Il pazzo mondo del cinema

Trattare il tema della malattia mentale attraverso il cinema non è impresa da poco. Per la complessità che comporta e per la delicatezza delle storie coinvolte.


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Trattare il tema della malattia mentale attraverso il cinema non è impresa da poco. Per la complessità che comporta e per la delicatezza delle storie coinvolte. Una serie di film, prodotti negli ultimi cinquant’ anni, ci mostra singolari sperimentazioni in questa direzione. A volte riuscite e ben gradite, a volte meno.

Si fa presto a dire “matto” e a costruirci sopra una storia, una sceneggiatura o un film. Quando il cinema affronta l’ argomento, la varietà dei registri espressivi a disposizione consente di declinare il tema secondo le più svariate pertinenze. Proponiamo qui una sintetica ricognizione su alcune pellicole che hanno affrontato i temi della follia, del disagio psichico e del cattivo funzionamento della mente, attraverso una galleria di punti di vista che può essere utile non soltanto per riflettere o per soddisfare la propria curiosità ma anche per eventuali approfondimenti a tema, attraverso cineforum o proiezioni con dibattito.

Un consistente filone cinematografico è dedicato al racconto della vita di chi si trova chiuso dentro quello che un tempo si chiamava “manicomio” e che oggi è generalmente una struttura sanitaria attrezzata per accogliere pazienti con disturbi psichici.


A - Il capofila della serie è Qualcuno volò sul nido del cuculo (Milos Forman, 1975), film reso celebre non soltanto dall’ interpretazione di Jack Nicholson ma anche dal modo in cui, per la prima volta, la società americana vedeva rappresentato un argomento fino a quel momento taciuto o nascosto. Nella pellicola, tratta da un romanzo di Ken Kesey, Nicholson interpreta Randle Patrick McMurphy, un uomo condannato per reati di violenza che spera di sottrarsi al carcere fingendosi pazzo. Trasferito in una clinica psichiatrica, pian piano smaschera il carattere repressivo e carcerario dell’ istituzione, trascinando i compagni in una “rivolta” che produce una fuga. Lo spazio di libertà dura poco, ma è l’ occasione per un racconto allegorico e metaforico che deve molto alla sceneggiatura della trasposizione teatrale.


B - Birdy – Le ali della libertà (Alan Parker, 1984) è ambientato all’ interno di un istituto sanitario per reduci del Vietnam, dove il giovane Al Columbato (Nicolas Cage), di ritorno dalla guerra che gli ha provocato varie ustioni sul corpo, cerca di far uscire l’ amico “Birdy” (Matthew Modine) dal silenzio catatonico in cui si è rinchiuso a causa degli orrori della guerra. Il ricorso a una serie di flashback permette di ricordare la loro infanzia e, soprattutto, i loro sogni di volo, che sono valsi al protagonista il soprannome (bird = uccello). Il tema dei disastri psichici provocati dalla guerra fa da sfondo alla caratterizzazione di una “pazzia” che qui è soprattutto la reazione agli orrori di una parte del mondo.


C - Il tema bellico fa da sfondo anche a Dom Durakov – La casa dei matti (Andrej Koncalovskij, 2002), ambientato in Cecenia durante il recente conflitto interno. In conseguenza dello scoppio del conflitto, in un bombardamento, medici e personale sanitario decidono di abbandonare l’ ospedale psichiatrico in cui lavorano, lasciando i degenti a sé stessi. La giovane Zhanna, una ragazza schizofrenica innamorata del cantante Bryan Adams, cerca di portare un po’ di serenità fra gli altri malati suonando la fisarmonica, strumento che consente a lei per prima di ritrovare un rifugio tranquillo nel suo mondo interiore. L’ improvvisa libertà dura poco, la struttura viene occupata prima da un gruppo di soldati ceceni e poi dall’ esercito russo, che fa irruzione sconvolgendo definitivamente il fragile equilibrio della comunità. Terminati i bombardamenti, il personale medico ritorna all’ ospedale per riprendere il lavoro, ma alcuni malati, tra cui la stessa Zhanna, non saranno più gli stessi.


D - È di produzione nostrana Il ronzio delle mosche (Dario D’ Ambrosi, Italia 2003), film che propone allo spettatore una sorta di teatro filmato della sofferenza. In un mondo futuro dominato da noia e conformismo, un’ équipe medica deve studiare il comportamento degli ultimi tre “pazzi” rimasti sulla Terra per scoprire l’ origine della loro diversità. Nonostante siano rinchiusi giorno e notte in un istituto e perennemente sorvegliati da telecamere fisse, i tre vivono un’ esistenza apparentemente normale. Tutto cambia quando si attrezzerà il laboratorio per seguire da vicino la frustrante routine dei gesti quotidiani e questo farà scoppiare la follia, fino a far impietosire una dottoressa dell’ équipe medica.

Un altro settore di produzione cinematografica assai cospicuo ci porta fuori dalle strutture sanitarie per raccontare le vite quotidiane di personaggi che sotto un’ apparenza normale rivelano forti disturbi mentali, con conseguenze che spesso si ripercuotono soprattutto in famiglia.


