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Il G8 di Genova e i cattolici, un impegno che non è stato vano

Il ricordo di chi c'era. «Rigettammo l’ idea di una globalizzazione senza regole, che calpestava i diritti umani», dice l'ex presidente nazionale delle Acli e della rete Sentinelle del mattino, Luigi Bobba. E l'economista Riccardo Moro: «Molti nostri temi di allora sono diventati patrimonio di tutti. Mancava però una posizione comune»


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A Genova e prima di Genova, del G8 della paura e della violenza, sui temi del debito, contro la globalizzazione selvaggia, la libertà dei popoli, l’ oppressione delle dittature, il commercio delle armi, le disuguaglianze tra Nord e Sud del mondo, la Chiesa cattolica, le chiese cristiane e buona parte del movimento interreligioso della pace era presente, in forza, con pensiero e azione. Tra le aree tematiche dei giorni sereni, anche se già carichi di tensione, nella Chiesa di Boccadasse, come in piazza Manin, dove la rete Lilliput e il mondo del commercio equo e solidale sognava un mondo diverso, come i tanti giovani provenienti dall’ associazionismo, dalle parrocchie i gruppi missionari con le loro riviste e le congregazioni religiose, molte scuole sulla mondialità.

Tutti erano a Genova e avevano preparato i temi che avrebbero dovuto essere discussi dai Grandi della terra. Non solo don Andrea Gallo e padre Alex Zanotelli, ma decine di volti anonimi, in apparenza, ma pieni di ideali, valori, per una testimonianza del Vangelo coraggiosa e profetica. Luigi Bobba era allora il presidente della ACLI e fu in prima linea sul fronte dell’ impegno dei credenti per una globalizzazione dal volto umano: «Demmo voce alle Sentinelle del mattino per spiegare le ragioni della nostra originale posizione “new global” che non si limitava a condannare la globalizzazione in quanto tale, ma esprimeva la necessità di un discernimento tra gli aspetti positivi e quelli negativi. Tuttavia, era rigettata senza mezzi termini una globalizzazione senza regole, non rispettosa dei diritti umani che era soltanto una forma aggiornata di colonizzazione globale».

La Chiesa italiana fu in prima linea e in concreto la comunità ecclesiale genovese con le sue organizzazioni. Come non ricordare l’ impegno dei rappresentanti della Caritas e il suo direttore don Piero Tubino, e l’ arcidiocesi che organizzò insieme ad Azione Cattolica, Acli, Gioc, Pax Christi, Focolarini, Agesci, al Teatro Carlo Felice, l’ incontro “Sentinelle del mattino. Guardiamo il G8 negli occhi”?

Il cardinale Dionigi Tettamanzi, all’ epoca arcivescovo della città, durante la presentazione del manifesto dei cattolici, pronunciò un discorso importante: il «popolo dei poveri», disse, «è il destinatario naturale e primo dell’ attenzione dei capi di Stato e di Governo che costituiscono il G8. Eppure, paradossalmente, di questo popolo potremmo anche dimenticarci, dedicandogli solo qualche fuggevole menzione, e così negandogli anche una presenza che direttamente non potrà avere, e che solo la sensibilità dei partecipanti al vertice, e più generalmente, al dibattito, gli potrà dare».

 

Un protagonista di quella stagione fu Riccardo Moro allora impegnato nel progetto sulla remissione del Debito con la Conferenza episcopale italiana. Negli anni successivi Moro avrebbe operato in importanti missioni in Africa e in Sud America mentre oggi è docente di Politica dello sviluppo all’ Università Milano e portavoce di "Civil 20", gruppo che segue i lavori del G20.

«A Genova», ricorda, «si presentarono pezzi di realtà diverse del mondo ecclesiale con il bagaglio ricco di indicazioni del Giubileo del 2000 come eredità importante e con grandi speranze alla base di istanze condivise. Molti nostri temi di allora sono diventati patrimonio di tutti. Con Sentinelle del Mattino costruimmo un manifesto. Nel Genoa Social Forum mancò invece una posizione comune. C’ era chi rifiutava radicalmente la globalizzazione, il cambiamento. C’ era chi considerava la violenza, almeno verbale, il conflitto, come opzione legittima. Con Sentinelle del Mattino chiedevamo  un processo governato, e cercavamo il dialogo, anche esigente con i decisori.  Di certo non immaginavamo la inqualificabile “macelleria cilena” che la polizia e il Governo dell’ epoca consentirono».

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Luigi Bobba, 66 anni, dal suo profilo Facebook.
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