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Tra le macerie di Haiti, oggi

Il 12 gennaio 2010 un terribile sisma causò oltre 220 mila morti. Poi, il colera. Il bilancio di quel che è stato fatto grazie alla mobilitazione di tanti. E di quel che rimane da fare.


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Non è stato il riscatto che si sperava. Due anni dopo il terremoto Haiti fa i conti con colpe proprie e con errori altrui. La mancanza di uno Stato moderno ed efficiente, la corruzione, una violenza diffusa, progetti di aiuto internazionale in alcuni casi basati più sul sensazionalismo immediato che su una reale efficacia nel medio o nel lungo perido: molto è stato fatto, ma molto rimane ancora da fare.  

La scossa, violentissima, sconvolse Haiti alle 16,53 locali del 12 gennaio 2010 (erano le 22,53 in Italia), e mise in ginocchio Port-au-Prince, capitale di quella che era - e continua a essere - la nazione più povera delle Americhe e una delle più lacerate al mondo, tanto che l'Onu, nel Rapporto sullo sviluppo umano del 2011 la colloca al 158° posto, nel gruppo di coda. Il terremoto di magnitudo 7 mandò in frantumi non solo gran parte della capitale, ma anche l'intera economia della fragile nazione caraibica, colpendo complessivamente il 15% della popolazione, circa 2 milioni di persone. Il sisma causò almeno 220 mila  morti, lasciando senza tetto circa 1 milione e mezzoi di personel paese, che occupa la metà occidentale dell'isola di Hispaniola, dove Cristoforo Colombo attraccò al termine del suo primo viaggio, nel 1492.

A due anni dal terremoto, l'orizzonte di Port-au-Prince é un susseguirsi di tendopoli: circa mezzo milione di persone continuano a vivere sotto le tende. Di queste circa la metà sono bambini e l'Unicef lancia un appello: servono 24 milioni di dollari per i bisogni umanitari immediati nel 2012, attraverso cinque progetti chiave nel campo della salute, nutrizione, acqua e servizi igienico sanitari. Ulteriori 30 milioni sono necessari per l'assistenza allo sviluppo nel lungo periodo.

Pochi mesi dopo il sisma, inoltre, Haiti venne colpita da un'epidemia di colera, che ha già ucciso circa 7 mila persone e ne ha infettato circa 520 mila. Secondo stime recenti, ad Haiti solo il 2% della popolazione può usufruire di acqua potabile. Tra i mille problemi dell'isola, quello dell'epidemia è sempre in primo piano, come ribadisce anche Save the children che richiama l'attenzione sulle migliaia di minori ancora in situazione di grande vulnerabilità (e purtroppo vittime di abusi e violenze) dentro le tendopoli o gli slum.  

Tra le urgenze, rimane il sistema sanitario, ancor oggi «allo sbando», come rende noto Msf, Medici senza frontiere, che nel disastro di due anni fa ha perso 12 membri del proprio personale. Due ospedali di Msf sono stati distrutti: il centro traumatologico La Trinitè e la clinica ostetrica e ginecologica Solidaritè. In questo video, Msf analizza la situazione attuale.

Tra chi s'è dato da fare, la Chiesa cattolica. La Caritas italiana, in particolar modo, ha avviato finora 102 progetti, per quasi 14 milioni di euro. Caritas  opera accanto a Caritas Haiti in coordinamento con la rete internazionale che, complessivamente, ha finora aiutato oltre un milione e mezzo di persone. Il lavoro fatto fino ad oggi è consistito in aiuti immediati nella fase di emergenza e nell'avvio di percorsi di accompagnamento in tempi medio lunghi, grazie anche all'invio di operatori a sostegno di Caritas Haiti. Degli interventi realizzati dalla Caritas italiana hanno beneficiato oltre 48.000 persone (tra cui quasi 600 bambini) nell'ambito degli aiuti immediati; circa 24.000 persone nell'ambito della ricostruzione; più di 36.000 persone nel campo socio-economico; oltre 10.000 persone nell'ambito idrico-sanitario; circa 4.000 persone (di cui 1.900 bambini e giovani) nei settori dell'animazione, della formazione e dell'istruzione.

Molto attivo anche il Vis, Volontariato internazionale per lo sviluppo, un'Organizzazione non governativa che s'ispira ai principi cristiani e al carisma di Don Bosco e fa capo al Centro nazionale delle opere salesiane (Cnos). Ecco il bilancio del Vis, a due anni dal terremoto. 




In coincidenza con il secondo anniversario del terremoto, il premier Garry Conille  ha detto che il 2012 sarà l'anno in cui la ricostruzione del paese riuscirà a decollare, così come la ripresa economica. Un obiettivo certo difficile da raggiungere, anche per l'instabilità del quadro politico. Dal maggio 2011 Haiti ha un nuovo presidente, il popolare cantante Michel 'Sweet Micky' Martelly, 50 anni, nessuna esperienza politica fino al trionfo elettorale. 'Sweet' vinse infatti a mani basse le presidenziali del 20 marzo, ma non è riuscito ad avere il controllo del Parlamento: una difficoltà in più per il Paese più sfortunato dell'intera America Latina.

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Haiti. In questo montaggio si vede uno scorcio di Desallines, quartiere di Port au Prince, com'è oggi (foto in alto) e com'era all'indomani del sisma (foto: Orlando Barrio, Epa/Ansa).
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