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Iraq: tragedia dei cristiani

Cade Qaraqosh, la città cristiana dove si erano rifugiati i profughi di Mossul. I soldati del Califfato distruggono le crisi delle chiese. Drammatico appello del Papa. Il Patriarca Sako: "Rischio di genocidio"


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Qaraqosh, la più grande città cristiana in Iraq nella piana di Ninive, dove si erano rifugiati i cristiani di Mossul, è caduta all’ inizio del pomeriggio ora italiana nelle mani del fondamentalisti islamici dell’ Isil, l’ esercito del neo-Califfato. I guerriglieri curdi peshmerga che erano riusciti nelle settimane scorse a respingere gli attacchi dei ribelli jhadisti non sono riusciti più contenerne la furia militare. Già nel corso delle notte era chiaro che i peshmerga non ce l’ avrebbero fatta. Il risultato è un nuovo esodo dei cristiani in fuga senza assolutamente nulla verso nord nelle terre del Kurdistan iracheno.

Negli stessi minuti in cui cadeva Qaraqosh il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha letto una dichiarazione a nome del Papa nella quale Bergoglio lancia un drammatico appello alla comunità internazionale per mettere fine al dramma. Ecco il testo integrale della dichiarazione: «Il Santo Padre segue con viva preoccupazione le drammatiche notizie che giungono dal nord dell’ Iraq e che interessano popolazioni inermi. Particolarmente colpite sono le Comunità cristiane: è un popolo in fuga dai propri villaggi a causa della violenza che in questi giorni sta imperversando e sconvolgendo la regione». Durante la preghiera dell’ Angelus, lo scorso 20 luglio, papa Francesco aveva esclamato con dolore:  «I nostri fratelli sono perseguitati, sono cacciati via, devono lasciare le loro case senza avere la possibilità di portare niente con loro. A queste famiglie e a queste persone voglio esprimere la mia vicinanza e la mia costante preghiera. Carissimi fratelli e sorelle tanto perseguitati, io so quanto soffrite, io so che siete spogliati di tutto. Sono con voi nella fede in Colui che ha vinto il male!».

Alla luce degli angosciosi eventi, Bergoglio aveva  rinnovato la sua vicinanza spirituale a quanti stavano attraversando questa dolorosissima prova e si unisce agli appelli accorati dei Vescovi locali, chiedendo, insieme a loro e per le loro Comunità tribolate, che salisse incessante da tutta la Chiesa una preghiera corale per invocare dallo Spirito Santo il dono della pace. «Sua Santità rivolge inoltre il suo pressante appello alla comunità internazionale», prosegue l'appello di oggi, «affinché, attivandosi per porre fine al dramma umanitario in atto, ci si adoperi per proteggere quanti sono interessati o minacciati dalla violenza e per assicurare gli aiuti necessari, soprattutto quelli più urgenti, a così tanti sfollati, la cui sorte dipende dalla solidarietà altrui.
Il Papa fa appello alla coscienza di tutti e ad ogni credente egli ripete: “Il Dio della pace susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e di riconciliazione. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace! Preghiamo in silenzio, chiedendo la pace; tutti, in silenzio».

Le parole del Papa sono state evidentemente scritte quando ancora non si sapeva della caduta della città cristiana. Famiglia Cristiana ha ricevuto una drammatica lettera in inglese dal patriarca caldeo Sako nella quale parla di “dramma umanitario” e “rischio di reale genocidio”e racconta che sono state divelte le croci e bruciati dai soldati del Califfato 1500 antichissimi manoscritti cristiani. Sako denuncia l’ incapacità del governo centrale iracheno di far fronte alla situazione e si appella alle Nazioni Unite e all’ Unione Europea.

Secondo una testimonianza riferita da una suora caldea all’ agenzia vaticana Fides i cristiani della piana di Ninive sono stati cacciati dalle loro case in pigiama. La Francia ha chiesto una riunione d’ emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

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