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New York, quel giorno io c'ero

Le testimonianze di chi visse in diretta l'attentato alle Torri Gemelle in un libro di Alessandro Gisotti.


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Si intitola semplicemente 11 settembre (sottotitolo Una storia che continua) il libro scritto  dal giornalista della Radio Vaticana  Alessandro Gisotti in vista del decimo anniversario degli attentati terroristici contro l’ America dell’ 11 settembre 2001.

     Pubblicato da Effatà Editrice, il libro di Gisotti ha il merito di lasciar parlare i protagonisti e i testimoni di quegli eventi. Fra questi: il giornalista della Cnn che raccontò quella lunga e terribile giornata, un ex poliziotto in servizio a Ground Zero, uno dei capi dei coraggiosi pompieri di New York, il parroco della chiesa più vicina alle Torri crollate.

- Gisotti, come è nata l'idea di questo libro?

     “Innanzitutto per un motivo personale. Tutti ricordiamo dove eravamo l’ 11 settembre 2001 quando abbiamo saputo dell’ attacco alle Torri Gemelle. Io in quel momento stavo preparando le valigie perché il giorno dopo avevo un volo per Washington. Una circostanza che mi ha fatto sentire particolarmente vicina questa tragedia. Il secondo motivo è che, in occasione del decimo anniversario, volevo raccontare la storia delle persone che hanno vissuto sulla propria pelle quel giorno terribile. Soprattutto, mi interessava capire come fosse cambiata la loro vita in questi anni”.

- Che impressione hai avuto dalle persone che hai incontrato? Dieci anni dopo che cosa resta in loro: dolore? Rabbia? Incredulità? La ferita si è rimarginata?

     “Incontrare queste persone è stata per me un’ esperienza toccante. In un qualche modo le loro storie di dolore e coraggio sono diventate anche parte della mia vita. Dieci anni dopo, la ferita è ancora aperta, soprattutto per chi ha perso un familiare. E tuttavia, ogni incontro che ho avuto, a Washington come a New York, mi ha lasciato un senso di speranza. Come ho scritto nel libro, queste testimonianze mostrano che il terrorismo ha fallito perché la voglia di vivere è più forte della paura di morire”.

- Il tuo libro racconta ampiamente i traumi psicologici e le conseguenze fisiche (intossicazioni gravi e tumori) dei sopravvissuti e dei soccorritori. Non ti sembra che in questi anni questo aspetto sia stato troppo trascurato?

     “Assolutamente sì. Eppure, quasi mille persone sono morte per malattie causate dai fumi tossici respirati a Ground Zero, dopo l’ attacco. Basti pensare che i primi 40 piani delle Twin Towers erano stati costruiti in amianto. C’ è poi il doloroso capitolo dei traumi psicologici. Una pagina difficile da voltare per molti newyorkesi”.

- L’ ex giornalista della Cnn Aaron Brown racconta come e' cambiato in questi anni il modo di informare. Concordi con i suoi giudizi? E in generale secondo te l'11 settembre come ha cambiato l'America?

     “Penso che Brown abbia ragione nel sostenere che le opinioni si siano radicalizzate rispetto a 10 anni fa. Per quanto riguarda l’ America in generale, è difficile fare una valutazione sintetica. Da una parte, si è rinvigorito il già forte sentimento patriottico degli americani. Dall’ altra, come è noto, l’ opinione pubblica è divisa sulle scelte fatte per contrastare il terrorismo”. 

- I pompieri restano sempre gli eroi di quel giorno?

     “Senza dubbio. Sono percepiti come il simbolo stesso della capacità americana di reagire alla tragedia. A New York, quel giorno morirono 343 vigili del fuoco, oltre un decimo di tutte le vittime dell’ 11 settembre. Un sacrificio che non potrà mai essere dimenticato”.   

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