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Scola: «Non dimentichiamoci di Dio»

Il nuovo libro del cardinale arcivescovo di Milano. Lo Stato aconfessionale non deve soffocare fedi, culture e paradigmi di vita. Ovvero la libertà religiosa correttamente intesa.


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Il punto di partenza è l’ Editto di Milano, promulgato dall’ imperatore Costantino nel 313. L’ approdo finale è il rapporto tra Stato e libertà religiosa, oggi. Nel suo ultimo libro Non dimentichiamoci di Dio. Libertà di fedi, di culture e politica (Rizzoli, 128 pagine,15 euro), l’ arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, indaga diciassette secoli in cui si sono intrecciati ideali e interessi, confronti e conflitti.

Grazie all’ Editto di Milano cessano le persecuzioni dei cristiani. «Emergono per la prima volta le due dimensioni che oggi chiamiamo “libertà religiosa” e “laicità dello Stato”», osserva Scola, il quale – citando Gabrio Lombardi, esperto di diritto romano – precisa:«Ha un significato epocale perché segna l’ initium libertatis dell’ uomo moderno». Non si può tuttavia negare che sia stato una sorta di “inizio mancato”, continua l’ arcivescovo di Milano. «Gli avvenimenti che seguirono, infatti,aprirono una storia lunga e travagliata. Nel rapporto tra Stato e Chiesa insorsero presto due tentazioni reciproche: per lo Stato quella di usare la Chiesa come instrumentum regni e per la Chiesa quella di utilizzare lo Stato come instrumentum salvationis».

La comunità dei credenti muta nel tempo posizioni e linguaggio fino al concilio Vaticano II e al magistero di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. In particolare, il cardinale Scola ricorda la Dignitatis humanae,la dichiarazione conciliare promulgata da Paolo VI il 7 dicembre 1965, «la cui straordinaria qualità consiste nell’ aver trasferito il tema della libertà religiosa dalla nozione di verità a quella dei diritti della persona umana. Se l’ errore non ha diritti, una persona ha dei diritti anche quando sbaglia».

L’ arcivescovo di Milano chiude parlando del valore irrinunciabile della aconfessionalità dello Stato, che non va interpretata come“distacco”, come una neutralizzazione delle fedi e delle culture che si esprimono nella società civile, ma come un valore attivo, capace di aprire spazi in cui ciascun soggetto, personale e sociale, possa portare il proprio contributo all’ edificazione del bene comune.



Il libro è stato presentato martedì 16 aprile presso l’ Auditorium di Milano, in largo Mahler. Ne hanno discusso Francesco D’ Agostino (giurista ed editorialista di Avvenire), Giuliano Ferrara (direttore de Il Foglio), Ferruccio de Bortoli (direttore del Corriere della sera) ed Ezio Mauro (direttore di Repubblica). Ha moderato l’ incontro Massimo Bernardini, conduttore di Tv Talk su Rai3. E' stata un’ occasione di riflessione sull’ articolato tema della libertà religiosa che il cardinale Angelo Scola aveva in realtà già introdotto mesi fa, il 6 dicembre 2012, in occasione del Discorso alla Città per la Festa di Sant’ Ambrogio. L’ incontro è stato organizzato dall'arcidiocesi di Milano in collaborazione con la Fondazione Cariplo, il Centro San Fedele e il Centro Culturale di Milano.

Alberto Chiara


Il libro dell'Arcivescovo su Sanpaolostore.it



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Esaminando nel suo libro, Non dimentichiamoci di Dio, il fenomeno dell'intolleranza contro le religioni, il cardinale Angelo Scola affronta anche un tema che raramente trova riscontro nei grandi (o presunti grandi) dibattiti culturali: quello degli ostacoli concreti alla libertà religiosa generati dalla "latente diffidenza verso il fenomeno religioso" o dalla "inadeguatezza di alcune concezioni della laicità".

La questione riguarda da vicino i nostri Paesi, e questa nostra Europa che negli ultimi tempi pare fin troppo incline a disconoscere quei valori di tolleranza e democrazia che sono invece alla base delle sue fortune, civili e non solo.

Il cardinale cita il Rapporto 2011 dell'Osservatorio sull'Intolleranza e la Discriminazione contro i cristiani in Europa e la lunga serie di tristi episodi che esso ha registrato. Il termine episodi, tra l'altro, non è del tutto corretto, perchè spesso si tratta di atti di intolleranza "dal basso", ma non di rado dell'implementazione di vere politiche discriminatorie dell'uguaglianza. Gli attivisti gay che in Francia hanno disturbato e interrotto la messa delle Palme nella cattedrale di Metz appartengono alla prima categoria. Ma il processo intentato, in Irlanda, contro il titolare di una tipografia che ha rifiutato di stampare una rivista per omosessuali, o la multa di 450 mila rubli (11.200 euro) comminata in Russia alla parrocchia cattolica di Novocirkassk in base alla recente legge contro le organizzazioni umanitarie finanziate dall'estero, appartengono a una diversa e più preoccupante categoria.

Il Rapporto dell'Osservatorio è annuale. Altre autorevoli fonti, però, confermano che il fenomeno è ormai di lungo periodo e si fa di anno in anno più preoccupante. Il Pew Research Centre di Washington effettua un monitoraggio costante della questione, tanto da dividerla secondo due indicatori: l'Indice di ostilità sociale nei confronti delle religioni e l'Indice delle restrizioni imposte dai Governi alle religioni.

Questa terminologia fa subito pensare al Medio Oriente o all'Asia. Certo, in quelle regioni il problema è spesso drammatico. Colpisce però scoprire che negli ultimi anni l'Indice di ostilità sociale alle religioni è rapidamente cresciuto anche in Europa: "moltissimo", secondo il Pew Research Centre, in Russia, ma "molto" anche in Gran Bretagna, Francia, Germania, Serbia, Grecia e Romania. Mentre le restrizioni imposte alla libertà religiosa dai Governi sono "molto" aumentate in Grecia e "moderatamente" anche Romania, Gran Bretagna, Germania, Belgio, Danimarca, Serbia, Austria, Spagna e anche Italia.

Un ulteriore elemento per giudicare di stretta attualità il dibattito su un mondo sempre più tentato di dimenticarsi di Dio.

Fulvio Scaglione




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