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Genova, il cardinale Bagnasco verso l'addio nel segno dei migranti

Nell'ultima uscita pubblica prima della Messa di commiato il 24 giugno, festa di San Giovanni, patrono di Genova, l'arcivescovo ha presieduto la veglia di preghiera "Morire di speranza" promossa dalla Comunità di Sant'Egidio in ricordo e suffragio dei 40.900 migranti deceduti dal 1990 a oggi nel Mediterraneo e lungo altre rotte.


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«Una preghiera che raccoglie idealmente tutte le sofferenze che hanno attraversato la diocesi in questi anni». C’ è un tono personale, quasi intimo, nelle parole con cui il cardinale Angelo Bagnasco ricorda i migranti morti nei viaggi della speranza. Lunedì sera 22 giugno, nella basilica dell’ Annunziata di Genova, sede della Comunità di Sant’ Egidio, l’ amministratore apostolico dell’ Arcidiocesi e presidente della Consiglio delle conferenze episcopali europee ha celebrato la veglia “Morire di speranza” in cui Sant’ Egidio – insieme a Ufficio diocesano Migrantes, Ceis, Fondazione Auxilium – ha ricordato i 2.398 profughi che, da giugno 2019 ad oggi, hanno perso la vita nel Mediterraneo e lungo le vie di terra, cercando di raggiungere l’ Europa, alla ricerca di un futuro migliore. Nella sua ultima uscita pubblica, prima della messa di commiato dall’ Arcidiocesi e da quella di consacrazione del nuovo vescovo Marco Tasca, l’ 11 luglio, il cardinale Bagnasco ha spiegato che «in questa preghiera si riassumono e raccolgono questi quattordici anni di intenso cammino, ma anche di sciagure dolorose». La vita – ha spiegato – «è un impasto di gioie e dolori di speranze e di angosce come ricordava il Concilio, ma questo non ci esime dal pregare e invocare la misericordia di Dio».

Davanti al Cardinale e ai responsabili delle comunità ortodosse genovesi, in una basilica affollata nonostante il mantenimento rigoroso delle distanze di sicurezza, sono risuonati i nomi di chi non ce l'ha fatta ad attraversare il Mediterraneo. Tante le immagini che, prima dell'inizio della celebrazione religiosa - trasmessa anche in streaming sul canale Youtube e sulla pagina Facebook della Comunità di Sant'Egidio Liguria - hanno contribuito con la loro drammaticità a ricordare le storie delle 40.900 persone morte, dal 1990 ad oggi, nel mar Mediterraneo o in altre rotte migratorie. Un conteggio drammatico, che non si è arrestato nei primi mesi del 2020, quando, nonostante la situazione di emergenza causata dal Covid-19, 528,per lo più donne e bambini - hanno perso la vita, soprattutto partendo dalla Libia. Nella basilica risuonano i ricordi di Grace, una bimba di pochi mesi, ritrovata il 16 giugno 2020 sulla costa libica, o degli 8 bambini siriani dispersi nel mar Egeo. Ma ci sono anche le persone morte assiderate sulla rotta di Evros, in Grecia. Ci sono Dinh Binh e Huy Hung, di 15 anni, Tien Dung, e altri 36 vietnamiti di cui 10 adolescenti, morti assiderati il nell’ ottobre 2019 in un camion refrigerato nella contea di Essex, ad est di Londra. E, con loro, tutti i 108 profughi morti
percorrendo di notte strade e binari in Europa. «Questi nomi – ha ricordato il cardinal Bagnasco – sono considerati solo dei numeri nell’ agenda del mondo e vengono presto dimenticati perché si ha fretta di voltare la pagina. Ma noi li ricordiamo perché siamo convinti che solo col bene si vince il male, e solo con il servizio si aiuta il mondo ad essere migliore». 

I nomi e le immagini, accompagnate da musiche solenni e candele accese sono stati ricordati da tanti migranti, che hanno anche ricordato i nomi di amici e parenti sconosciuti alle cronache, ma morti nel deserto o nel mare. Come Mohamed Baba Sonjalim, del Togo, che è musulmano, fa il volontario con Sant’ Egidio e ha pregato la “Preghiera del mancato” nel chiostro della Basilica con decine di correligionari in ideale comunione con la veglia, ricordando un’ amica e il suo bambino, conosciuti in Libia e morti in un naufragio: «Sono qui oggi, perché mi piace stare con persone che credono». Con lui tanti musulmani e non credenti si sono uniti in un ricordo profondo. «Questa memoria – ha spiegato Andrea Chiappori, responsabile di Sant’ Egidio a Genova – avviene in un tempo particolarmente difficile per l’ Italia e per tutti i paesi che sono stati colpiti dal coronavirus. Si potrebbe pensare che sia giusto occuparsi delle proprie difficoltà e problemi, ma l’ Italia resta un grande Paese e ha il diritto e il dovere di occuparsi delle sofferenze che riguardano donne e uomini che vivono nel Mediterraneo»..

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