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Il prefetto annulla le nozze gay, insorge Pisapia

Il prefetto cancella le trascrizioni dei "matrimoni" gay celebrati all'estero e trascritti dal primo cittadino di Milano. Che insorge contro il ministro dell'Interno, preannuncia ricorso al Tar e auspica una mozione di censura in Parlamento


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La decisione era nell’ aria da tempo anche perché la legge parla chiaro e un ministro dell’ Interno è tenuto a farla rispettare. Ma l’ annullamento da parte del prefetto di Milano delle trascrizioni delle nozze gay disposte dal sindaco Giuliano Pisapia ha scatenato polemiche e uno scontro frontale tra il primo cittadino e il ministro dell’ Interno Alfano. «Ci opporremo in tutte le sedi», ha detto Pisapia che oltre a preannunciare ricorso al Tar ha auspicato «una formale mozione di censura nei confronti del ministro».

La vicenda risale a ottobre scorso quando Pisapia decide infatti di procedere con la trascrizioni delle nozze gay celebrate all'estero. Dopo la circolare del Viminale, però, il prefetto sollecita più volte Pisapia ad annullarle. Il sindaco si rifiuta. A metà gennaio, per di più, arriva la notizia di un fascicolo aperto in Procura, poi archiviato. Settimana scorsa arriva la svolta.
Il prefetto Francesco Paolo Tronca nomina un commissario ad acta che decide la cancellazione degli atti comunali. Partono quindi le raccomandate per comunicarlo alle coppie interessate. Intanto si scatenano le reazioni politiche. E la replica del primo cittadino è decisa. «Ci opporremo in tutte le sedi contro una decisione strumentale e discriminatoria», scrive su Facebook. «La impugneremo al Tar e in ogni sede - aggiunge -. È un provvedimento che non rispetta la legge».

La circolare del ministro, già definita in passato «blasfema», viene bollata come «profondamente sbagliata sia dal punto di vista giuridico, che da quello del riconoscimento dei diritti civili». Quindi, lancia un doppio appello al Parlamento, a cui chiede, citando Neruda, il «coraggio» necessario per dare vita a una nuova legge e che lo «sdegno» si concretizzi in «una formale mozione di censura nei confronti del ministro».

Al suo fianco si schiera immediatamente, via Twitter, il leader di Sel, Nichi Vendola. Che si domanda dove sia finito quel Governo del «#cambiaverso», oltre ad appoggiare la mozione di censura «nei confronti di un ministro dell'interno medievale ed oscurantista». Il Pd milanese si limita invece a invocare al prefetto di fare marcia indietro. Dall'altra parte è il centrodestra, e in particolare Ncd, a porsi a difesa del titolare del Viminale. Per la Giunta regionale lombarda a trazione leghista l'annullamento degli atti «certifica ancora una volta che per la legge vigente esiste solo un matrimonio e una sola idea di famiglia: quella tra una donna e un uomo e possibilmente dei figli». Secondo Rocco Buttiglione, deputato del Gruppo Area Popolare (Ncd-Udc), «Alfano difende semplicemente la legalità e la sovranità italiana».  

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