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Gmg, iracheni e statunitensi insieme

Sono a Rio de Janiero in 168, accompagnati da don Saad Sirop Hanna, il sacerdote caldeo rapito a Baghdad il 15 agosto del 2006 e liberato un mese dopo: i giovani pellegrini provenienti dall'Irak incontrano alcuni loro coetanei giunti dagli Usa. Si abbracciano: un modo per dire che tutti loro, nessuno escluso, vogliono la pace.


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Rio de Janeiro

Appuntamento a fianco dell'ambulatorio da campo numero 3, lungo la spiaggia di Copacabana. E' notte fatta quando i 168  pellegrini giunti dall'Irak si ritrovano dopo la cerimonia di apertura della Gmg. Vengono da Baghdad (il gruppo più numeroso, composto da 110 giovani), da Kirkuk, Dihok e Basora. Alloggiano nella chiesa moronita di Nossa Senhora de Libano. Quando un cronista ricorda a un ragazzo il primo conflitto del Golfo,  Desert Storm, le operazioni militari e le difficoltà del cessate-il-fuoco, costui sgrana gli occhi e risponde candido: «Era il 1991, io non ero neppure nato». 

Ricomincia a piovere. Si aprono gli ombrellini e si infilano gli impermeabili di plastica chiara. «Noi amiamo papa Francesco dal primo momento che lo abbiamo visto. Lo invitiamo in Irak perché sia messaggero di pace e benedica la nostra terra», dice un'altro giovane. Il gruppo è guidaoi da don Saad Sirop Hanna, il sacerdote caldeo rapito a Baghdad il 15 agosto del 2006 e liberato un mese dopo. «Poco fa abbiamo incontrato alcuni giovani degli Stati Uniti, ci siamo abbracciati, un modo per ribadire che tutti noi, nessuno escluso, vuole davvero la pace. La guerra? E’ terribile, toglie la luce agli occhi e getta nell'oscurità». 

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