A - Ha più di mezzo secolo di vita Dietro lo specchio (Nicholas Ray, Usa 1956), classico melodramma ispirato a un fatto di cronaca. Il protagonista fa l’ insegnante in una cittadina di provincia e, a causa di una pesante artrite, segue una cura a base di cortisone. In questo modo può continuare a condurre una vita normale, ma l’ abuso del farmaco – custodito dietro lo specchio – ha come effetto collaterale lo sviluppo di disturbi mentali, ossessioni e stati di euforia megalomane. La moglie e il figlio ne fanno le spese.


B - È un film di culto il celebre Shining (Stanley Kubrick, Usa 1980), che alla magistrale interpretazione di Jack Nicholson deve molto del suo successo. Jack Torrance (Nicholson) è uno scrittore frustrato che accetta l’ incarico di guardiano dell’ Overlook Hotel, un albergo chiuso per la stagione invernale in una località isolata sui monti, dove si reca accompagnato dalla moglie Wendy (Shelley Duvall) e dal figlioletto Danny (Danny Lloyd). La strana atmosfera dell’ hotel, carica di passato e di suggestione, lo fa uscire di senno fino a portarlo a tentare di uccidere la sua famiglia. Tratto da un romanzo di Stephen King, il film è altamente spettacolare, denso di innovazioni tecniche e immagini memorabili, secondo lo stile del regista. Il peso della frustrazione che fa impazzire il protagonista si fonde nelle suggestioni della memoria e nel fascino del passato.


C - Anche il protagonista di Doppia personalità (Brian De Palma, Usa 1992) subisce una trasformazione che stravolge la sua vita e quella di chi gli sta intorno. Il dottor Carter Nix (John Lithgow) è uno psichiatra infantile e sua moglie Jenny (Lolita Davidovich), anche lei medico, nota in lui segni di stranezza. Carter è figlio di un famoso psichiatra svedese morto misteriosamente, forse per suicidio, e responsabile di particolari esperimenti sui bambini, cui ora Carter vorrebbe sottoporre la figlia Amy. In più il perfido Cain, suo gemello, lo spinge a uccidere una donna per rapirne il figlio. Fra esagerazioni e colpi di scena, la pellicola assume i contorni di un thriller psicologico in cui la bravura degli attori convince più della struttura narrativa.


D - Hanno conseguenze negative i disturbi mentali del protagonista di Donnie Darko (Richard Kelly, Usa 2001). Donald Darko detto Donnie (Jake Gyllenhaal) è un ragazzo in gamba, ha una famiglia che lo ama ma soffre di disturbi mentali che lo hanno portato anche a dar fuoco a una casa abbandonata. Alla psicanalista che lo aiuta a combattere la sua schizofrenia confida del suo nuovo amico immaginario, Frank, un coniglio gigante che lo ha salvato da una morte assurda, ma che in cambio gli chiede di fare cose riprovevoli e sempre più pericolose. Fra l’ altro, gli ha rivelato che di lì a 24 giorni arriverà la fine del mondo. A differenza di altri teen movie, questo film parla di un aspetto dell’ adolescenza che non ha a che fare con il primo amore, né con gli inevitabili conflitti con gli adulti tipici dell’ età. Qui si parla di morte e dell’ effetto che la consapevolezza della fine ha su ogni persona. Il disturbo mentale è una reazione a questa paura.

Lo spessore drammatico sovrasta la suspense in alcune pellicole in cui la vita dei protagonisti si divide fra il mondo reale e quello parallelo creato dai loro disturbi psichici. L’ altrove diventa un rifugio che occupa uno spazio sempre maggiore, fino ad annullare la percezione della realtà.

A - Il titolo del film La leggenda del Re Pescatore (Terry Gilliam, Usa 1991) è riferito alle storie del ciclo arturiano da cui il film, ispirato al romanzo di Anthony Powell, trae molti altri elementi. Parry (Robin Williams) è un ex professore di storia divenuto un barbone che va in cerca del Santo Graal, dopo lo shock subito per la violenta uccisione della giovane moglie sotto i suoi occhi. Il destino vorrà che incroci la sua vita con quella di Jack Lucas, un dj caduto in disgrazia per aver involontariamente incitato a fare una strage uno psicopatico, lo stesso che aveva ucciso la compagna di Parry. Le due esistenze si incrociano in maniera tanto casuale quanto spietata e la loro storia non può che fondersi per il bene di entrambi. La pazzia di Parry riconduce una forma di schizofrenia con deliri e allucinazioni al fiabesco mondo medievale e romantico, caratteristico di tutto il film.

