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«Il sesso è anche una fonte di gioia»

Il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Rizzolo, risponde a un lettore secondo cui nessuna parrocchia prevede nel piano pastorale alcuni mini appartamenti per le giovani coppie che desiderano sposarsi presto e non hanno possibilità. E che c'è un tempo in cui il sesso viene degradato: quando se ne parla solo come astinenza».


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Sono d’ accordo con quanto letto sul No. 13 di Famiglia Cristiana, nei Colloqui col padre, a proposito di purezza. Ma desidero aggiungere il secondo tempo in cui il sesso viene degradato. Quando si costringono i nostri giovani a studiare €fino a 26-27 anni e poi a due-tre anni di lavoro precario saltando gli anni migliori che la natura ci riserva. Quando nessuna parrocchia prevede nel suo piano pastorale alcuni mini appartamenti per le giovani coppie che desiderano sposarsi presto e non hanno possibilità. Quando di sesso se ne parla solo come astinenza e mai come gioia.

ROBERTO - VENEZIA

Caro Roberto, il discorso sui tempi sempre più allungati prima di giungere al matrimonio è piuttosto complesso. Certo, in questo modo si perdono gli anni migliori. Specialmente, direi, per avere un figlio. D’ altra parte, è anche vero che sempre più coppie preferiscono convivere. In qualche caso perché manca la possibilità di trovare casa e mantenersi con il proprio lavoro, ma più spesso (quando un appartamento si trova, magari pagato dai genitori) perché la relazione stessa è precaria, la si porta avanti «finché dura».

 

Venendo però al sesso, talvolta è stato presentato in modo negativo, solo come qualcosa da cui astenersi e da regolare. Mentre è anche gioia. D’ altra parte, «Dio stesso ha creato la sessualità, che è un regalo meraviglioso per le sue creature» (Amoris laetitia 150). In realtà è l’ amore a donarci la vera gioia. Senza l’ amore che unisce i due sposi, anche i rapporti sessuali diventano una forma di dominio sull’ altro e non portano la vera gioia, ma solo un momentaneo piacere.

 

Come insegnava san Giovanni Paolo II, «la corporeità sessuata “è non soltanto sorgente di fecondità e di procreazione”, ma possiede “la capacità di esprimere l’ amore: quell’ amore appunto nel quale l’ uomo-persona diventa dono”» (Amoris laetitia 151).

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