Immagine pezzo principale

«Il nostro canto per papa Francesco»

Per la prima volta sono state raccolte in un doppio Cd le musiche eseguite per il conclave del marzo 2013, in cui fu eletto Bergoglio. Intervista a monsignor Massimo Palombella, direttore Coro della Cappella musicale pontificia Sistina.


Pubblicità

Il Conclave è anche un evento musicale. Basti pensare alla lenta processione dei cardinali verso la Cappella Sistina, accompagnata dal gregoriano delle litanie dei Santi. Ora le musiche eseguite per il Conclave del marzo 2013 in cui fu eletto papa Francesco vengono per la prima volta raccolte dalla Universal in un doppio Cd della Deutsche Grammophon.

Il cofanetto si intitola Habemus Papam e ha in copertina il volto sorridente di papa Francesco nel momento in cui si presentò al mondo dopo l’ elezione. Nei Cd si potranno risentire anche l’ annuncio dell’ Habemus Papam e il primo discorso del nuovo Papa dal balcone della basilica di San Pietro.

Per la parte musicale il protagonista dell’ album è il Coro della Cappella musicale pontificia Sistina, impegnato nei canti della Messa per l’ elezione del romano Pontefice, dell’ ingresso in Conclave, della Messa con i cardinali elettori e della Messa per l’ inizio del ministero petrino.

Il Coro è guidato da monsignor Massimo Palombella, che dal 2010 ne è il maestro direttore.
Nato a Torino il giorno di Natale del 1967, salesiano, diplomato al Conservatorio di Torino, è stato docente alla Sapienza e insegna all’ Università pontificia salesiana e al Conservatorio di Novara, ha lavorato a lungo nella pastorale universitaria della diocesi di Roma. Lo incontriamo nella sede della Cappella musicale pontificia, in un antico palazzo del centro di Roma, poco distante da Campo dei Fiori.

Maestro Palombella, un evento come il Conclave che sfida rappresenta per il coro della Cappella pontificia Sistina?
«Il Conclave rappresenta una sfida perché si tratta di un evento di grande profondità storica, che ci porta a toccare le radici e le fonti del cristianesimo. Nello stesso tempo, però, il Conclave si svolge all’ interno della riforma liturgica voluta dal concilio Vaticano II. Perciò occorre essere capaci di incastonare nella modernità alcune “perle antiche” della nostra grande tradizione musicale, senza cadere nella tentazione di fare un revival di cose vecchie, ma collocando la musica nella celebrazione con una “pertinenza liturgica” che non ci faccia mai perdere di vista l’ attenzione al canto assembleare. La Cappella Sistina, prima di ogni altra cosa, opera un servizio ecclesiale, che ha come fine ultimo l’ evangelizzazione. Il suo compito non si esaurisce quindi nel fare solo un po’ di buona musica».

Nel doppio Cd Habemus Papam quali perle antiche potremo ascoltare?
«Il Conclave del 2013 è stato particolare perché non si è svolto dopo la morte di un Pontefice e questo ci ha stimolato nella ricerca di prezioso materiale storico. Per la Messa per l’ elezione del romano Pontefice abbiamo utilizzato un mottetto di offertorio di Palestrina, Sicut in holocaustis, che si chiude con l’ auspicio che non ci sia confusione in coloro che sperano nel Signore. Altra “perla”, sempre composta da Palestrina, è il mottetto Tu es pastor ovium, composto nel 1585 per l’ incoronazione di papa Sisto V».

Sono tutte registrazioni dal vivo?
«Sì, quindi con tutti i loro limiti: i rumori, il vento, i colpi di tosse, il passaggio di un elicottero durante il canto di Comunione. Ma fare in studio le registrazioni non avrebbe comunicato la freschezza di un evento reale». 

Quelle raccolte nel Cd sono anche le ultime vostre esibizioni all’ aperto, vero?
«Sì, infatti dalla Pasqua del 2013 il Coro canta sotto il porticato della basilica di San Pietro. Questo ci consente un servizio di migliore qualità musicale e una migliore diffusione del segnale internazionale per chi ci ascolta alla radio o in televisione».

Quante persone formano il coro e quante volte provate?

«Il coro è formato da venti cantori adulti e da circa trenta ragazzi. Proviamo quotidianamente un’ ora con tutto il coro e un’ ora solo con i cantori adulti. I ragazzi provano da soli ogni giorno un’ ora e mezza. Il servizio ecclesiale ci impone un’ alta professionalità, perciò ho introdotto le prove quotidiane, che assicurano un serio e doveroso lavoro per curare i dettagli. Questo ci ha permesso anche un notevole allargamento del repertorio. Quando facciamo attività concertistica, come di recente in Cina, la gente vuole ascoltare da noi i grandi autori del Rinascimento che costituiscono un elemento importante dell’ identità di questa istituzione. Nella liturgia occorre aprirci alla contemporaneità e a quanto di buono è stato ed è composto oggi. Segnalo anche, in questi ultimi anni, la nostra collaborazione in spirito ecumenico con i cori dell’ abbazia di Westminster, della chiesa di San Tommaso di Lipsia e del Patriarcato di Mosca».

Quali sono i suoi compositori preferiti?

«Nei miei studi ho molto approfondito la scuola francese, quindi compositori molto raffinati come Ravel, Duruflé, Fauré, Messiaen. Ma amo molto anche Wagner, Mahler e Stravinskij. Quando mi siedo al pianoforte suono volentieri Bach, perché coniuga magnificamente musica e tecnica, e se lei mi chiede quale musica porterei su un’ isola deserta, scelgo i due volumi del
Clavicembalo ben temperato di Bach».

Immagine articolo
Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo