comunità i gruppi di credenti che stanno ospitando e aiutando i profughi che arrivano in Italia? Segnalateci una storia esemplare che conoscete.


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“Je suis Vaticano”, anche noi siamo il Vaticano. Potremmo dire così, con buona pace di Matteo Salvini che avrebbe qualche difficoltà ad ammetterlo. In risposta al monito del Papa che chiedeva il perdono per chi chiude le porte al migrante, l’ arruffapopolo del Carroccio ha commentato ancora una volta con polemica ad alto tasso di demagogia: “Ma quanti rifugiati ci sono in Vaticano?”.  

      Rispondiamo volentieri: sono tanti, tantissimi. Migliaia e migliaia di immigrati senza tetto, scampati alla morte certa, alle torture, alla fame e alle persecuzioni,  che vengono accolti ogni giorno, in ogni angolo del Paese, nelle strutture  della Chiesa italiana, dai centri delle Caritas diocesane alle case degli ordini religiosi; dai centri d’ ascolto alle mense e i dormitori gestiti da strutture ecclesiastiche.  Un vero e proprio “ostello diffuso della solidarietà”, gestito da un esercito di volontari,  che dà vitto, alloggio, accompagnamento, speranza a chi ha perduto tutto,anche la dignità.

Un solo dato, caro Salvini: al 10 maggio 2015 le Caritas diocesane hanno affrontato l’ ultima l’ emergenza profughi ospitando 5.875 migranti tra le presenze straordinarie, quelle gestite dagli Sprar e i minori non accompagnati. A queste, però si devono aggiungere tutte quelle realtà d’ accoglienza, di difficile censimento, che in questi anni sono sorte all’ interno delle 23 mila parrocchie italiane, nelle associazioni cattoliche, tra le comunità di fede disseminate nella Penisola, Dalla Pusteria a Lampedusa.

    Quante storie di solidarietà, quanta generosità silente e fattiva, quanti esempi di impegno disinteressato, nel solo nome del Vangelo e della fede in quel Gesù, profugo tra i profughi, immigrato tra gli immigrati.

   Siamo sempre stati convinti che raccontare il bene, provochi a farne ancora di più.  Per questo non vi chiediamo stavolta la vostra opinione su un fatto, ma di raccontarci, o di segnalarci, una storia d’ accoglienza dello straniero, anche la più piccola e nascosta, che veda protagonista una parrocchia, un gruppo di credenti, una famiglia cristiana. Non tanto per rispondere a chi non cerca risposte, ma solo facili consensi elettorali, ma per ricordare che c’ è un mondo solidale nascosto che quotidianamente aiuta l’ uomo ferito, senza porsi  la domanda: “Ma da dove viene?”. Lo fa e basta, come lo fece il Samaritano. Grazie a loro possiamo dire: “Je suis Vaticano”.         

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