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«Halloween: sono un giovane cristiano, ma la festa mi chiama»


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Caro don Antonio, come ogni anno si avvicina il 31 ottobre e con esso Halloween. È cosa risaputa che sia una festa di origine celtica, che non ha nulla a che vedere con la nostra fede e con la tradizione cristiana. Anzi, molto spesso essa esalta l’ oscurità, il male e in casi estremi addirittura il diavolo. Nonostante ciò ormai si sta radicando nel nostro tessuto sociale, sopratutto tra i giovani come me. Io ho 19 anni e come tutti i giovani sento un po’ il richiamo a “far festa” e a divertirmi. Ma prima di tutto sono un cristiano e quindi volevo sapere se per un cristiano è lecito oppure no “festeggiare” Halloween e poi i giorni seguenti partecipare alla festa di tutti i santi e dei defunti.

MATTEO

Caro Matteo, la solennità di tutti i santi e la commemorazione dei defunti sono due momenti importanti dell’ anno liturgico. In particolare ci richiamano al senso ultimo della nostra vita, che è la comunione eterna con Dio, e ci ricordano il legame che c’ è tra la Chiesa della terra e quella del cielo, tra noi e i nostri defunti. Un legame di fede ma anche di affetto e di reciproco aiuto. È la comunione dei santi. E Halloween? Senza dubbio è oggi una festa consumistica, importata nella forma attuale dagli Stati Uniti. È anche vero che i nemici della Chiesa, i satanisti e i seguaci dell’ occulto se ne sono appropriati. Ma in origine era una festa cristiana, anzi cattolica.

Lo spiega il nome stesso nella sua etimologia. Hallows indica i santi e -een la vigilia (da evening, sera). Quindi la parola significa sera o vigilia dei santi. Come per ogni festa cristiana, anche quella di tutti i santi inizia la sera o la notte precedente (come per la vigilia di Natale o la notte di Pasqua). Scrive don Andrea Lonardo, direttore dell’ Ufficio catechistico della diocesi di Roma: «I cristiani – grandi maestri della gioia e del festeggiare – inventarono la festa dei santi (e la commemorazione dei morti) per celebrare il fatto che la morte era vinta e che il duro male era ormai sconfitto. Di questo dobbiamo parlare ai bambini, spiegando il nome Halloween». Prosegue don Lonardo, «i celti cattolici (gli antichi irlandesi) iniziarono a celebrare l’ illuminazione della notte, le zucche che mettevano in fuga il male, il cielo che visitava la terra, i dolcetti che i morti portavano ai loro discendenti come segno del loro amore sempre presente e della loro intercessioni per i loro cari presso Dio, la sconfitta del male» (vedi il sito www.gliscritti.it).

La tradizione non è solo del Nord Europa. Per esempio, anche in Sicilia e Sardegna si usano i “dolci dei morti”. Cosa fare, allora? Forse è il caso che noi cattolici ci riappropriamo di Halloween, svincolandoci per quanto possibile dai legami consumistici e spiegando ai nostri ragazzi la comunione che ci lega ai nostri defunti e a tutti i santi. Non trascurando una visita e una preghiera al cimitero.

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