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«Il sacrificio di Gioele, un monito contro l'indifferenza»

È il severo appello di Lucia Ercoli, medico, direttore di Medicina Solidale, l'organismo di volontariato che sovrintende agli ambulatori di strada promossi da papa Francesco per curare gratuitamente bisognosi, senza fissa dimora, ultimi. «Gioele è una stella cometa che si è accesa nel buio della notte obbligando tutti noi ad alzare lo sguardo»


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«Il sacrificio del piccolo Gioele, un monito contro l'indifferenza e un forte richiamo per rilanciare l'ascolto e la tutela di tutti i bambini, specialmente i più piccoli ed indifesi». È il severo appello di Lucia Ercoli, medico, direttore di Medicina Solidale, l'organismo di volontariato che sovrintende agli ambulatori di strada promossi da papa Francesco per curare gratuitamente bisognosi, senza fissa dimora, ultimi. Un appello dettato dal cuore, ma direttamente legato ai sentimenti di “umana solidarietà , di cristiana pietà e di divina misericordia” colti nei pensieri, nelle parole e nei silenzi  manifestati da papa Bergoglio, il pontefice della “Chiesa ospedale da campo dopo la battaglia”, di fronte alla tragedia di Caronia (Me), dove un bimbo di 4 anni, Gioele, e la sua mamma, nei giorni scorsi hanno perso la vita in maniera oscura e inspiegabile, forse perchè lasciati troppo soli. Una tragedia, non solo familiare – fa capire la collaboratrice di papa Francesco -, che «riguarda tutti noi, l'intero paese, governanti, aministratori pubblici e privati, ed ogni uomo e donna di buona volontà». Da qui il forte invito di Lucia Ercoli a «mettere al centro l'ascolto dei bambini» con «urgenza» e con atti concreti. Primi destinatari, i responsabili dei Palazzi e quanti operano accanto ai più piccoli.

 «Gioele» è il richiamo della direttrice di Medicina Solidale «rappresenta una cometa che si è accesa nel buio della notte obbligando tutti noi ad alzare lo sguardo. La notte dell’ indifferenza, la notte della corresponsabilità, la notte dell’ ingiustizia. Questa notte è stata illuminata da Gioele, dalla sua piccola vita che ha richiamato attorno a sé volontari, uomini di Stato, giornalisti, uniti in questo sforzo di cercarlo tra le distese immense e impervie dei boschi siciliani, senza calcolare la fatica, il pericolo, la stanchezza».

«Dovrebbe essere questo» aggiunge Lucia Ercoli «l’ atteggiamento quotidiano di adulti responsabili e consapevoli del valore di ogni piccola creatura. Adulti capaci di scorgere in ogni bambino un mistero che ci fa cadere in ginocchio, consapevoli della sua insondabile grandezza. Adulti come il pm Angelo Cavallo, che ha detto di sentirsi 'colpito dentro' dalla storia di Gioele, nonostante le tante prove affrontate durante la sua carriera, perché stavolta riguarda le sorti di un bambino». Di fronte a tragedie simili, viane purtroppo da dire – commenta con amarezza la direttrice sanitaria – che «la strada è lunga da percorrere nello scoprire che ogni bambino è persona, che è la cifra di un’ identità non solo biologica, di un mistero ineffabile che la scienza, giuridica, medica o psicologica che sia, non può racchiudere nella povertà di terminologie tecniche e perciò riduttive. La vita non entra in questi piccoli contenitori. Come il mare non può essere raccolto in un secchiello».

 «Gioele» prosegue Ercoli, «e insieme a lui i tanti bambini che finiscono sulle cronache per casi simili al suo, come quello del piccolo di 21 mesi ucciso a Modica dal convivente della madre...». Senza dimenticare i tanti, troppi, piccoli vittime di violenze sessuali, di pedofili, di sfruttamenti di ogni genere, di aggressioni fisiche e morali, come quella del piccolo siciliano anni fa sciolto nell'acido solo perchè figlio di un pentito, collaboratore di giustizia. Vittime di ieri e di oggi che – ammonisce la responsabile di Medicina Solidale, «ci stanno indicando con forza la strada da percorrere: riconoscere a ogni bambino l’ inalienabile diritto a un’ esistenza personale al riparo dagli interessi di potere degli adulti in qualunque ruolo essi si trovino, a partire dai genitori che sono solo chiamati a custodire una vita che viene da lontano e non gli appartiene. E, soprattutto, ci continuano a ricordare l’ importanza dell’ ascolto dei minori, senza nessuna interferenza di figure aggiunte che decidano per loro. In questo modo tante tragedie potrebbero essere prevenute e ci troveremo a piangere meno casi come quello di Gioele».

 

 

 

 

 

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