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Papa Francesco: «Gesù non ama le vite a doppio binario»

«Non adagiarsi nelle comodità che infiacchiscono l’ evangelizzazione. Non sprecare tempo a progettare un futuro sicuro e ben retribuito». Bergoglio ha celebrato Messa per i sacerdoti e i religiosi nel santuario San Giovanni Paolo II. Prima ha confessato 5 ragazze, 2 ragazzi e un giovane sacerdote in italiano, spagnolo e francese.


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Cracovia, Polonia
Dalla nostra inviata

L'esempio è Tommaso, con «il suo dubbio e nella sua ansia di voler capire. Senza saperlo di fa un grande regalo: ci porta vicino a Dio, perché Dio non si nasconde a chi lo cerca». Papa Francesco celebra Messa per i sacerdoti, i religiosi e i seminaristi polacchi e chiede, ancora una volta, di disegnare una Chiesa in uscita che non si arrocchi su posizioni di potere e di comodità.

Prima, nella mattinata era stato al santuario della Divina misericordia per attraversarne la porta, salutare i giovani riuniti nel "prato delle confessioni" e confessare lui stesso otto persone (cinque ragazze, due ragazzi e un giovane sacerdote) in italiano, spagnolo e francese. Subito dopo, Francesco ricorda le parole di Giovanni Paolo II ("Aprite le porte") e dice che questa è la chiamata per tutti noi. Occorre uscire da se stessi, fuggendo "la tentazione di rimanere un po’ rinchiusi, per timore o per comodità, in noi stessi e nei nostri ambiti". Si tratta di una strada a senso unico", di "un viaggio senza biglietto di ritorno. Si tratta di compiere un esodo dal nostro io, di perdere la vita per Lui, seguendo la via del dono di sé", spiega Francesco. E aggiunge: "d’ altra parte, Gesù non ama le strade percorse a metà, le porte lasciate socchiuse, le vite a doppio binario. Chiede di mettersi in cammino leggeri, di uscire rinunciando alle proprie sicurezze, saldi solo in Lui".

Chi vuole seguire Gesù, è il messaggio del Papa, non sceglie nemmeno i propri luoghi, ma va là dove è mandato, non sceglie i tempi, non cerca le "situazioni appaganti che lo metterebbero al centro, non si erge sui traballanti piedistalli dei poteri del mondo e non si adagia nelle comodità che infiacchiscono l'evangelizzazione; non spreca tempo a progettare un futuro sicuro e ben retribuito, per non rischiare di diventare isolato e cupo, rinchiuso nelle pareti anguste di un egoismo senza speranza e senza gioia. Contento nel Signore, non si accontenta di una vita mediocre, ma brucia del desiderio di testimoniare e di raggiungere gli altri; ama rischiare ed esce, non costretto da percorsi già tracciati, ma aperto e fedele alle rotte indicate dallo Spirito: contrario al vivacchiare, si rallegra di evangelizzare".

Il discepolo è Tommaso, che "non esita a porsi domande, ha il coraggio di abitare il dubbio e di portarlo al Signore, ai formatori e ai superiori, senza calcoli e reticenze. Il discepolo fedele attua un discernimento vigile e costante, sapendo che il cuore va educato ogni giorno, a partire dagli affetti, per fuggire ogni doppiezza negli atteggiamenti e nella vita. L’ apostolo Tommaso, alla fine della sua appassionata ricerca, non è solo giunto a credere nella risurrezione, ma ha trovato in Gesù il tutto della vita, il suo Signore".

Infine il libro che è il Vangelo "nel quale non sono stati scritti i molti altri segni compiuti da Gesù. Dopo il grande segno della sua misericordia, potremmo intendere, non è stato più necessario aggiungere altro. C’ è però ancora una sfida, c’ è spazio peri segni compiuti da noi, che abbiamo ricevuto lo Spirito dell’ amore e siamo chiamati a diffondere la misericordia. Si potrebbe dire che il Vangelo, libro vivente della misericordia di Dio, che va letto e riletto continuamente, ha ancora delle pagine bianche in fondo: rimane un libro aperto, che siamo chiamati ascrivere con lo stesso stile, compiendo cioè opere di misericordia". E chiede ai religiosi e alle religiose: "le pagine del libro di ciascuno di voi, come sono? Sono scritte ogni giorno? Sono scritte un po’ sì e un po’ no? Sono in bianco?".

E invita a scrivere concretamente, con le opere di misericordia le pagine ancora aperte, di "chiedere la grazia di essere scrittori viventi del Vangelo".

 

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