B - I punti di forza di Train de vie (Radu Mihaileanu, Francia-Belgio-Romania- Israele-Paesi Bassi, 1998) sono la struttura particolare del racconto e la soggettività della narrazione. Il film comincia con l’ apparizione di Shlomo, “il pazzo del villaggio”, che inizia un racconto. La storia si sviluppa quasi integralmente come un flashback ambientato in un villaggio ebraico dell’ Europa dell’ Est nel 1941. La rottura dell’ equilibrio si ha quando Shlomo avvisa i suoi compaesani che nei villaggi vicini gli ebrei stanno venendo deportati dai militari nazisti. Grazie a una sua idea, il consiglio degli anziani organizza un finto treno di deportazione che accompagni tutto il Paese in Palestina passando per l’ Unione Sovietica. Sulla via il gruppo incontra non poche difficoltà, ma lo squinternato treno riesce a raggiungere il confine sovietico, trovando la tanto sognata “salvezza”. Alla fine della storia, Shlomo aggiunge: «Questa storia è vera... o quasi», e un allargamento di inquadratura lo mostra sorridente dietro al filo spinato di un campo di concentramento. Il surreale racconto e la “pazzia” del narratore sono pretesti per raccontare il dramma dell’ Olocausto.

C - A Beautiful Mind (Ron Howard, Gran Bretagna, 2001) vede Russell Crowe nei panni del matematico John Forbes Nash. Ispirata alla vita dello scienziato, premio Nobel nel 1994, la vicenda ha inizio all’ Università di Princeton nel 1947, quando Nash si distingue come studente introverso ma brillante. Una serata in un locale e una sfida in relazione a una ragazza bionda (che lo vede soccombere) gli danno l’ idea per un saggio sui principi matematici di competizione che annullerà tutti gli studi precedenti. Accolto con tutti gli onori al prestigioso Massachusetts Institute of Technology, il protagonista si vede anche offrire il delicato incarico di decodificatore di codici segreti nel periodo della Guerra Fredda tra Usa e Urss. Sposato con una bella e intelligente studentessa, Alicia, il protagonista cade progressivamente in uno stato ossessivo che verrà diagnosticato come schizofrenia paranoide. La figura dello scienziato pazzo è un classico della narrativa, ma di solito è declinata in chiave horror o fantascientifica. L’ umanità che qui Crowe riesce a trasmettere al suo personaggio dà una caratterizzazione umana di tutt’ altro spessore.

Un’ ultima sezione di questa rubrica è dedicata ai film in cui i disturbi mentali hanno esiti criminali o sanguinari, all’ insegna di una verosimiglianza spesso fragile ma efficace nel sollecitare l’ emotività del pubblico.


A - Il posto d’ onore spetta a Psycho (Alfred Hitchkock, Usa 1960), celeberrimo film che ha reso il protagonista il più famoso “pazzo” della storia del cinema. Una bella impiegata (Janet Leigh) ruba quarantamila dollari e fugge, cambia l’ auto e si trova nel mezzo di un temporale, decidendo di pernottare in un motel che non ospita nessun altro cliente. Il proprietario è Norman Bates (Anthony Perkins), un ragazzo che manifesta qualche stranezza, come quella di impagliare uccelli. Prima di dormire la donna decide di fare una doccia. Sotto l’ acqua viene aggredita e uccisa da un’ altra donna la cui sagoma si intravede appena. La mattina successiva Norman scopre il corpo, fa pulizia, mette il cadavere nel bagagliaio e fa sparire la macchina nelle sabbie mobili. Sa che l’ assassina è sua madre, patologicamente gelosa di lui. Un investigatore privato, con l’ aiuto del fidanzato della donna uccisa, riesce a dipanare la matassa, anche se ci rimette la vita. Norman e sua madre sono la stessa persona: il ragazzo è pazzo, dopo aver ucciso la madre per gelosia ne custodiva il corpo in soffitta e si immedesimava in lei non sopportando il rimorso del proprio delitto.


B - Disagio mentale e follia omicida trovano spazio in Il silenzio degli innocenti (Jonathan Demme, Usa 1991). Un serial killer soprannominato “Buffalo Bill” (Ted Levine) semina morti a ripetizione. Jack Crawford (Scott Glenn), agente dell’ FBI, pensa che per poterlo prendere sia necessario ricorrere alla consulenza “particolare” di Hannibal Lecter (Anthony Hopkins), un serial killer cannibale rinchiuso in un manicomio criminale e affida il caso alla giovane agente Clarice Starling (Jodie Foster). Tra lei e l’ uomo si sviluppa una strana relazione cui non è estranea una complessa ammirazione reciproca. Il cannibale mostra subito di avere sensazionali capacità mentali, di gran lunga superiori a quelle normali, e Clarice scopre che la sincerità è la chiave per discutere con lui. Quando intuisce la connessione tra una delle vittime e il suo assassino, riesce a scovare e a catturare “Buffalo Bill”.


C - Chiudiamo questa breve rassegna citando Nascosto nel buio (John Polson, Usa 2005), pellicola in cui Roberto De Niro interpreta David, un padre psicologo a cui muore la moglie (Amy Irving). La figlioletta Emily (Dakota Fanning) passa il tempo a dialogare con “Charlie”, personaggio immaginario forse frutto della sua incipiente schizofrenia. Altre morti, strani fenomeni ed episodi inquietanti mettono in pericolo la piccola. Alla fine sarà il padre a rivelarsi schizofrenico e paranoico, mentre una psicologa provvederà a salvare la bambina. Il film si chiude con una tranquilla scena domestica, ma nel disegno che ha appena completato la bambina si ritrae con due facce, una delle quali è piuttosto inquietante.

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