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Discriminazione tra i banchi, il panino della discordia

Scrive una nostra abbonata: «Adesso anche la mensa non va bene e vogliono mandare i figli a scuola col pranzo fatto da casa». Dietro la richiesta di sempre più genitori di inviare i figli a scuola con il pranzo da casa non ci sono solo motivi economici, etici o salutisti. Comunque vada questa vicenda l'importante è che non ci vadano di mezzo i bambini».


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Gentile prof Spotorno sono una nonna di quattro nipoti e ti scrivo per chiederti: cosa succede ai genitori di oggi. Hanno sempre da ridire sulla scuola e non solo. Adesso anche la mensa non va bene e vogliono mandare i figli a scuola col pranzo fatto da casa. Col risultato che come sempre ci rimettono i bambini. Nella scuola di Milano dove è successo il dirigente ha fatto mangiare i bambini soli in classe… Poveri piccoli. Che insensibile il dirigente ma anche i genitori che rompiscatole! Cosa ci sarà mai che non va nelle mense scolastiche
Nonna Luisa

Cara Luisa, nella vittoria, che qualcuno si è spinto a definire fondamentale, del panino portato da casa sulla mensa scolastica, abbiamo perso tutti. E’ amaro constatarlo, ma le 58 famiglie che si sono rivolte al tribunale di Torino rivendicando il diritto a poter portare il panino da casa, o l’ antico cestino come si faceva una volta, hanno dato un’ altra piccola picconata al nostro già fragile sistema di welfare, aprendo di fatto una strada pericolosa.

Se è vero che le mense scolastiche, come sostenuto dai genitori ricorrenti, in alcune regioni sono divenute davvero troppo care, la battaglia da combattere forse era un’ altra e da affrontare tutti insieme chiedendo a gran voce una mensa veramente per tutti. Leggendo le motivazioni della sentenza era inevitabile addivenire alla decisione presa dai giudici. Temo però che dietro quei ricorsi non ci siano soltanto genitori in difficoltà economiche, ma anche genitori, un po’ rompiscatole come tu scrivi, che ritengono la refezione scolastica non sempre all’ altezza delle loro aspettative: non biologica, non etica, non vegetariana e chi più ne ha più ne metta.

Così facendo si ledono ancora una volta i diritti dei più deboli e disagiati. Di questo passo se saranno sempre di meno coloro che decideranno di consumare i pasti a scuola le rette diverranno più alte, con il risultato che alla lunga questo importante servizio potrebbe venire meno, tenuto conto che la refezione scolastica è sì un servizio pubblico, ma a domanda individuale. Fatta questa premessa è del tutto evidente che i bambini che arriveranno a scuola con il loro panierino, non dovranno essere discriminati né tanto meno isolati nella loro classe. Il Dirigente che tu citi credo sia stato troppo zelante e attento al dettato della legge che fornisce indicazioni precise sul consumo del cibo portato da casa in ambiente scolastico. Ora i dirigenti non solo dovranno ottemperare alla sentenza ma anche trovare spazi idonei affinché il pranzo resti un momento importante e sereno nella lunga giornata scolastica di questi bambini

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