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Credere

Giubileo dei ragazzi. Coraggiosi nell’ amore

«Vi vorrei chiamare uno a uno, vi vorrei chiamare per nome, come fa Gesù ogni giorno»: è l’ invito del Papa ai ragazzi per il Giubileo. Una tre giorni di spiritualità, festa e musica


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L’ invito è arrivato direttamente dal Papa. «Questo tempo prezioso coinvolge anche voi, cari ragazzi e ragazze, e io mi rivolgo a voi per invitarvi a prenderne parte, a diventarne i protagonisti». L’ appuntamento è dal 23 al 25 aprile, per il Giubileo dei ragazzi e delle ragazze, una tre giorni di preghiera e musica, testimonianza e festa, dedicata ai giovani dai 13 ai 16 anni (i più grandi parteciperanno alla Gmg di Cracovia, in agosto).

ALL’ OLIMPICO CON LE LORO STAR

L’ incontro con il Papa è la domenica, per la Messa in piazza San Pietro. Ma i ragazzi arrivano il giorno prima: per il pellegrinaggio da Castel Sant’ Angelo verso la Porta santa di San Pietro, e poi in serata per la grande festa che si terrà allo stadio Olimpico. «Ai ragazzi vorrei dire di non smettere mai di sognare, di credere negli obiettivi che si danno», commenta Deborah Iurato, una delle voci che animeranno la festa. Vincitrice di Amici 2014, terza classificata in coppia con Giovanni Caccamo all’ ultimo Sanremo, la giovane donna di Ragusa si sente un po’ come una “sorella maggiore” dei tanti preadolescenti che cantano le sue hit. «Sono una ragazza semplice che ha avuto la fortuna di fare della sua passione più grande la sua professione. Sapevo cosa volevo sin da piccola. Gli adolescenti mi sembrano vivere in un mondo un po’ irreale. E ho un po’ di paura per loro».
Un sentimento condiviso dalla band dei Dear Jack, anche loro sul palco per il Giubileo dei ragazzi. «La nostra paura più grande è che i giovani non riescano a trovare spazio per inseguire i propri obiettivi e manifestare ciò che sentono. Il nostro sogno è che migliorino le proprie vite cercando emozioni semplici e autentiche».
E se Deborah dice di credere nei valori tradizionali – «La famiglia per me è fondamentale, sono le radici. Come la fede: nei momenti difficili a volte mi basta alzare gli occhi al cielo e sono più serena» – per i Dear Jack «credere» significa «non solo provare speranza, ma soprattutto agire guidati da valori che ci tengono uniti: rispetto, altruismo, generosità. Credere per noi è la possibilità di poter trasmettere con la nostra musica una speranza o un semplice sorriso». Misericordia, parola antica, per Deborah è «aiutare gli altri, saper ascoltare», e anche denunciare. In brani come L’ amore non è, uscito l’ 8 marzo, affronta la condizione di tante donne che restano prigioniere di relazioni “malate” anche a causa di un cattivo rapporto con se stesse. «Tante volte noi ragazze ci sentiamo a disagio, sia con noi stesse che con gli altri, e questo può accadere anche in coppia, siamo in difficoltà. Bisogna riuscire a dire di no quando c’ è bisogno. È quello che è successo anche a me». Per i giovani musicisti romani, invece, misericordia «è la capacità di ognuno di noi di saper guardare oltre le apparenze; è saper rinunciare alla “perfezione” e accogliere l’ uomo in ogni suo complesso e meraviglioso contrasto».


MISERICORDIA E CORAGGIO

All’ Olimpico sono attesi più di 70 mila ragazzi. Oltre a Iurato e ai Dear Jack, saranno sul palco Lorenzo Fragola, Francesca Michielin, Rocco Hunt, Giovanni Caccamo, Moreno, Shari, Arisa, Andrea D’ Alessio e Fuoricontrollo. Nel corso della tre giorni in tanti luoghi significativi di Roma verranno posizionate delle installazioni sulle sette opere di misericordia corporale e spirituale. E alcuni “testimoni della carità” racconteranno delle esperienze che possano aiutare i ragazzi a comprendere come tradurre la misericordia in gesti concreti. Un modo per rispondere all’ invito di Francesco: «Crescere misericordiosi significa imparare a essere coraggiosi nell’ amore concreto e disinteressato, significa diventare grandi tanto nel fisico, quanto nell’ intimo. Voi vi state preparando a diventare dei cristiani capaci di scelte e gesti coraggiosi, in grado di costruire ogni giorno, anche nelle piccole cose, un mondo di pace».

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