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Immigrati, le parole del Papa e il populismo dei partiti

Respingere i migranti è un atto di guerra, ha detto Francesco. Immediate sono partite le bordate di Lega e Cinque Stelle. Sempre più vicini quanto a nazionalismo. Anzi, populismo.


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Respingere i migranti è un atto di guerra: parole chiarissime, pronunciate da papa Francesco a proposito della ormai lunga crisi nei rapporti con quanti da anni inondano il Mediterraneo. Parole che rispondono fedelmente al Vangelo e che ben difficilmente possono essere accettate dalla società senza una riflessione seria che tenga anche conto di quanto l’ Europa e le sue singole nazioni hanno messo in atto in questi anni. Per restare al 2015, il Viminale ha reso noto che fino al 31 luglio sono stati rimpatriati in base alle attuali norme nazionali o comunitarie 8.497 “irregolari”.

Il Papa da una parte, gli Stati dall’ altra. Scandalizzarsi è inutile: lo sappiamo da duemila anni, da una morte in Croce a una Resurrezione e dunque ancora una volta riesce inimmaginabile assistere a una protesta che non ha nulla di civile, ma appare facilmente comprensibile, dato il clima politico in un’ Italia dove ci si avvicina sempre di più al conflitto fra partiti, segnato da un fenomeno in impressionante crescita: chi fra loro è più nazionalista, o per meglio dire più populista? E così dopo la sfuriata del leader della Lega Matteo Salvini, ecco che contro papa Francesco si è schierata la parte più anti-immigrazione del Movimento 5  Stelle.

In sintesi, questo è quanto proposto da un consigliere comunale di Torino per velocizzare il processo di eliminazione dell’ immigrazione “clandestina”: una stretta sui permessi di soggiorno per gravi motivi umanitari, l’ avvio dei rimpatri forzati, lo snellimento delle procedure d’ appello contro il rimpatrio, una sorveglianza più stretta dei migranti presenti nei centri di prima accoglienza. In fondo, prima ce ne liberiamo meglio è, qualunque cosa capiti laggiù, tra la fame, la miseria, il terrorismo e il fanatismo religioso.

Triste, ma è  così: il Papa difende i disperati, mentre c’ è chi riduce questa immensa tragedia a campagna elettorale, senza nessun rispetto verso una fede, ma anche verso tanti cittadini che vi credono con una dignità inconcepibile per chi pensa che le frontiere devono restare intoccabili, anche se disumane.

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