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«Dedichiamo un’ Ave Maria del Rosario di maggio per la pace in Myanmar»

Francesco al Regina Caeli: «Chiediamo alla nostra Madre del Cielo di parlare al cuore di tutti i responsabili del Myanmar, perché trovino il coraggio di percorrere la strada dell’ incontro, della riconciliazione e della pace». E ricorda: «Non possiamo essere buoni cristiani se non rimaniamo in Gesù, con Lui possiamo tutto»


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«Oggi il Signore ci vuole dire che prima dell’ osservanza dei suoi comandamenti, prima delle beatitudini, prima delle opere di misericordia, è necessario essere uniti a Lui, rimanere in Lui. Non possiamo essere buoni cristiani se non rimaniamo in Gesù. E invece con Lui possiamo tutto».

Papa Francesco recita il Regina Caeli della quinta Domenica di Pasqua affacciandosi dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico e commenta il Vangelo odierno nel quale il Signore, afferma Bergoglio, «si presenta come la vera vite e parla di noi come i tralci che non possono vivere senza rimanere uniti a Lui. Dice così: “Io sono la vite, voi i tralci”. Non c’ è vite senza tralci, e viceversa. I tralci non sono autosufficienti, ma dipendono totalmente dalla vite, che è la sorgente della loro esistenza». Poi ricorda, ancora una volta, le sofferenze del popolo birmano, vittima di una feroce repressione e ricorda, nel contesto della maratona di preghiera del mese di maggio, «un’ iniziativa», spiega il Papa, «che mi sta molto a cuore: quella della Chiesa birmana, che invita a pregare per la pace riservando per il Myanmar un’ Ave Maria del Rosario quotidiano. Ognuno di noi si rivolge alla mamma quando è nel bisogno o in difficoltà. Noi, in questo mese, chiediamo alla nostra Madre del Cielo di parlare al cuore di tutti i responsabili del Myanmar, perché trovino il coraggio di percorrere la strada dell’ incontro, della riconciliazione e della pace».

Il Papa si sofferma sul verbo “rimanere” che Gesù ripete sette volte nel brano evangelico odierno: «Prima di lasciare questo mondo e andare al Padre, Gesù vuole rassicurare i suoi discepoli che possono continuare ad essere uniti a Lui. Dice: “Rimanete in me e io in voi”. Questo rimanere», spiega Francesco, «non è un rimanere passivo, un “addormentarsi” nel Signore, lasciandosi cullare dalla vita. No, non è questo. Il rimanere in Lui, il rimanere in Gesù che Lui ci propone è un rimanere attivo, e anche reciproco. Perché? Perché i tralci senza la vite non possono fare nulla, hanno bisogno della linfa per crescere e per dare frutto; ma anche la vite ha bisogno dei tralci, perché i frutti non spuntano sul tronco dell’ albero. È un bisogno reciproco, è un rimanere reciproco per dare frutto. Noi rimaniamo in Gesù e Gesù rimane in noi». Ma anche Gesù, nota il Papa, «come la vite con i tralci, ha bisogno di noi. Forse ci sembra audace dire questo, e allora domandiamoci: in che senso Gesù ha bisogno di noi? Egli ha bisogno della nostra testimonianza. Il frutto che, come tralci, dobbiamo dare è la testimonianza della nostra vita cristiana. Dopo che Gesù è salito al Padre, è compito dei discepoli – è compito nostro – continuare ad annunciare il Vangelo, con la parola e con le opere», avverte Bergoglio, «e i discepoli – noi, discepoli di Gesù – lo fanno testimoniando il suo amore: il frutto da portare è l’ amore. Attaccati a Cristo, riceviamo i doni dello Spirito Santo, e così possiamo fare del bene al prossimo, fare del bene alla società, alla Chiesa. Dai frutti si riconosce l’ albero. Una vita veramente cristiana dà testimonianza a Cristo».

E come possiamo riuscirci, chiede il Papa. «Gesù», prosegue, «ci dice: “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto”. Anche questo è audace: la sicurezza che quello che noi chiediamo ci sarà dato. La fecondità della nostra vita dipende dalla preghiera. Possiamo chiedere di pensare come Lui, agire come Lui, vedere il mondo e le cose con gli occhi di Gesù. E così amare i nostri fratelli e sorelle, a cominciare dai più poveri e sofferenti, come ha fatto Lui, e amarli con il suo cuore e portare nel mondo frutti di bontà, frutti di carità, frutti di pace». E conclude: «Affidiamoci all’ intercessione della Vergine Maria. Lei è rimasta sempre pienamente unita a Gesù e ha portato molto frutto. Ci aiuti lei a rimanere in Cristo, nel suo amore, nella sua parola, per testimoniare nel mondo il Signore Risorto».

Dopo la preghiera mariana, Francesco ricorda che «venerdì scorso, a Caracas, Venezuela, è stato beatificato José Gregorio Hernández Cisneros, fedele laico. Era un medico, ricco di scienza e di fede. Ha saputo riconoscere nei malati il volto di Cristo e, come buon samaritano, li ha soccorsi con carità evangelica. Il suo esempio ci aiuti ad avere cura di quanti soffrono nel corpo e nello spirito». E invita i fedeli presenti in piazza San Pietro a fare «Un applauso al nuovo Beato».

Francesco invia i suoi «migliori auguri ai nostri fratelli e sorelle delle Chiese Ortodosse e delle Chiese Cattoliche Orientali e Latine che oggi, secondo il calendario giuliano, celebrano la Solennità di Pasqua. Il Signore risorto li ricolmi di luce e di pace, e conforti le comunità che vivono in situazioni particolarmente difficili. Buona Pasqua a loro!». Ricorda inoltre che «siamo entrati nel mese di maggio, in cui la pietà popolare esprime in tanti modi la devozione alla Vergine Maria. Quest’ anno esso sarà caratterizzato da una “maratona” di preghiera attraverso importanti Santuari mariani per implorare la fine della pandemia. Ieri sera c’ è stata la prima tappa, nella Basilica di San Pietro» presieduta dallo stesso Pontefice.

Il pensiero del Papa va anche alla comunità ebraica dopo l’ incidente al raduno religioso in Galilea: «Con tristezza esprimo la mia vicinanza alla popolazione di Israele per l’ incidente avvenuto venerdì scorso sul monte Meron, che ha provocato la morte di quarantacinque persone e numerosi feriti. Assicuro il mio ricordo nella preghiera per le vittime di questa tragedia e per i loro familiari». «Il mio pensiero», aggiunge, «oggi va anche all’ Associazione Meter, che incoraggio a continuare nell’ impegno in favore dei bambini vittime della violenza e dello sfruttamento». Infine il saluto a «tutti voi qui presenti, cari romani e pellegrini di vari Paesi. Saluto in particolare gli aderenti al Movimento Politico per l’ Unità, fondato da Chiara Lubich 25 anni fa. Auguri e buon lavoro al servizio di una buona politica».

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