Immagine pezzo principale

«Gestivo 5 ristoranti, con il Covid e Conte me ne sono rimasti due»

Paolo Polli è furioso per il nuovo Dpcm di Conte. "I risarcimenti del governo non bastano: il problema sono i costi. I padroni dei locali vogliono i soldi subito e non fanno sconti"


Pubblicità

In copertina, Paolo Polli 54 anni mostra un cartello di protesta contro il nuovo DPCM

È stato visionario, così si definisce. Quando a marzo è scoppiata la pandemia ha pensato a come trasformare le sue attività. Così di cinque locali che aveva a Milano, tre li ha messi in vendita. Ha mantenuto la gestione della pizzeria che ha in zona Sempione e settimana scorsa ha aperto uno street-food. «Per fortuna», dice alla luce del nuovo DPCM che impone la chiusura alle 18 a bar e ristoranti; «Perché avendo la licenza di artigiano e asporto posso lavorare comunque fino alle 22. Con la pizzeria, ora che facciamo soprattutto asporto, non fatturo più nulla».

Cosa rimprovera a questo DPCM?

«Che gli aiuti non bastano. I ristoratori prenderanno il doppio di quello che hanno preso a Maggio con il decreto Aprile, senza guardare agli incassi di ottobre e novembre. Il problema è che hanno lasciato i costi più alti: tutte le tasse, gli affitti (dovevano fare un decreto dove il credito di imposta andava direttamente ai padroni dell'immobile e non a noi che saremo tutti passivi l'anno prossimo visti gli incassi attuali che sono a zero). Più del 90percento dei padroni degli immobili non accetta il credito di imposta, quasi tutti vogliono i soldi. Quindi stiamo vivendo continue battaglie legali, per altro quasi tutte vinte dagli affittuari. Anche perché noi, diciamocelo chiaramente, non volevamo chiudere».

Cosa pensa della chiusura alle 18?

«Che è ridicola, non ha nessun senso. Non si ferma il Covid chiudendo i ristoranti solo a cena. Si ferma chiudendo tutto. Compresi i mezzi pubblici, i ragazzini nei parchi, i supermercati pieni di gente. Hanno penalizzato noi, ma noi non siamo tenuti a controllare quello che fanno i nostri clienti dopo che hanno cenato una volta che escono».

Meglio chiudere tutto allora?

«Certo, chiudere tutto senza farci pagare più nulla. Nè affitti né utenze né dipendenti. Eliminare Tutte le spese. Non aumentare la luce del 15% e il gas dell'11 come hanno fatto questa settimana. Anche perché su 1300 euro di bolletta che pago 270 sono di consumo, il resto sono tasse. Stessa cosa il suolo pubblico, dopo la battaglia che ho fatto a Maggio l'hanno reso gratis; così la tari che hanno tolto per il 40percento di spesa. Ma noi non abbiamo usufruito né di spazzatura né di suolo pubblico mentre eravamo chiusi. Ecco la protesta di Maggio: sollevateci da utenze e affitti, mentre il Comune ci alleggerisca di tari e suolo pubblico. Andava chiuso tutto due settimane fa e iniziato a dare rimborsi. Sono partiti troppo tardi».

Lo street-food però funziona; perché allora i ristoranti fanno a loro volta una proposta di cena da asporto?

«Lo street- food funziona perché non ne esiste un'altro a aMilano, è di qualità e costa poco. I ristornati, invece, non ha senso farli da asporto. Primo perché nessuno paga 60 euro per mangiare un risotto e una fiorentina a casa; poi devi cambiare la licenza e, infine, se tutti facessero l'asporto gli incassi diventerebbero irrisori. In pizzeria noi lavoriamo solo così e abbiamo perso il 90percento degli incassi».

Ci da un'idea delle spese che dovete sostenere?

«Io spendo 2500 di affitto; 1300 di utenze al mese; più le tasse e i dipendenti che hanno preso la cassa integrazione dopo parecchio tempo e se li vuoi aiutare glieli dai tu i soldi e poi li riprenderai. A queste spese si aggiungono il suolo pubblico (che il Comune di Milano ha tolto), la Tari (alleggerita del 40%), le varie tasse comunali per un totale di circa 4-5mila euro al mese. Questo per me che ho un locale di medie dimensioni. Chi ha un locale più grande arriva a pagare anche 10-12mila al mese ed è ancora più in difficoltà. Se ci metti poi che non abbiamo entrate è un vero disastro».

Come immagina il futuro di chi fa ristorazione?

«Mi baso sulla mia esperienza. Ho messo in vendita a marzo tre locali e sono ancora lì. Chi compra adesso? O le multinazionali o la malavita... Finirà tutto ai cinesi o alla gentaglia o ai miliardari che “strozzano” le realtà più piccole. Le botteghe scompariranno tutte. Già il 20percento è andato. Entro dicembre il 50percento sarà chiuso».

Le soluzioni?

«Lo street food o la conduzione familiare (così tagli il pizzaiolo e il cameriere). Lo street food è vincente: poca spesa e tanta resa».

Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo