Perché i giovani tornano a emigrare

Vedono scarsamente riconosciuto il proprio valore e non sono pienamente inclusi nei processi di partecipazione del Paese.


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L’ Italia ha raggiunto nel 2013 il punto più basso delle nascite della sua storia. Il saldo naturale è da tempo negativo e compensato solo dall’ immigrazione. Ma siamo soprattutto un paese che invecchia e che rischia di trovarsi con gravi squilibri demografici e ampi deficit di manodopera in molti settori, con conseguenti vincoli alle possibilità di uno sviluppo equilibrato.

La sfida che ha davanti il nostro paese, se vuole tornare a crescere e creare benessere condiviso, è quella di essere attrattivo. La presenza straniera va quindi sempre più pensata come un contributo indispensabile - da integrare sempre meglio con politiche adeguate - nel nostro modello sociale e produttivo.
La crisi economica ci fa intuire quale potrebbe essere invece lo scenario peggiore del nostro prossimo futuro: quello di un paese che impoverisce progressivamente, dove crescono le disuguaglianze, che riesce sempre meno ad accogliere e nel quale si riducono le opportunità per tutti. Per scongiurare questo rischio è necessario rimettere al centro la persona e la promozione delle sue capacità di essere e fare in relazione con gli altri.
Questo vale per tutti, vecchi e nuovi italiani, e ancor più per le nuove generazioni.

Nel volume appena pubblicato dall’ Istituto Toniolo (“La condizione giovanile in Italia. Rapporto giovani 2014”, edito da il Mulino) emerge in modo molto chiaro il desiderio dei giovani di essere parte attiva della crescita del proprio paese. Non cedono al vittimismo, ma più che perdenti in una Italia rassegnata al declino vorrebbero essere protagonisti di un paese che, grazie alle loro idee e alla loro voglia di fare, ritrova slancio verso un nuovo futuro.

La loro frustrazione - che porta sempre di più alla decisione di cercare un miglior futuro all’ estero - deriva invece dal veder oggi scarsamente riconosciuto il proprio valore e dal non essere pienamente inclusi nei processi di partecipazione e produzione di benessere nel proprio contesto di origine. Si produce così una spirale negativa che trascina verso il basso sia le condizioni delle nuove generazioni sia le possibilità dell’ Italia di crescere ed essere competitiva. Anche perché, come mostrano i recenti dati Istat, a lasciare l’ Italia sono soprattutto i più giovani, i più dinamici e i più qualificati. Perdiamo quindi le risorse più importanti per ridare vitalità demografica, sociale ed economica al sistema paese. Questa spirale va spezzata il prima possibile.

Alessandro Rosina
Docente di Demografia e Statistica sociale e direttore LSA presso l’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

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