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Il Papa a Israele: "I due Stati diventino realtà"

Atterrato a Tel Aviv il Papa ribadisce alle autorità israeliane il diritto del popolo palestinese a una patria sovrana e quello di Israele a vivere in sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti


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Il discorso del Papa alle autorità israeliane sembra quasi una risposta a quanto ha visto e ascoltato nelle ore di visita a Betlemme. «Sia riconosciuto che il popolo palestinese ha il diritto a una patria sovrana, a vivere con dignità e a viaggiare liberamente. La soluzione di due Stati diventi realtà e non rimanga un sogno», dice il Papa al presidente israeliano Shimon Peres e al primo ministro Benjamin Netanyahu nella cerimonia di benvenuto a Tel Aviv.

L’ ultimo incontro con i bambini dei tre campi profughi di Dheisheh, Aida e Beit Jibri, era stato una sintesi dei problemi politici di questa terra. «Non abbiamo mai visto il mare», «musulmani e cristiani vivono sotto l’ occupazione», «noi chiediamo libertà di culto», recitavano i cartelli che i bambini mostravano al Papa. «Ho capito quelli in inglese e in italiano, quelli in arabo me li ha tradotti il padre qui vicino», ha assicurato il Papa ai bambini. Poi il lungo discorso di un ragazzo musulmano che ha citato «il nostro Gesù che è principe della pace» prima di spiegare a Francesco che da «66 anni i nostri genitori subiscono l’ occupazione. Vogliamo dire al mondo basta con le sofferenze e le umiliazioni».

Il Papa li ha incoraggiati a «non lasciare che il passato determini il vostro futuro. Guardate sempre adelante, lavorate e lottate per raggiungere le cose che desiderate. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace. Con la pace, con il lavoro, con la dignità di preparare una patria». E, appena atterrato a Tel Aviv, dagli elicotteri giordani che già lo avevano accompagnato da Amman a Betlemme, il Papa ha voluto ribadire che è urgente costruire la pace e dare risposte ai bisogni e ai diritti dei popoli.

«Auspico che questa Terra benedetta sia un luogo in cui non vi sia alcuno spazio per chi, strumentalizzando ed esasperando il valore della propria appartenenza religiosa,
diventa intollerante e violento verso quella altrui». Gerusalemme «significa “città della pace”. Così la vuole Dio e così desiderano che sia tutti gli uomini di buona volontà. Ma purtroppo questa città è ancora tormentata dalle conseguenze di lunghi conflitti. Tutti noi sappiamo quanto sia urgente la necessità della pace, non solo per Israele, ma anche per tutta la regione. Si moltiplichino perciò gli sforzi e le energie allo scopo di giungere ad una composizione giusta e duratura dei conflitti che hanno causato tante sofferenze. In unione con tutti gli uomini di buona volontà, supplico quanti sono investiti di responsabilità a non lasciare nulla di intentato per la ricerca di soluzioni eque alle complesse difficoltà, così che Israeliani e Palestinesi possano vivere in pace».

E citando Benedetto XVI il Papa ha insistito sullo stesso concetto già espresso a Betlemme nel discorso al presidente palestinese: «Sia universalmente riconosciuto che lo Stato d’ Israele ha il diritto di esistere e di godere pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti. Sia ugualmente riconosciuto che il Popolo palestinese ha il diritto ad una patria sovrana, a vivere con dignità e a viaggiare liberamente. La “soluzione di due Stati” diventi realtà e non rimanga un sogno».

Anche da Tel Aviv il Papa ha voluto ricordare i cristiani della Galilea che non ha potuto visitare in questo viaggio: «Sappiate che siete sempre presenti nelle mie preghiere», ha detto Francesco. «La brevità del viaggio limita inevitabilmente le possibilità di incontro. Vorrei da qui salutare tutti i cittadini israeliani ed esprimere loro la mia vicinanza, in particolare a chi vive a Nazareth e in Galilea, dove sono presenti anche tante comunità cristiane. Ai Vescovi e ai fedeli cristiani rivolgo il mio saluto fraterno e cordiale. Li incoraggio a proseguire con fiducia e speranza la loro serena testimonianza a favore della riconciliazione e del perdono, seguendo l’ insegnamento e l’ esempio del Signore Gesù, che ha dato la vita per la pace tra l’ uomo e Dio, tra fratello e fratello. Siate fermento di riconciliazione, portatori di speranza, testimoni di carità».

E infine il ricordo della Shoah che «rimane come simbolo di dove può arrivare la malvagità dell’ uomo
quando, fomentata da false ideologie, dimentica la dignità fondamentale di ogni persona, la quale merita rispetto assoluto qualunque sia il popolo a cui appartiene e la religione che professa. Prego Dio che non accada mai più un tale crimine, di cui sono state vittime in primo luogo ebrei e poi anche tanti cristiani e altri». Proprio in ricordo di quelle vittime occorre promuovere una educazione all’ inclusione e all’ incontro per bandire «per ogni espressione di ostilità, discriminazione o intolleranza verso persone e popoli».

Il Papa ha anche ricordato «con cuore profondamente addolorato l'efferato attentato di Bruxelles, criminoso atto di odio antisemita e  per il quale esprimo viva deplorazione. Affido a Dio misericordioso le vittime e invoco guarigione per i feriti».

Prima di proseguire per Gerusalemme, questa volta portato in volo dagli elicotteri israeliani, il Papa ha formalmente rinnovato l'invito al presidente Peres e al presidente Abu Mazen per un incontro di preghiera in Vaticano.

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Papa Francesco presso il muro che divide Israele dai territori palestinesi (Reuters).
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