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Il dono del rene a uno sconosciuto e la nobile catena di solidarietà

A Milano è avvenuto il primo trapianto di rene "da donatore samaritano", ovvero da una persona che gratuitamente si è resa disponibile a offrire, da viva, un organo senza sapere a chi sarà trapiantato. Tra le dirette conseguenze vi è stata una catena di altre donazioni.


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Il riferimento è sin troppo chiaro. Si chiama trapianto da donatore samaritano ed è stato effettuato per la prima volta in Italia. Si tratta in questo caso di una trapianto di rene, da una persona che gratuitamente è disposta a donare in vita un organo senza sapere a chi sarà trapiantato. La donatrice pare sia una donna.
Si tratta di un atto di estrema generosità, perchè tale donatore non è mosso da affetti privati ma da amore verso uno sconosciuto che per vivere necessita del suo organo.

Si fa riferimento alla parabola del Vangelo di Luca (10,25-37) in cui si racconta di un uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico che, dopo essere stato assalito, percosso e derubato dai briganti, fu ignorato da un sacerdote e da un levita ma soccorso e medicato da un samaritano. Questi lo portò anche in una locanda e lo affidò all'albergatore, pagando per lui. 





In ambito scientifico il termine “samaritano”, spiega il Centro Nazionale Trapianti (Cnt), viene riferito al donatore vivente di rene che offre l'organo alla collettività, e non a uno specifico ricevente o consanguineo, senza alcun tipo di remunerazione o contraccambio.

L'organo reso disponibile dal samaritano (che può essere solo un rene) viene trapiantato ad un ricevente in lista di attesa selezionato secondo criteri prestabiliti. In questo modo il samaritano fa la sua donazione nei confronti di un singolo paziente.

Tuttavia questo tipo di donazione può essere utilizzata anche per innescare un effetto a catena aperta (cross over) che da il via a ulteriori trapianti e alla cura di altre persone. Per esempio, il samaritano dona al ricevente A che avrebbe un donatore (solitamente un parente) con cui è però incompatibile. Quest’ ultimo reso libero grazie all’ atto del samaritano dona a sua volta a un’ altra persona in attesa di trapianto e così via… In questo caso il numero dei trapianti effettuati grazie a quello di partenza del samaritano può diventare superiore a uno. Il recente trapianto avvenuto a Milano ha fatto sì che siano stati trapiantati in seguito 5 reni.

Tra le riflessioni degli esperti quello dal chirurgo Mauro Salizzani, direttore del Centro trapianto di all'Ospedale Molinette di Torino: «È una modalità che va ammirata e che porta dei vantaggi, ma non va dimenticato che il nodo vero e la priorità resta, comunque, l'incentivazione delle donazioni di organi da cadavere per fare fronte alla domanda crescente di trapianti», afferma. La donazione samaritana, chiarisce inoltre Salizzani, «è prevista in Italia solo per il rene e questo per ovvie ragioni: i reni sono due e, dunque, la donazione di uno dei due organi non determina rischi gravi per il donatore».
Anche alle Molinette, conclude lo specialista, «abbiamo avuto due offerte di potenziali donatori samaritani, che però non sono stati ritenuti idonei; in ogni caso questo è un atto che va sicuramente plaudito e ammirato»


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