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Il disagio degli immigrati

Secondo la Caritas sette immigrati su dieci vivono in condizioni di grave disagio. E la crisi non aiuta.


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Il disagio sociale e non solo affligge anche la popolazione degli immigrati presente nel nostro paese. Secondo un’ indagine dell'Area sanitaria Caritas, in collaborazione con la Rete Italian National Focal Point dell'Istituto superiore di sanità (Iss), condotta su un campione di utenti del  servizio di medicina generale del poliambulatorio Caritas di Roma, è emerso che il 73,65% riporta gravi difficoltà di vita in Italia e più del 10% di immigrati soffre di disturbo post traumatico da stress. Per ogni difficoltà post-migratoria in più incontrata, il rischio di sviluppare questo disturbo aumenta di 1,19 volte.

«I dati emersi oggi attraverso il lavoro della Caritas, in collaborazione con il nostro Focal Point, ci dicono che oltre 7 stranieri su 10 nel nostro Paese vivono in condizioni di grave disagio», ha commentato il presidente dell'Iss Enrico Garaci. «Questo conferma che il concetto di cura è un concetto globale e va oltre il singolo intervento terapeutico. Nella popolazione immigrata è fondamentale, dunque, un'attenzione altissima alla  possono far ammalare il corpo, in quell'unità indivisibile che è la persona». Le cause principali di questo disagio sono facilmente intuibili: le possibili esperienze traumatiche vissute, le difficoltà di adattamento al nuovo contesto sociale, talvolta intriso di atteggiamenti negativi di discriminazione e razzismo, generano tendenza a isolarsi per paura di subire nuove violenze o dolori.

Il National Focal Point italiano dell’ Iss è un organismo costituitosi nel 1997 ed in continuo ampliamento, formato da una rete di esperti di istituzioni pubbliche, organizzazioni non governative e di associazioni di volontariato presenti in differenti regioni italiane, che si occupano del fenomeno migratorio e delle esigenze sanitarie ad esso collegate. L’ obiettivo è quello di  potenziare interventi di promozione e tutela della salute in un’ ottica multietnica, orientati al riconoscimento e alla valorizzazione di una diversità tra culture che influenza la concezione della salute, della malattia e della cura in ogni individuo sia italiano, sia straniero. In oltre dieci anni di anni di impegno, il tavolo di lavoro ha proposto a livello internazionale e nazionale progetti di ricerca sugli aspetti epidemiologici e psico-socio-comportamentali delle malattie infettive nelle popolazioni migranti, al fine di sviluppare interventi di prevenzione. E, avvertono gli esperti,  esiste un vero intreccio tra rischio psicopatologico e rischio infettivo.

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Ansa
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