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Il grande cinema ci ricorda che siamo tutti esseri umani

Due straordinari documentari, Beixi moshuo (Behemoth) del cinese Liang Zhao, in concorso per il Leone d'oro, e Human del francese Yann Arthus-Bertrand, con immagini dense di poesia riflettono sulla nostra fragilità e su quella del pieneta in cui viviamo.


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Quanto siamo stupidi noi esseri umani a distruggere la bellezza che c'è in noi stessi e nel pianeta che ci ospita. E' questo che abbiamo pensato ieri sera a Venezia dopo aver visto, uno dopo l'altro, due straordinari documentari: Beixi moshuo (Behemoth) del cinese Liang Zhao, in concorso per il Leone d'oro, e Human del francese Yann Arthus-Bertrand.

Partiamo dal primo. Behemoth è un mostro raccontato dalla Bibbia nel libro di Giobbe, un essere immondo bisognoso di una quantità di cibo enorme. E il documentario si apre con l'immagine apocalittica di un luogo che, ci dice la voce fuori campo del regista, un tempo era stato rigoglioso. Ora invece è un immenso buco nero su cui non cresce un filo d'erba. E' una miniera di carbone dove gli uomini come in un girone dantesco si immergono ogni giorno sopportando fatiche indicibili e respirando una polvere mefitica. Il riferimento a Dante non è casuale: il regista sceglie infatti di contrappuntare le immagini che ci mostra con testi ispirati alla Divina Commedia.

Mentre gli uomini come formiche lavorano senza sosta, una fila continua di camion scarica i materiali raccolti creando delle immense montagne che sottraggono sempre più l'erba alle pecore che impaurite rotolano giù. Quando alla fine tornano a casa, vediamo i minatori intenti a lavarsi dalla polvere che si è attaccato sulla loro pelle. Un'operazione inutile: i secchi continuano a riempirsi di acqua nera. Vediamo poi altri minatori in ospedale: la polvere è entrata anche nei loro polmoni e, distesi nei loro letti, li sentiamo tossire penosamente. Centinaia di migliaia ogni anno alla fine muoiono nel silenzio generale.

E tutto questo per cosa? Il film si chiude con le immagini di una città fantasma: negli orrendi palazzoni che sono stati costruiti al prezzo della fatica di migliaia di uomini non vive nessuno. Solo i semafori imperterriti continuano a lampeggiare nelle strade deserte, rendendo ancora più spettrale e desolato il tutto.

Ci sono tanta città come questa cresciute famelica negli anni del boom cinese. Ma il monito del regista è molto più ampio e riguarda tutti noi, che ogni giorno ci affanniamo a produrre e a consumare cose che non ci servono proprio come il mostro biblico Behemoth. Alla fine della proiezione in Sala Grande, lunghissimi applausi hanno reso omaggio al regista seduto tra il pubblico. E stamattina il suo film risulta quello con la media dei voti più alta della critica tra i candidati al Leone d'oro.

E veniamo a Human, presentato fuori concorso nell’ ultima giornata del Festival del cinema, in contemporanea alla proiezione presso la sede dell’ ONU, in tutte le sale francesi e su Youtube. Un documentario di tre ore, frutto di due anni  di lavoro, attraversando 60 Paesi del mondo (Italia compresa) e raccogliendo più di 2000 interviste.

Alternando con maestria, interviste a persone di tutto il mondo e di ogni ceto sociale a immagini sulla forza e la bellezza della natura, accompagnate da emozionanti musiche, Human è un viaggio che, come ha spiegato il regista, "tenta di rispondere a questa antica e universale domanda : chi siamo e che cosa aspiriamo ?”

Le interviste riguardano temi come l'amore, la guerra, il lavoro, la famiglia, la sessualità, la condizione femminile. Alcune sono tenerissime, (il marito sudamericano che dice che "potrei vivere senza mia moglie, ma non potrei essere senza mia moglie", la donna orientale che piange disperata rivolgendosi direttamente a suo marito i"tesoro mio, tesoro mio, rendimi felice!"), altre sono commoventi (l'ergastolano americano che racconta di aver scoperto l'amore quando dopo l'incontro con la donna a cui lui ha ucciso la figlia e la nipotina, l'israeliano e il palestinese che vogliono a tutti i costi la pace perché hanno capito che la guerra ucciderebbe altri figli come i loro,  le giovani donne che confessano di prostituirsi per poter far studiare i figli e i fratelli, altre sono terribili (l'ex soldato che dice di non vedere l'ora di uccidere di nuovo perché la violenza gli provoca piacere, o l'africano che confessa anche lui di voler uccidere per placare la sua sete di vendetta).

Ma al di là del contenuto delle testimonianze, ciò che colpisce di più nel documentario e vedere facce così diverse, sentire lingue così diverse e capire dietro questi visi c'è ognuno di noi. Come racconta un ex soldato americano. Si trovava in Iraq e, dopo aver assistito al ferimento di un compagno, si fiondò come una furia all'inseguimento di chi aveva sparato con il cuore infiammato d'odio e un'unica intenzione: ucciderlo. Ma correndo, si ritrovò in una radura. C'era un cielo azzurrissimo e un vecchio che lavorava. Di colpo il soldato si fermò e pensò: "Cosa sto facendo? Io sono un essere umano".

Dopo la proiezione a Venezia, Human sarà visibile gratuitamente in istituzioni, scuole e associazioni scrivendo a questa mail: home@goodplanet.org.

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