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Il miracolo che la Terra dei Fuochi chiede a san Gennaro


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Carmela aveva appena cinque mesi e un brutto male al cervello. La sua terra, quella della sua famiglia, è stata maligna con lei. L’ inquinamento di quei terreni sono ritenuti la prima causa della sua malattia. E il suo papà per poterle stare vicino ha viaggiato ininterrottamente per mesi tra Napoli dove lavorava, Acerra dove viveva con la sua famiglia e l’ ospedale Gaslini di Genova dove invece era ricoverata la piccola. Ma questa storia non è finita bene. Carmela è diventata un angioletto, il suo papà invece è stato licenziato dalla fabbrica in cui lavorava. Il dramma di una comunità intera diventa preghiera a San Gennaro. 

Nel giorno della festa al santo Patrono di Napoli e della Campania  il ‘miracolo’ che i fedeli invocano al è la protezione dai “mali dell’ inquinamento” ma anche una speranza per i giovani che hanno bisogno di un lavoro e l’ impegno per una pace che possa significare sempre accoglienza. L’ appello arriva dalla Diocesi di Acerra, quel territorio conosciuto come la ‘Terra dei Fuochi’ che quest’ anno ha donato l’ olio che alimenterà per tutto l’ anno la lampada votiva di San Gennaro. Parole quelle del vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, accolte con grande gioia dal Cardinale Crescenzio Sepe ma percepite immediatamente dal martire Gennaro, il prodigio, infatti, era già compiuto all’ apertura della cassaforte che custodisce l’ ampolla con il sangue. 

Alle 10.05 l’ ufficialità da parte del Cardinale Sepe che ha annunciato che il sangue di San Gennaro si è sciolto. Un prodigio che si ripete ogni volta in maniera diversa, perché ogni anno è legato agli eventi e alle circostanze. “Purtroppo veniamo da un periodo particolarmente disastroso e doloroso - ha detto durante l’ omelia il cardinale arcivescovo Crescenzio Sepe - non possiamo, in questo momento, non ricordare il luttuoso terremoto nell’ isola di Ischia e i devastanti incendi che hanno causato vittime e danni ingenti all’ economia e all’ ambiente. Sono stati eventi drammatici che non ci hanno lasciato in pace”. Se un tempo si invocava protezione contro le catastrofi naturali adesso il popolo chiede aiuto al suo santo per evitare che la mano dell’ uomo possa essere ancora crudele. 

“Sono tante le micce accese sulla via e sui territori della pace, che non rendono tranquillo il nostro vivere. Oggi è guerra di sopravvivenza, è lotta alla miseria e alle malattie, è ricerca di cibo, di lavoro, di giustizia. Ricerca di comprensione e di aiuto, è domanda del diritto alla vita e alla salute, è voglia di dignità, affermazione di appartenenza alla stessa famiglia umana”. ha ribadito il cardinale Sepe. In una cattedrale gremita l’ impegno del popolo è quello di ‘riscoprire l’ antica vocazione all’ accoglienza, all’ ospitalità, alla cordialità dei rapporti’ . Ed è così che Napoli affida il suo bisogno di pace e di serenità a San Gennaro.

(Foto in alto: Ansa)

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