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Il prete di Nembro: «Noi, premiati a Venezia per aver riaperto il nostro cinema»

Abbiamo incontrato al Lido don Matteo Cella, direttore dell'oratorio di uno dei paesi simbolo della pandemia, subito dopo aver ricevuto il Premio Lizzani 2020 assegnato al miglior esercente. «Abbiamo riaperto il San Filippo Neri non appena abbiamo potuto per dare un segnale importante alla gente sulla nostra voglia di ripartire. Ma ora, dopo tanti mesi sotto i riflettori, desideriamo solo tornare alla normalità»


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Avevamo incontrato don Matteo Cella a Nembro, il comune in provincia di Bergamo simbolo con Alzano della pandemia, con le sue 188 vittime su 12 mila abitanti, subito dopo la fine del lockdown. Il suo oratorio allora era deserto, ma i suoi ragazzi non stavano con le mani in mano e andavano in giro per il paese a fare piccole commissioni per gli abitanti che ne avevano bisogno. C’ era, insomma, voglia di ripartire. Abbiamo rivisto don Matteo ieri al Lido di Venezia, subito dopo aver ritirato il  premio Carlo Lizzani 2020 consegnato al miglior esercente della stagione. Il premio è stato assegnato al cinema San Filippo Neri che lui dirige proprio come simbolo di coraggio e volontà di ripartire.

Quando avete riaperto il cinema?

«Dal 29 giugno, anche con l’ aiuto degli alpini, abbiamo programmato una stagione estiva all’ aperto. Ci tengo a sottolineare che questo premio va prima di tutto ai miei ragazzi. Sono loro il cuore pulsante di tutte le attività dell’ oratorio e quindi anche del cinema». 

Oltre a essere premiati, avete anche assegnato lo stesso premio Carlo Lizzani a un film. Com’ è andata?

«Con 12 ragazzi siamo venuti qui e abbiamo visto i film italiani in concorso. Ci siamo confrontati e alla fine abbiamo scelto Le sorelle Macaluso di Emma Dante perché, oltre a essere di qualità, è quello più in sintonia con il nostro approccio: una storia in cui emerge la capacità di affrontare le difficoltà della vita, dove ognuno rinuncia a qualcosa di sé per il bene della famiglia. In più lo abbiamo scelto anche perché affronta il tema della convivenza tra generazioni diverse che è proprio quello che cerchiamo di fare nel nostro oratorio. Non buttare via le eredità del passato: soprattutto dopo quello che abbiamo vissuto, dobbiamo impegnarci a tenere viva la memoria e gli insegnamenti di chi ci ha lasciato. Allo stesso tempo, non dobbiamo chiuderci alle novità del futuro».

Come ha risposto la gente di Nembro alla riapertura del cinema?

«C’ è stata una partecipazione superiore alle attese: ci aspettavamo al massimo 70-80 persone a ogni proiezione, invece siamo stati sempre sopra i 120. Abbiamo ripreso la programmazione dei film da dove l’ avevamo interrotta, proprio per dare un segnale preciso, sia tra i film d’ essai che tra i film per le famiglie: noi ripartiamo. Gli ultimi film che abbiamo programmato sono stati A star is born e Bohemian Rhapsody, due film musicali, molto coinvolgenti per tutti».

Non c’ è paura?

«Da noi, proprio perché siamo stati così colpiti, più che in altre parti c’ è un grande rispetto per le regole di sicurezza. I giovani sono i più bravi, secondo me. Seguono le regole, ma non hanno paura, hanno ripreso a vivere il più normalmente possibile. Quest’ estate ho organizzato tanti eventi con loro e hanno sempre partecipato con grande gioia. Sono gli adulti ad essere più intimoriti: vanno spronati a capire che le cose si possono fare in sicurezza».

Quando riaprirete la sala?

«Stiamo facendo dei lavori perché oltre al Covid abbiamo avuto la grandinata record del 2 giugno che ha fatto parecchi danni. Ma il 24 settembre saremo pronti a ripartire. Siamo stati molto al centro dell’ attenzione in questi mesi, adesso ci piacerebbe tornare alla nostra normalità». 

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Don Matteo Cella (a destra) con uno dei suoi ragazzi dell'oratorio durante la premiazione
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