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Il Papa: una Messa bella, ma che non porta a Gesù, è sterile

«Una celebrazione può risultare anche impeccabile dal punto di vista esteriore, bellissima», ma senza quella «coerenza tra liturgia e vita» rischia di essere sterile, ha detto papa Francesco all'udienza generale invitando a «non essere indifferenti» a quanti, a Roma e non solo, soffrono per «la pioggia e i disagi sociali»


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«Come viviamo noi l’ Eucaristia? Come viviamo la Messa, quando andiamo la domenica? È solo un momento di festa? È una tradizione consolidata che si fa? È un’ occasione per ritrovarsi o per sentirsi a posto, oppure è qualcosa di più?». Parte da queste domande papa Francesco nell’ udienza generale in Piazza San Pietro, davanti a circa 12mila fedeli, per proseguire la sua catechesi sull’ Eucaristia, la quale, ha spiegato, «ci introduce nella comunione reale con Gesù e il suo mistero» e magari può essere anche «bellissima» dal punto di vista esteriore ma diventa sterile se non conduce all'incontro con Cristo e a farsi carico delle sofferenze dei fratelli più bisognosi.

«Ora», ha esortato il Papa, «possiamo porci alcune domande in merito al rapporto tra l’ Eucaristia che celebriamo e la nostra vita, come Chiesa e come singoli cristiani: Ci sono dei segnali molto concreti – ha osservato - per capire come viviamo tutto questo. Come viviamo l’ Eucaristia. Segnali che ci dicono se noi viviamo bene l’ Eucaristia o non la viviamo tanto bene… Il primo indizio è il nostro modo di guardare e considerare gli altri. Nell’ Eucaristia Cristo attua sempre nuovamente il dono di sé che ci ha fatto sulla Croce. Tutta la sua vita è un atto di totale condivisione di sé per amore; perciò Egli amava stare con i discepoli e con le persone che aveva modo di conoscere. Questo significava per Lui condividere i loro desideri, i loro problemi, quello che agitava la loro anima e la loro vita. Ora noi, quando partecipiamo alla Santa Messa, ci ritroviamo con uomini e donne di ogni genere: giovani, anziani, bambini; poveri e benestanti; originari del posto e forestieri; accompagnati dai familiari e soli… Ma l’ Eucaristia che celebro, mi porta a sentirli tutti, davvero come fratelli e sorelle? Fa crescere in me la capacità di gioire con chi gioisce e di piangere con chi piange? Mi spinge ad andare verso i poveri, i malati, gli emarginati? Mi aiuta a riconoscere in loro il volto di Gesù?».

Poi ha aggiunto a braccio: «Tutti noi andiamo a Messa, perché amiamo Gesù e vogliamo condividere la sua Passione e la sua Resurrezione nell’ Eucaristia. Ma amiamo come Gesù vuole che amiamo quei fratelli e sorelle più bisognosi? Per esempio a Roma, in questi giorni, abbiamo visto tanti disagi sociali o per la pioggia che ha fatto tanto male a quartieri interi o per la mancanza di lavoro per questa crisi sociale di tutto il mondo… Mi domando, tutti noi domandiamoci: io che vado a Messa come vivo questo? Mi preoccupo di aiutare, di avvicinarmi, di pregare per loro, che hanno questo problema? O sono un po’ indifferente? O forse mi preoccupo di chiacchierare: “Hai visto come era vestita quella o come è vestito quello?” Alle volte si fa questo dopo la Messa o no? Si fa! E quello non si deve fare! Dobbiamo preoccuparci per i nostri fratelli e sorelle che hanno un bisogno, una malattia, un problema. Pensiamo - ci farà bene oggi! – a questi fratelli e sorelle che hanno oggi problemi qui a Roma, problemi per la pioggia, per questa tragedia della pioggia, e problemi sociali del lavoro e chiediamo a Gesù, a questo Gesù che noi riceviamo nell’ Eucaristia, che ci aiuti ad aiutarli».

Inoltre, il Papa ha affermato che la Messa non è per i giusti ma per i peccatori, cioè tutti, i quali hanno sempre bisogno della misericordia di Dio: «A volte qualcuno chiede: “Perché si dovrebbe andare in chiesa, visto che chi partecipa abitualmente alla Santa Messa è peccatore come gli altri?”. Quante volte abbiamo sentito questo. In realtà, chi celebra l’ Eucaristia non lo fa perché si ritiene o vuole apparire migliore degli altri, ma proprio perché si riconosce sempre bisognoso di essere accolto e rigenerato dalla misericordia di Dio, fatta carne in Gesù Cristo».

E, parlando ancora a braccio ha aggiunto: «Se ognuno di noi non si sente bisognoso della misericordia di Dio, non si sente peccatore, ma meglio che non vada a Messa! Perché noi andiamo a Messa perché siamo peccatori e vogliamo ricevere il perdono di Gesù, partecipare alla sua redenzione, al suo perdono. Quel “Confesso” che diciamo all’ inizio non è un “pro forma”, è un vero atto di penitenza! Io sono peccatore e confesso! Così inizia la Messa. Non dobbiamo mai dimenticare che l’ Ultima Cena di Gesù ha avuto luogo “nella notte in cui veniva tradito” (1 Cor 11,23). In quel pane e quel vino che offriamo e attorno ai quali ci raduniamo si rinnova ogni volta il dono del corpo e del sangue di Cristo per la remissione dei nostri peccati. Dobbiamo andare a Messa umilmente, come peccatori e il Signore ci riconcilia». 

«Un ultimo indizio prezioso», ha detto, «ci viene offerto dal rapporto tra la celebrazione eucaristica e la vita delle nostre comunità cristiane. Bisogna sempre tenere presente che l’ Eucaristia non è qualcosa che facciamo noi; non è una nostra commemorazione di quello che Gesù ha detto e fatto. No. È proprio un’ azione di Cristo! È Cristo che li attua, che è sull’ altare! E Cristo è il Signore. È un dono di Cristo, il quale si rende presente e ci raccoglie attorno a sé, per nutrirci della sua Parola e della sua vita. Questo significa che la missione e l’ identità stessa della Chiesa sgorgano da lì, dall’ Eucaristia, e lì sempre prendono forma. Una celebrazione può risultare anche impeccabile dal punto di vista esteriore, bellissima, ma se non ci conduce all’ incontro con Gesù, rischia di non portare alcun nutrimento al nostro cuore e alla nostra vita. Attraverso l’ Eucaristia, invece, Cristo vuole entrare nella nostra esistenza e permearla della sua grazia, così che in ogni comunità cristiana ci sia coerenza tra liturgia e vita: questa coerenza tra liturgia e vita».

Al termine dell’ udienza, il Papa ha salutato i fedeli della Repubblica Ceca e i vescovi della Conferenza Episcopale Ceca in visita “ad limina” e poi ha rivolto un pensiero ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli: «Venerdì prossimo», ha detto,  «celebreremo la festa dei Santi Cirillo e Metodio, evangelizzatori dei popoli slavi e patroni d’ Europa. La loro testimonianza aiuti voi, cari giovani, a diventare in ogni ambiente discepoli missionari; incoraggi voi, cari ammalati, ad offrire le vostre sofferenze per la conversione dei peccatori; sia di esempio per voi, cari sposi novelli, a fare del Vangelo la regola fondamentale della vostra vita familiare».  

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