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I vescovi: «Le scuole paritarie sono un patrimonio di passione educativa»

Dal Veneto, dove due bambini su tre frequentano le scuole paritarie dell'infanzia, un appello della Cet (Conferenza episcopale del Triveneto) a favore di questi istituti. La diminuzione dei finanziamenti statali li mette a rischio chiusura. Per questo si chiede ai politici di salvaguardare il diritto di scelta di ogni famiglia.


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In Veneto 2 bambini su 3 frequentano le scuole paritarie dell'infanzia, mentre la formazione professionale continua a costituire un argine efficacissimo alla dispersione scolastica e un valido inserimento nel mondo del lavoro (oltre il 70% viene collocato entro un anno). In media, uno studente delle scuole paritarie “costa” 10 volte di meno rispetto ad uno studente delle scuole statali.

Riporta i dati la lettera-appello che i Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneta, firmata in primis dal presidente, nonché Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, hanno trasmesso a deputati e senatori eletti nel Veneto e ad altre personalità regionali con compiti politici e di governo. Le scuole paritarie - si legge nella lettera redatta dopo un confronto con i rappresentanti delle associazioni scolastiche - rappresentano «un patrimonio ingente di passione educativa, competenze, servizi alla famiglia e lavoro per tante persone. Un patrimonio pubblico, aperto e offerto a tutti, senza alcuna distinzione». Sono la «ridottissima previsione di spesa e di investimenti, a favore del settore, emergente dalla legge di stabilità appena varata dal governo nazionale - ora sottoposta alla valutazione del Parlamento -, e le paventate ulteriori diminuzioni di finanziamenti da parte degli Enti locali», a preoccupare i prelati. Il futuro è a rischio.
 
Eppure, le scuole paritarie «sono una presenza viva e capillare, popolarissima e molto radicata sul territorio, una risorsa preziosissima e indispensabile per le famiglie, anche e soprattutto per quelle maggiormente colpite da crisi, fragilità e disagio. Queste scuole garantiscono non solo un servizio educativo e formativo, ma un vero e proprio servizio "sociale", fatto di accoglienza e disponibilità quotidiana, reale coesione ed integrazione». Inoltre, «sarebbe una negazione del principio di sussidiarietà e anche di sana concorrenza, se molte realtà - come di fatto sta già avvenendo - fossero costrette a chiudere (...). Non è così difficile immaginare il disagio enorme - e il comprensibile risentimento - di famiglie che si trovassero prive dell'unico asilo nido o dell'unica scuola dell'infanzia presenti nel comune o nella frazione di residenza».

Da qui, l'appello accorato ai politici: «Ci permettiamo di invitarvi ad avere sempre più a cuore questa causa e vi sollecitiamo ad attivarvi con urgenza e con decisione per non far mancare alle scuole paritarie e della formazione professionale le risorse oggi più che mai necessarie e vitali per garantirne la sopravvivenza e l’ esistenza futura, attuando la piena ed effettiva parità scolastica, nonché il rispetto del diritto alla libertà di scelta educativa, sancito dalla Costituzione italiana». La lettera chiude con una certezza: «Senza le scuole paritarie il Veneto e il nostro Paese rischiano di perdere moltissimo: un pezzo della loro identità popolare e un tesoro autentico di bene comune per tutta la nostra gente».

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