Ignoranza della legge o leggerezza?

Maria Luisa Di Pietro: «Se il medico ravvisa che il feto ha possibilità di vita autonoma è tenuto a intervenire e a trattarlo come un vero paziente».


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Cosa ne pensa la Chiesa del caso del bimbo lasciato morire dopo l'aborto a Rossano e scoperto casualmente da un sacerdote? Dopo la netta presa di posizione di Monsignor Santo Marcianò, anche Monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, non ha fatto mancare un suo commento ribadendo a Radio Vaticana che «se un feto abortito resta vivo si è obbligati a farlo vivere». Secondo Sgreccia «quello che vale di fronte alla vita umana, di fronte alla coscienza, di fronte a Dio, è che una persona che nasce o che addirittura è già fuori dell'utero materno e si dimostra di essere vitale, deve avere tutto il soccorso per essere accompagnato».

Maria Luisa Di Pietro, professore associato di Bioetica all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, precisa: «Puntualizziamo in primo luogo che nessun aborto è in sé “terapeutico”: l’ aborto non può essere una terapia».

- Professoressa, cosa si può ragionevolmente pensare di questo caso?
«Stupisce quanto è successo perché dimostra una scarsa conoscenza della legge da parte dei sanitari per non dire un vero accanimento abortivo: l’ articolo 7 della legge 194 del 1978 dice che se il medico ravvisi che il feto ha possibilità di vita autonoma è tenuto a intervenire e a trattarlo come un paziente. Ci sono poi alcuni documenti recenti del Comitato nazionale per la bioetica, del Consiglio Superiore di Sanità, senza dimenticarsi della cosiddetta Carta di Roma, che hanno ribadito che nel trattamento di bambini nati prematuri, tra le 22 e le 24 settimane, non c’ è differenza di trattamento se la nascita è avvenuta per motivi naturali o indotti o in conseguenza di un aborto: l’ obbligo di assistenza è uguale in tutti e due i casi. Per questo stupiscono queste situazioni».

- Secondo lei sono molti gli episodi di questo genere che non arrivano agli onori della cronaca?
«Non lo sappiamo, forse, ma certo è un bene che almeno si sappia che accadono fatti come quello di questi giorni per ribadire che in questi casi entrano in gioco non solo fattori umani, cioè un normale senso di pietà, che dovrebbe essere normale, ma anche legali, con la possibilità che si aprano fascicoli processuali per qualche reato».

- Un bambino che nasce a 22 settimane soffre?
«Certamente in quella fase lo sviluppo dei centri nervosi è già avanzato. Se si è dimenato, se ha piagnucolato, se, come immagino, è stato lasciato nella stanza al freddo certamente si è trattato di una situazione di una sofferenza, direi, impietosa».

- Quale può essere stata la causa di questo abbandono?
«Non credo che si sia trattata di una semplice leggerezza ma che abbia pesato il fatto che la donna volesse abortire, e quindi, implicitamente, che rifiutasse il bambino. Si riporta tutto in altri termini alla volontà di abortire della madre e a questa si condiziona la possibilità di salvare o meno il bimbo».

Intanto cresce il fermento sul fronte legislativo, come riporta il Movimento per la vita. Verrà discussa oggi in commissione al Senato la legge sulle cosiddette "ruote degli innocenti" per permettere l'abbandono in sicurezza dei neonati. Carlo Casini, presidente del Mpv, commenta positivamente l'iniziativa al Corriere della Sera: «Siamo favorevoli alla proposta ma non diamola come novità. Fin dal 1995 il Movimento per la vita sta aprendo, da solo o insieme ad altre associazioni, quelle che chiamiamo "Culle per la vita", simili alle vecchie ruote, ma meglio garantite dal punto di vista della sicurezza e della salute dei bambini».

Le 33 Culle già presenti in 32 città italiane, tra cui Roma, Palermo, Firenze, Milano, Torino (qui il Mpv ne ha una da due anni: cell. 348.89.66.538) e Napoli sono utili, secondo Casini, «per situazioni estreme in cui una donna ha paura di recarsi in ospedale perché non vuole essere riconosciuta, anche se la legge le garantisce l’ anonimato. Esse servono a ricordarci che i bambini non si buttano via e che la società è pronta ad accoglierli se i genitori non si sentono capaci di mantenerli ed educarli».

Il numero verde 800.81.30.00 del Movimento per la Vita, funzionante 24 ore su 24 ogni giorno dell’ anno e denominato SOS VITA, è un sicuro riferimento per tutte le mamme che si trovino in difficoltà per una gravidanza difficile o non desiderata.

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