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SOS per la cultura italiana nel mondo

La Farnesina prevede tagli drastici degli istituti che diffondono la nostra lingua e la nostra tradizione all'estero, favorendo scambi e confronti. Anche in tempi di spending review, non mancano soluzioni ragionevoli.


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“Onorevole Bonino, Le chiedo di non chiudere l’ Istituto Italiano di Cultura di Ankara”. Inizia così una petizione su Change.org in cui si chiede al ministro di compiere un passo indietro, perché tagliare gli Istituti italiani di cultura - e sono diversi quelli a rischio – significa danneggiare la cultura italiana e la sua proiezione all'estero. Ankara, capitale della Turchia, è sede di ministeri e importanti istituzioni culturali, è una finestra su un Paese sempre più strategico nello scacchiere geopolitico internazionale. Decine di migliaia di studenti hanno imparato l'italiano in questo istituto, attivo da oltre mezzo secolo, favorendo lo scambio culturale tra Italia e Turchia.

La proposta della Farnesina si inquadra in un’ ampia ristrutturazione della rete culturale e consolare italiana nel mondo. Attualmente ci sono in tutto novanta Istituti italiani di cultura, che costano allo Stato circa 10 milioni di euro l'anno, a cui si aggiungono i costi del personale, circa 200 mila euro a Istituto. Prima si parlava di undici istituti da chiudere, poi sono diventati dieci e infine forse saranno otto: Lione, Lussemburgo, Stoccarda, Wolfsburg, Francoforte, Salonicco, Ankara e Vancouver. Si salverebbero dai tagli Bruxelles, Washington e Copenhagen. Ma chissà se sarà davvero così e comunque lo scandalo rimane, come hanno denunciato scrittori come Erri De Luca e Stefano Benni, spesso ospiti di questi istituti.

Se pare assurdo voler risparmiare sulla cultura che, al contrario, dovrebbe essere il vero motore della nostra economia a fronte di un investimento minimo per il nostro Paese, certo una soluzione va trovata in tempi di spending review. Perché non salvaguardare, ad esempio, le funzioni di queste strutture, anche mediante una loro integrazione come “uffici culturali” presso le rappresentanze diplomatico-consolari immediatamente vicine, e, laddove non ci siano spese aggiuntive di affitto, lottare per il mantenimento del loro status.

Alcuni Istituti già ora poi si autofinanziano organizzando corsi di lingua italiana, da Ankara (solo però al 34% nel 2012) a Lione (nel 2013 in attivo di 25 mila euro) e sono impegnati in mostre d’ arte e rassegne culturali di ogni genere. La Farnesina,poi, se da una parte sembra non voler ascoltare le voci che si levano contro i tagli, dall'altra lancia un concorso sul web per trovare degli spunti e delle proposte nuove per la creazione del logo ufficiale per la rete degli Istituti italiani di cultura. Un po' come abbattere un palazzo e conservare, anzi rinnovare la facciata!

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