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I casi (rari) in cui una sculacciata non fa male

Renata Maderna, vice direttore di Famiglia Cristiana e madre di tre figli, risponde a un lettore sorpreso dall'intervento educativo del Papa e dall’ esempio che ha portato parlando dei padri, lasciando capire che “una sculacciata che non avvilisce” può andare.


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Visto che citate spesso gli insegnamenti di papa Francesco sull’ educazione, vorrei far notare che sia io che altri genitori siamo rimasti molto sorpresi dall’ esempio che ha portato parlando dei padri, lasciando capire che “una sculacciata che non avvilisce” può andare. Alcuni di noi raccontavano episodi molto brutti legati alla violenza che certi genitori usavano con loro e tutti eravamo convinti che non si debba accettare la possibilità che si possa alzare le mani. Chi lo fa non ha più parole evidentemente! Non è un buon segno!
Carlo 

Caro Carlo, ho scelto la tua tra alcune e-mail sulla frase del Papa di lettori che in un modo o nell’ altro dimostravano di non averla gradita. Ovviamente non ci assegniamo il ruolo di “giustificare” il Papa, il che costituirebbe oltre che una ridicola ambizione, un’ inutile pacificazione che nulla aggiungerebbe al suo peraltro splendido (questa almeno la mia opinione personale) discorso ai padri. Diciamo che preferisco far finta che la frase riportata sia di un genitore “qualunque” a cui io mi sento, da genitore appunto, più vicina che a quelli a cui ti riferisci tu. Ma forse è meglio che faccia una precisazione: i figli non si picchiano e non confondiamoci con la violenza di cui parli tu e che immagino si riferisca a ben altre situazioni. Credo che sia importante intendersi su questo perché forse è l’ elemento che metterebbe d’ accordo tutti... Bada, non mi sfugge che non bisognerebbe neppure evocare il minimo accenno a una fisicità negativa, ma che dici di certe situazioni: un bambino che mette giù un piedino in strada, uno che corre all’ improvviso in un posto pericoloso, uno che offende qualcuno o che sta per fare qualcosa di pericoloso nei confronti di un altro? Che fai? Ti butti in una lunga disanima verbale o prima lo fermi a costo di una strattonata o una sculacciata? Sto parlando di episodi rarissimi, anche perché è la rarità che segna, che (non a caso) li fa ricordare anche quando si è grandi. Mi preoccuperei di più di tante parole, (dette magari raccontandosi di essere genitori attenti) che talvolta feriscono – come feriscono! – molto di più di un colpetto sul sedere.
Renata Maderna

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