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Il Papa a Cassano: «Mai più vittime della 'ndrangheta»

Sono gli "ultimi" i protagonisti della visita pastorale di Francesco a Cassano allo Ionio. Prima la visita ai detenuti nel carcere di Castrovillari, poi ai malati dell'Hospice San Giuseppe Moscati. Infine, l'incontro con i sacerdoti: «Mettetevi davanti a Gesù», ha detto, «lui ci fa capire se siete diventati "impiegati" o buoni operai»


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Non è un caso che il Papa abbia voluto cominciare la sua visita pastorale in Calabria, a Cassano allo Ionio, nella diocesi del segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, dal carcere di Castrovillari.
«Il mio primo gesto della mia visita pastorale è l'incontro con voi. In questo modo vorrei esprimere la vicinanza del Papa e della Chiesa a ogni uomo e a ogni donna che si trova in carcere in ogni parte del mondo», ha detto ai 138 detenuti maschi e alle circa 30 donne presenti nell'istituto penitenziario. Tra di loro anche il papà e lo zio del piccolo Cocò Campolongo, il bimbo di 3 anni prima assassinato e poi bruciato nella macchina insieme al nonno e alla compagna di quest'ultimo nel gennaio scorso, e il rumeno che ha ucciso padre Lazzaro Longobardi.

Atteso fin dall'alba, papa Francesco si è soffermato con i familiari degli operatori penitenziari sistemati lungo il corridoio di cento metri che precedeva l'ingresso dell'istituto. Un sorso di mate, preparato da Anna Straticò, il saluto a un gruppo di disabili e poi l'ingresso nel carcere intitolato a Rosetta Sisca. «Grazie di questo momento che ci dedicate. Oggi per noi si avverano le parole di Gesù che è andato in cerca della pecorella smarrita. Grazie di aver lasciato i lasciato i tanti impegni per venire da noi», gli ha detto uno dei detenuti a nome di tutti nel discorso di saluto.
Il Papa aveva stretto la mano a tutti, uno per uno. «Sappiamo che Dio fa festa per noi. Non dimenticheremo mai questo momento», gli hanno detto i detenuti. E il Papa ha insistito sul perdono e l'accompagnamento: «Dio mai condanna», ha detto papa Francesco, «ma perdona e accompagna. Noi siamo fragili e dobbiamo tornare alla confessione. Quando andiamo a confessare, quando Dio ci perdona, ci accompagna e ci aiuta nella strada. Dio mai perdona soltanto, ma perdona e accompagna». Ed esprimendo la sua vicinanza alla mamma del piccolo Cocò, ha detto: «Mai più vittime della 'ndrangheta». Al termine della visita, che il Papa ha voluto ristretta ai detenuti e agli operatori carcerari, il Papa si è spostato a Cassano, salutato dalla folla ai bordi della strada.

La visita privata, durata poco meno di mezz'ora, all'Hospice San Giuseppe Moscati per malati terminali, altro appuntamento che il Papa ha fortemente voluto, e poi il lungo incontro in cattedrale con i sacerdoti. «Condivido con voi la gioia di essere preti. Quando noi preti stiamo davanti al tabernacolo, e ci fermiamo un momento lì, in silenzio, allora sentiamo lo sguardo di Gesù nuovamente su di noi, e questo sguardo ci rinnova, ci rianima...». Il Papa non ha nascosto anche le difficoltà: «Certo, a volte non è facile rimanere davanti al Signore; non è facile perché siamo presi da tante cose, da tante persone...; ma a volte non è facile perché sentiamo un certo disagio, lo sguardo di Gesù ci inquieta un po', ci mette anche in crisi...». E ha spronato i presenti a mettersi davanti a Gesù perché lui «ci fa vedere se stiamo lavorando come buoni operai oppure, forse, siamo diventati un po' degli "impiegati", se siamo dei canali aperti, generosi attraverso cui scorre abbondantemente il suo amore, la sua grazia, o se invece mettiamo al centro noi stessi e così, al posto di essere dei canali, diventiamo schermi che non aiutano l'incontro con il Signore, con la luce e la forza del Vangelo».

La mattinata della visita di papa Francesco termina con il pranzo in seminario con una quarantina di ospiti della Caritas e i ragazzi della comunità per tossicodipendenti Saman. Nel pomeriggio, sulla piana di Sibari, la Messa solenne alla quale si prevede un bagno di folla per il Pontefice con migliaia di fedeli.

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