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Spagna, cosa resta degli Indignados

Nel primo anniversario del Movimento 15-M (15 de Mayo), a Madrid, Barcellona e altre città gli spagnoli sono tornati in piazza contro il sistema politico e bancario.


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Sono tornati a Puerta del Sol, un anno dopo. Si sono ripresi la piazza madrilena che, esattamente un anno fa, ha dato vita alla rivoluzione spagnola ribattezzata "Movimento 15-M, 15 de Mayo (15 maggio). Un movimento spontaneo, eterogeneo e trasversale - questo il suo grande punto di forza - composto da giovani e studenti, impiegati, professori, operai e liberi professionisti, lavoratori precari e disoccupati, pensionati, padri e madri di famiglia. Tutti accomunati dalla medesima preoccupazione per l'assenza di prospettive occupazionali, dall'esasperazione nei confronti del sistema bancario, dalla sfiducia verso il sistema politico che, in nome dell'austerità, impone ai cittadini sacrifici insostenibili e tagli a settori essenziali come la sanità pubblica.
  
Durante lo scorso fine settimana gli spagnoli sono tornati a manifestare in piazza, a Madrid e a Barcellona, a Valencia, Siviglia, Bilbao, un'ottantina di città in tutto, per ricordare che la protesta non si placa. Dopo un anno, però, la situazione è cambiata. A Madrid gli Indignados avevano previsto di occupare la piazza per 96 ore, dal 12 al 15 maggio, giorno ufficiale dell'anniversario, ma le autorità cittadine non lo hanno permesso: a Puerta del Sol, i manifestanti hanno tentato di accamparsi per tre notti di seguito, e tutte e tre le notti le forze di polizia lo hanno impedito, ordinando lo sgombero della piazza. Risultato: scontri e proteste che hanno portato a numerosi arresti tra i manifestanti.

A Barcellona, invece, gli indignati hanno avuto il permesso di organizzare l'accampamento notturno in Plaza Catalunya, il cuore della città. Qui, gli organizzatori hanno dato vita a una sorta di assemblea permanente, trasformando la piazza, per l'occasione, in un "Foro de los pueblos", foro dei popoli, animato da dibattiti, gruppi assembleari e commissioni, promosse in contemporanea in diversi punti della piazza, su diversi temi politici, economici e sociali.       

Secondo il sito Tomalaplaza.net, nell'anniversario degli Indignados spagnoli, anche gli indignati del resto del mondo si sono mobilitati, a Washington e a Rio de Janeiro, a Berlino, Atene, Londra e Città del Messico. Un anno fa, il Maggio spagnolo - organizzato attraverso una piattaforma sulla Rete chiamata "Democracia real ya!" (democrazia reale ora) - , ebbe la forza di scatenare un'onda di movimenti di protesta in tutto il mondo, primo fra tutto Occupy Wall Street negli Stati Uniti. Poi, il movimento iberico gradualmente è cambiato, si è ridimensionato, ha lentamente abbandonato la piazza per riorganizzarsi su base locale, attraverso gruppi e assemblee di quartiere, si è radicato nel territorio ed è diventato meno mediatico.

Nel suo primo anniversario, il movimento 15-M sembra avere perso un po' dell'impatto di un anno fa. Eppure, la crisi economica spagnola è peggiorata: il Paese ha raggiunto un tasso di disoccupazione del 24,4%, con 5,6 milioni di cittadini senza un lavoro, il record dal 1996. Fra i giovani la disoccupazione ha toccato il picco del 60%. Nel primo trimestre del 2012 sono andati persi 374mila posti di lavoro. Pochi giorni fa è stata annunciata la parziale nazionalizzazione di Bankia, il quarto istituto di credito spagnolo, in forte sofferenza (lo Stato controllerà indirettamente il 45% della società). Oggi, ancora più che un anno fa, gli Indignados avrebbero ragione di riprendersi la piazza. 

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I manifestanti a Puerta del Sol, a Madrid (Reuters).
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