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I sopravvissuti di Nizza: «Quel camion non doveva passare qui»

Nizza. Dal nostro inviato - Un clamoroso fallimento di tutte le più elementari misure di sicurezza: è questo che emerge dalle voci delle persone scampate all'attentato alla promenade des Anglais che hanno parlato con noi. Quel camion non doveva stare lì e non avrebbe mai dovuto passare.


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Siamo stati due giorni a Nizza. Abbiamo parlato con francesi, inglesi, italiani, arabi presenti alla promenade des Anglais la sera della strage o che si trovavano nelle immediate vicinanze. Tutti si chiedevano la stessa cosa. "Com'è potuto succedere?". Com'è potuto succedere che il camion guidato da Mohamed Lahouiej Bouhlel sia potuto entrare indisturbato in una zona chiusa al traffico e guidare a zig zag per due chilometri facendo strage di 84 persone?

Stando alle ultime ricostruzioni, il 31enne franco-tunisino avrebbe noleggiato il mezzo per poi tenerlo parcheggiato per 9 ore prima di lanciarsi nella sua folle corsa, nonostante il lungomare fosse chiuso al traffico già dalle 15. E' stato pure fermato dalla polizia e avrebbe detto che stava consegnando gelati. "E' incredibile, è incredibile", ripete sconsolata Ornelle, una pensionata nizzarda venuta a deporre un fiore per le vittime. "Io c'ero giovedì sera. La promenade era zeppa di gente, non si muoveva uno spillo. Eravamo venuti tutti ad assistere ai fuochi d'artificio e agli spettacoli musicali. Eppure all'ingresso c'erano solo alcuni blocchi di plastica che il camion ha sfondato senza difficoltà". Vanessa Greco Raiti, italo-americana, coordinatrice alla sicurezza dell'ambasciata americana a Roma, afferma senza mezzi termini che "una cosa simile negli Stati Uniti non sarebbe mai potuta accadere. E' ridicolo pensare che abbiano potuto far passare un camion per consegnare dei gelati in un giorno di festa. Penso che ci sia stato un gravissimo errore di sottovalutazione: il livello di sicurezza è crollato dopo la fine dei Campionati Europei".

Concorda Sergei, moldavo che abita a Nizza da molti anni, con un passato da paracadutista.  "Abbiamo vissuto blindati per tutti gli Europei. E poi le forze di sicurezza hanno abbassato la guardia, convinte che il pericolo maggiore fosse passato. E invece hanno colpito il 14 luglio, l'anniversario della rivoluzione, un giorno fortemente simbolico per i francesi. Non bastava rendersi conto di questo per stare all'erta? E invece quella sera c'erano pochissimi poliziotti. Io mi ero da poco allontanato subito dopo la fine dei fuochi d'artificio, quando ho visto gente correre da tre direzioni diverse. Ho pensato allora che ci fossero dei cecchini appostati agli angoli nelle strade che facevano fuoco sulla folla. Per fortuna non è stato così, altrimenti con la calca che si era creata i morti avrebbero potuto essere migliaia. Così come se il camion fosse stato riempito di esplosivo". 

E' questa la cosa più sconvolgente e che fa davvero paura agli abitanti di Nizza: il pensiero che, se solo avessero voluto, i terroristi avrebbero potuto causare una strage di dimensioni immani. E non si sarebbe fatto nulla per evitarla.

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Vanessa Greco Raiti, coordinatrice della sicurezza all'ambasciata americana a Roma, con il marito in uno dei tanti punti del lungomare di Nizza dove si commemorano le vittime della strage (foto di Fabrizio Annibali).
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