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Da Reggio Emilia il gruppo più numeroso: 1800 adolescenti

Dal 23 al 25 aprile attesi a Roma circa 70 mila ragazze e ragazzi. Dalle 11 di oggi, il colonnato di San Pietro è diventato un grande “confessionale” a cielo aperto. Stasera la festa allo Stadio Olimpico con un videomessaggio del Papa. Il gruppo più folto arriva dal Centro Italia. L'abbiamo incontrato.


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Una carovana, in pratica. Mille partono in treno, il resto distribuiti su quattordici pullman. In totale sono milleottocento gli adolescenti della diocesi di Reggio Emilia - Guastalla che partecipano al Giubileo dei ragazzi dal 23 al 25 aprile a Roma. È il gruppo più nutrito d’ Italia. «Ma i numeri non dicono granché », sorride don Giordano Goccini, 45 anni, responsabile della pastorale giovanile diocesana, nell’ oratorio San Giovanni Bosco, periferia di Reggio Emilia.

Il tema dell’ incontro con papa Francesco è quanto mai impegnativo per i ragazzini che giocano a pallone o suonano la chitarra: “Crescere misericordiosi come il padre”. Riccardo, 14 anni, e Mattia, 15, provano ad abbozzare una risposta: «La misericordia? Signifiƒca essere pietosi e aiutare gli altri». Al Papa? «Gli chiederei cosa l’ ha spinto a diventare prete». Ai ragazzi è stato fornito un dépliant con la mappa della capitale e una spiegazione sintetica delle sette opere di misericordia corporale e delle altre sette di misericordia spirituale. Iyere Isibor, 18 anni, nigeriano, è a Reggio dal 2009: «Sono protestante ma non vedo l’ ora di incontrare il Papa». Ballerà allo Stadio Olimpico insieme al resto del gruppo. La misericordia? «Non saprei come defiƒnirla», dice Iyere, «ma una persona misericordiosa è una persona buona, te ne accorgi subito».

Felix, 18 anni, del Ghana, è uno degli animatori dell’ oratorio: «I miei bambini si divertono da matti con me». Irene, 15 anni, arriva da una parrocchia di Reggio: «Vorrei che il Papa mi spiegasse come si fa ad appassionare i giovani alle cose grandi», dice con il candore della sua età. La misericordia? «Sono gesti di bontà dove ti rendi umile», risponde, «una persona misericordiosa per me è la mia educatrice che mi ha insegnato cosa signiƒfica perdonare». Da Villa Aiola, parrocchia San Giuseppe, arrivano Agnese, Margherita, Benedetta e Umberto. Hanno dai 12 ai 14 anni, si occupano dell’ animazione liturgica, chierichetti, ma non solo. «Vorrei chiedere al Papa di organizzare un incontro ogni anno per i ragazzi», dice Margherita. E Agnese: «La misericordia mi fa venire in mente tre parole: amore, carità, perdono». Chi è misericordioso? «I nostri genitori e i catechisti», dicono. 

Non era possibile preparare i ragazzi al loro Giubileo solo con le parole della catechesi. «Li abbiamo portati a visitare luoghi concreti come l’ hospice per i malati terminali, le case della carità, le carceri e i centri d’ accoglienza per ragazze madri e adolescenti in diffiƒcoltà», dice Emanuela, una delle educatrici dell’ oratorio, «erano molto curiosi e attenti. Non è un atteggiamento scontato». 
Don Giordano sa bene che l’ adolescenza è un viaggio lungo e faticoso come quello che lui ha fatto cinque anni fa, in bicicletta, da Reggio a Gerusalemme. «Nei ragazzi», spiega, «c’ è un senso della giustizia potentissimo ma la misericordia, per loro come anche per me, è dura da mandar giù». L’ oratorio è una frontiera della misericordia perché raccoglie molti. Nella falegnameria arrivano i ragazzi che non vogliono andare a scuola e segnalati dai servizi sociali, don Giordano ha preso lì alcuni zingari attirandosi diversi strali perché, sottolinea, «molti di loro rubano». 

Per spiegare la misericordia ai suoi giovani, don Giordano fa un esempio paradossale: «A quei pochi ragazzi che vengono a Messa dico: “Avete fatto bene stamani ad alzarvi e venire in chiesa, ma Dio ama anche quelli che sono rimasti a letto”. Mi guardano strano, e hanno ragione! La misericordia è graffiante, è la forza più sovversiva della storia. Però mi commuove. Da prete, io cosa ho da dire alla storia? Che i buoni sono buoni e i cattivi cattivi? No, che Dio ama anche i cattivi e li cerca, li aspetta». E i ragazzi ci credono? «Sono affascinati non tanto dal fatto che tutto questo sia credibile ma che io ci creda davvero». Per prepararsi al Giubileo, i ragazzi si sono cimentati in uno spettacolo teatrale. S’ intitola Niente, 50 adolescenti s’ interrogano su cosa ha senso ed è ispirato a Niente dell’ autrice danese Janne Teller, una ˆfiaba noir che è una potente allegoria dell’ ostinata, disperata ricerca del senso della vita.

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Al centro: don Giordano Goccini. Tutte le fotografie di questo servizio sono di Ugo Zamborlini.
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