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Il caso Sanità Calabria tra farsa e tragedia

Tre commissari in pochi giorni, arresti eccellenti, ospedali al collasso. Ma non è una novità. Dietro c'è l'eterno "accorduni": l'intreccio di malapolitica, criminalità organizzata, interessi massonici, voto di scambio e mancanza di senso civico (di Luciano Regolo)


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(Nella foto, il "Centro Cuore" di reggio Calabria, pronto dal 12 febbraio 2015 e inutilizzato)

 

Il caso Sanità Calabria ha preso una piega farsesca. Ci sarebbe quasi da ridere se non fosse tragica la vera situazione che si trascina da anni, il problema di cui tutti evitano di parlare o fingono di non sapere, un po’ come nel film Johnny Stecchino, in cui il sosia del boss (Roberto Benigni) si sente dire che il più grave di tutti i mali di Palermo è… il traffico. Tre commissari straordinari in 10 giorni, non si parla d’ altro. Ma vogliamo chiederci come si è arrivati a questo punto? Sono decenni che la sanità calabrese versa in condizioni scandalose: ospedali costruiti e mai aperti, tempi improponibili di attesa per esami clinici anche di estrema urgenza, zone completamente scoperte nel servizio di assistenza pubblico, consulenze d’ oro pagate dalle Asl ad improbabili esperti… E la lista potrebbe continuare a lungo. Ma l’ importante è che il meccanismo che c’ è dietro è sempre lo stesso ormai da un quarantennio. Ci sono famiglie che hanno grandi interessi nella sanità privata e alle quali va proprio bene che quella pubblica vada a rotoli, ci sono logge massoniche che hanno grandi appetiti sugli appalti per la costruzione di cliniche, centri per anziani e simili, perché è sempre più forte l’ abbraccio della criminalità organizzata con il potere occulto per far girare il denaro. Ci sono personaggi minacciosi, come cinghiali feriti, che mettono a tacere persino la stampa locale quando si addentra nelle inchieste giudiziarie condotte al riguardo.

Un sistema, questo, che relega la sanità calabrese (ma anche altri aspetti purtroppo come l’ urbanistica, i rifiuti e così via) a una palude stagnante che attraversa trasversalmente i partiti, in una logica da “accorduni” (termine ispirato a chi scrive da quello di “attentatuni” nel linguaggio mafioso), ossia d’ intese ai margini della legalità, dove il potere occulto mantiene il suo predominio attraverso l’ immobilismo. Nel privato spesso si imponevano assunzioni, in cambio di facilitazioni nei finanziamenti e nel reperimento delle aree edificabili. Gli assunti, i “sistemati” diventano voti manovrabili e il cerchio si chiude a danno della gente che non parla per paura e per arrendevolezza.

Ma quei voti finiscono nel Parlamento nazionale, quel sistema ottiene sottosegretariati, ottiene entrature in ogni ganglo dell’ Italia, anzi il sistema si esporta pericolosamente, basti pensare a Mafia Capitale. Allora non si pensi al Commissario come deus ex machina, se si vuole spezzare quel sistema occorre combatterlo apertamente, parlarne, appoggiare l’ operato di magistrati con un forte e indefesso senso dello Stato, quali Gratteri o Cafiero De Raho. Rompere il silenzio è la prima cosa. Così, come eludere la baggianata del falso orgoglio meridionalista ferito. Chi si trincera dietro la cattiva immagine veicolata del Sud, è nemico in realtà della verità, chi ama davvero la Calabria, invece, vuole che se ne estirpino veramente i tumori.

È tragicomico sentire dire all’ ex rettore della Sapienza, Eugenio Gaudio che ha rinunciato all’ incarico di commissario per evitare la crisi familiare poiché «la moglie non voleva trasferirsi a Catanzaro». Dov’ è il senso civico, anzi il senso patrio in un’ affermazione del genere? Poteva fare il commissario in missione, lasciando tranquillamente la consorte vivere nel suo habitat più congeniale. Non era obbligato al trasloco collettivo: non sarà stata la classica scusa per evitare una brutta grana, un affrontare a muso duro quel blocco granitico e oscuro di cui sopra?

Ma ancora più sconvolgente e irritante (per giunta chi scrive è  nato a Catanzaro, educato all’ onestà da due catanzaresi Doc) sentire il governatore pro tempore della Calabria, Spirlì, dolersi di un coinvolgimento di Strada nella questione sanitaria locale, chiosando “amenità” tipo «La Calabria non è l’ Afghanistan, ci trattano da quarto mondo, non abbiamo bisogno di missionari… Gaudio? Catanzaro è una città bella, ci vivono persone eleganti, civili e oneste».  Superficialità, silenzi sui veri mali non gioveranno mai alla Calabria se anche si facesse scorrere tutto un pallottoliere con le nomine di nuovi commissari.

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