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Eliminare chi ha una fede diversa non è mai la soluzione

«In Italia dovremmo trattare i musulmani come fanno in Arabia Saudita con i cristiani». E' questo il senso di una lettera di un nostro abbonato, secondo il quale affermare che l’ islam non ha nulla a che vedere con le atrocità dell’ Isis è negare l’ evidenza. Gli risponde l'islamista Paolo Branca, docente all'Università Cattolica: «Se in Arabia Saudita è proibito erigere chiese, in altri Paesi vicini ve ne sono di grandi e bellissime».


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«Dire che l’ islam non ha nulla a che vedere con le atrocità dell’ Isis è negare l’ evidenza! Il Corano dice che è giusto uccidere gli infedeli. In Italia dovremmo trattare i musulmani come si fa con i cristiani in Arabia Saudita».

ENZO T. 

Anche nell’ Antico Testamento vi sono versetti simili e persino alcune parole di Gesù, non contestualizzate, hanno potuto essere usate per giusticare aggressioni e conquiste: «Chi non è con me è contro di me» o «Sono venuto a portare la spada».

Voler bene agli altri, persino ai nemici, non è da confondere con un atteggiamento remissivo se non masochista. Vuol dire volere “il bene” anche per loro, ossia praticare la giustizia.

Nei confronti dei musulmani, come esorta il Concilio nella
Nostra aetate, si tratta di valorizzare tutto il positivo che pur non manca nelle loro fonti e nei precetti della loro tradizione religiosa. Secoli di scontri dovrebbero averci insegnato che l’ eliminazione dell’ altro non può essere la soluzione.

Quanto ai musulmani che lavorano nei Paesi del Golfo, subiscono spesso maltrattamenti in spregio alle norme dell’ islam stesso e se in Arabia Saudita è proibito erigere chiese, in altri Paesi vicini ve ne sono anche di grandi e bellissime.

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