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Servizio civile, per essere cittadini più responsabili

Nata come alternativa al servizio militare, questa forma di impegno è cambiata negli anni, diventando anche uno strumento che rafforza il senso di appartenenza al Paese. Ecco come funziona oggi.


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E’ nato come alternativa alla leva, dopo anni di dibattiti e anche di lotte. Ed è diventato con gli anni un modo per sentirsi più responsabili del bene comune. Il servizio civile all’ inizio era un’ idea, poi a poco a poco è diventato uno strumento anche attraverso il quale sentirsi cittadini. La legge che lo ha istituito in alternativa al servizio militare compie 15 anni e tra alti e bassi, cioè tra finanziamenti ballerini, è diventata una realtà che ha coinvolto in questo tempo 350 mila ragazzi e ragazze italiane. Ha riconosciuto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando dell’ anniversario al Quirinale che “sono stati gli obiettori di coscienza al servizio militare obbligatorio ad aprire la strada, riuscendo, talvolta con contrasti e incomprensioni, ad ampliare significato e modalità del servizio alla patria”.

Così una volta sospesa la leva obbligatoria nel 2004 il servizio civile ha acquistato una nuova forma, ma non ha cambiato lo spirito e resta un gesto con il quale servire il Paese. Il sogno di Matteo Renzi è arrivare al servizio civile universale. Che non significa obbligatorio, ma solo che si dia la possibilità a tutti i giovani che fanno domanda di poterlo effettuare. Eppure oggi siamo ben lontani perché i soldi non ci sono, nonostante 268 milioni stanziati quest’ anno. O meglio non ci sono tutti quelli che devono essersi per arrivare a realizzarlo, che significa, secondo il premier, 100 mila volontari impiegati ogni anno. Adesso i soldi bastano per 49 mila volontari, ma le domande sono tre volte tanto. Il 70 per cento sono donne.

Possono partecipare tutti i giovani italiani tra i 18 e i 29 anni e da due anni anche gli stranieri, perché la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il requisito della cittadinanza italiana per essere ammessi ai bandi. La Corte ha spiegato che è “irragionevole” escludere cittadini stranieri che regolarmente risiedono in Italia da attività che riguardano i doveri connessi all’ essere cittadini. Insomma per la Corte il servizio civile è un occasione positiva di maggior integrazione e coesione sociale.

Due anni fa hanno fatto domanda 613 stranieri e 79 sono state accolte. Dura un anno, per 30 ore settimanali. Un volontario in servizio civile costa allo Stato 5400 euro all'anno, ma molte analisi hanno dimostrato che per un euro investito il beneficio viene più che triplicato in termini di servizi. In Senato, dove si sta discutendo la riforma del servizio civile, la nuova legge conferma il sogno di Matteo Renzi nella premessa al testo: “Tutti coloro che ne fanno richiesta devono poter fare il servizio civile”. Ma occorre approvarla al più presto e dotarla di quattrini, perché altrimenti l’ anno prossimo si rischia di lasciare a casa molti giovani, visto che il finanziamento previsto è la metà di quello per il 2016.

Quest’ anno anche il Giubileo ha dato una mano ad ampliare il numero delle domande accolte. Con ulteriori 5 milioni e mezzo di euro è stato finanziato il progetto “1000 giovani per il Giubileo della misericordia”, un bando che finora ha messo in pista 644 giovani per 34 progetti a Roma per accompagnare pellegrini disabili, per attività di accoglienza e orientamento in occasione delle manifestazioni religiose, per aiutare l’ individuazione di percorsi culturali nei musei e nei siti archeologici.

Le organizzazioni accreditate dove i giovani svolgono il servizio sono circa 30 mila che hanno presentato quasi nove mila progetti. Si va dalla promozione della cultura dell’ ambiente a quella della legalità, dalla collaborazione con le scuole contro la dispersione scolastica all’ accoglienza degli stranieri, dalla tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale alla cura degli anziani e all’ accompagnamento dei disabili. Per i grandi invalidi civili, ciechi per la maggior parte, sono impegnati attualmente 35 giovani, ma i progetti sono 93 con la richiesta di 914 volontari. Negli ultimi anni sono stati realizzati anche progetti di servizio civile all’ estero con 500 giovani impiegati e nei prossimi mesi partirà la sperimentazione dei “Corpi civili di pace”, una sorta di caschi bianchi per la promozione della cooperazione e la solidarietà, con attenzione particolare alla tutela dei diritti umani e all’ educazione della pace. Saranno impiegati 500 giovani.

La scorsa settimana a Venezia al vertice italo-francese è stato firmato dal sottosegretario al lavoro Luigi Bobba e dal ministro delle città e della gioventù francese Patrick Kanner un protocollo bilaterale tra Italia e Francia per lo scambio di 50 giovani in servizio civile su progetti di integrazione dei rifugiati e per la tutela dell’ ambiente e della cultura da realizzarsi attraverso la rete dei Comuni italiani e francesi già gemellati. Ma in vista c’ è anche il Servizio civile europeo finanziato dall’ Unione, di cui è stato avviato un progetto sperimentale di cui l’ Italia fa parte insieme a Francia, Lussemburgo, Regno Unito e Lituania, al quale per ora partecipano 50 giovani italiani. Resta, tra le questioni da affrontare in maniera decisa a 15 anni dalla nascita della legge, la questione della trasparenza dei bilanci e della verifica delle attività. Attualmente sono ancora troppo poche le associazioni che forniscono rendiconti precisi.

Ma un’ analisi e una verifica degli esiti è stata programmata, anche per capire quanto il servizio civile incide sull'occupazione futura dei giovani. Non si tratta infatti di un lavoro, anche se è previsto un rimborso di poco meno di 500 euro al mese, ma il servizio può trasformarsi in un lavoro e in ogni caso rappresentare una porta di ingresso al lavoro, un ambito dove arricchire le proprie competenze e sentirsi più cittadini. La nuova legge in discussione al Senato prevede misure specifiche per il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze acquisite durante il servizio civile per il loro successivo utilizzo in ambito lavorativo.

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