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«Facciamo emergere i nuovi "europei" dall'invisibilità

Ci hanno dato una mano per i nostri anziani durante la pandemia, hanno lavorato e sofferto accanto e insieme a noi, oggi no possiamo abbandonarli la Cei ricorda i milioni di sfollati nel mondo e le fatiche di quanti sono costretti ad abbandonare casa, affetti, Paese.


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Una veglia per ricordare le storie dei tanti che hanno affrontato il Mediterraneo per salvare la propria vita e quella della propria famiglia. Per pregare cn quelli che ce l'hanno fatta e fare memoria dei tanti morti in mare e nel deserto. Monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei ricorda l'impegno dei cristiani che no possono girarsi dall'altra parte. «Se siamo qui», dice, «è perché non solo non ci sentiamo dispensati, ma perché sappiamo che Gesù non è mai indifferente, anzi: salì sulla barca dei suoi amici e la sua presenza calmò le acque. È quindi la sua presenza a donarci nuovamente l’ audacia e la forza: della preghiera e del gesto. E non dimentichiamo, in questo tempo dopo la Pentecoste, che, non il vento del Mar di Galilea, ma il vento dello Spirito spinse i discepoli frastornati incontro ai popoli allora conosciuti, parlando una lingua nuova che tutti potevano intendere».

E questa lingua è quella «dell’ amore, che particolarmente nel tempo della pandemia ha visto molti soccorrere i più soli e i più esposti. Fra essi abbiamo presenti i volti di tanti e tante badanti, delle colf, di immigrate e rifugiate che si sono prese cura degli anziani impedendo che fossero abbandonati alla solitudine e preda del contagio negli Istituti. Sono stati tanti quelli che hanno avuto compassione e hanno portato il loro contributo per sfamare chi era senza casa».

Monsignor Russo ricorda il messaggio di papa Francesco che, «per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato di quest’ anno, così esortava: “Dobbiamo imparare a condividere per crescere insieme, senza lasciare fuori nessuno. La pandemia ci ha ricordato come siamo tutti sulla stessa barca. Ritrovarci ad avere preoccupazioni e timori comuni ci ha dimostrato ancora una volta che nessuno si salva da solo. Per crescere è necessario condividere”. Per questo, vorrei spendere anche una parola sull’ occasione propizia che ci è data di fare emergere tanti stranieri, “nuovi europei” dalla condizione di invisibili, valorizzando il loro lavoro e la loro presenza, preziosa per l’ Italia e per loro stessi».

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