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Fratel Leonardo Grasso, il missionario ucciso da chi aiutava

Il camilliano assassinato e dato alle fiamme il 5 dicembre scorso da una persona che assisteva nella “Tenda San Camillo” di Riposto, in provincia di Catania, è uno dei missionari martiri ricordati dalla Chiesa italiana il 24 marzo. Il ricordo di fratel Carlo Mangione: «Un tessitore di fraternità la cui vita s’ intrecciava con quella dei poveri incontrati e soccorsi»


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Servire i poveri e gli ultimi. Fratel Leonardo Grasso l’ ha fatto fino a dare la vita. Era il superiore della comunità camilliana di Acireale. Aveva preso i voti a 50 anni per dedicare la sua vita ai sofferenti. La svolta era arrivata dopo la morte di entrambi i genitori, deceduti a sei giorni di distanza l'uno dall'altro.

Così da agente di commercio, con un'attività avviata e interessi mondani, aveva cambiato radicalmente la sua vita scegliendo di diventare camilliano. Parlando pubblicamente della sua esperienza nel quarto centenario della morte di San Camillo, fratel Grasso aveva confermato di essere felice nell'operare a fianco dei sofferenti e dei bisognosi, senza rimpianti per una vita ricca di divertimenti, ma che lo aveva lasciato vuoto e carico di domande a cui non riusciva a dare risposta. Amava ricordare come la sua parabola somigliasse molto a quella dello stesso San Camillo, che dopo una vita scapestrata ha dedicato tutto se stesso ad aiutare gli altri. Il religioso ha trascorso 25 anni della sua vita a servizio della “Tenda San Camillo” di Riposto, alle pendici dell’ Etna, in provincia di Catania, una casa-famiglia che accoglie persone affette da Aids. È stato ucciso il 5 dicembre scorso, proprio in questa “Tenda”, dove in un quarto di secolo ha accolto centinaia di persone fragili, segnate dalla sofferenza.

Uno degli ospiti che assisteva di 52 anni e ora accusato di omicidio volontario aggravato lo ha assassinato e poi, per deviare i sospetti, ha appiccato il fuoco da cui è divampato l’ incendio prima di fuggire con l'auto di fratel Leonardo. La sua straordinaria figura verrà ricordata in una veglia organizzata dalla diocesi di Acireale, proprio in occasione della Giornata di preghiera e di digiuno per tutti i missionari martiri che quest’ anno ha come titolo “Vite intrecciate” e che si celebra il 24 marzo.

«La Chiesa è Chiesa se è Chiesa di martiri, come dice papa Francesco», afferma il provinciale dei Camilliani padre Rosario Mauriello in una lettera inviata a tutti i suoi confratelli, «e i martiri sono coloro che, come ci ricorda il Libro dell’ Apocalisse, “vengono dalla grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’ Agnello”. Essi hanno avuto la grazia di confessare Gesù fino alla fine, fino alla morte. Loro soffrono, loro danno la vita, e noi riceviamo la benedizione di Dio per la loro testimonianza. È giusto dunque, ed è per questo che voglio condividere con voi, stimati Superiori maggiori, di ricordare questi nostri fratelli: tra di essi abbiamo un camilliano, fratel Leonardo Grasso, che nella vita di ogni giorno ha cercato di aiutare, senza limiti e senza orario, i fratelli e di amare Dio senza riserve. Questi nostri fratelli e sorelle martiri, li possiamo definire uomini e donne eucaristici che hanno incarnato, nella propria esistenza la dimensione eucaristica, in quanto hanno compreso a fondo che ricevere l’ Eucaristia senza la carità, non serve a nulla, è soltanto dall’ incontro con Gesù-Eucaristia che il cuore si dilata a sentimenti più a dare che a ricevere e di conseguenza essa diventa maestra dell’ amore; essa ci educa a questo amore facendoci comprendere, nel profondo dell’ animo, il grande valore che ogni uomo, di ogni lingua, di ogni razza, ha agli occhi di Dio, dato che “Cristo offre se stesso in ugual modo a ciascuno, sotto le specie del pane e del vino. Se il nostro culto eucaristico è autentico, deve far crescere in noi la consapevolezza della dignità di ogni uomo. La coscienza di questa dignità diviene il motivo più profondo del nostro rapporto col prossimo”».

Leonardo è stato «un tessitore di fraternità la cui vita s’ intrecciava con quella dei poveri incontrati e soccorsi», spiega fratel Carlo Mangione, direttore generale dell’ ospedale “Santa Maria della Pietà” di Casoria (Napoli) nonché responsabile dell’ fficio comunicazione dei Camilliani. Fratel Mangione spiega anche che è tradizione dell’ ordine “festeggiare, il 25 maggio di ogni anno, i martiri camilliani della carità: «coloro che, nell’ esercizio del proprio ministero, hanno offerto la loro vita. Non dobbiamo mai dimenticare che i camilliani professano il quarto voto: assistere gli ammalati anche con il rischio della vita. E fratel Leonardo è stato ucciso da una persona che lui assisteva. In sostanza, ha vissuto la stessa situazione che visse Gesù sulla Croce: anche Lui fu ucciso da chi beneficiò dei suoi miracoli e delle sue parole di salvezza».

Leonardo è stato «un tessitore di fraternità la cui vita s’ intrecciava con quella dei poveri incontrati e soccorsi», spiega fratel Carlo Mangione, direttore generale dell’ ospedale “Santa Maria della Pietà” di Casoria (Napoli) nonché responsabile dell’ fficio comunicazione dei Camilliani. Fratel Mangione spiega anche che è tradizione dell’ ordine “festeggiare, il 25 maggio di ogni anno, i martiri camilliani della carità: «coloro che, nell’ esercizio del proprio ministero, hanno offerto la loro vita. Non dobbiamo mai dimenticare che i camilliani professano il quarto voto: assistere gli ammalati anche con il rischio della vita. E fratel Leonardo è stato ucciso da una persona che lui assisteva. In sostanza, ha vissuto la stessa situazione che visse Gesù sulla Croce: anche Lui fu ucciso da chi beneficiò dei suoi miracoli e delle sue parole di salvezza».

«È stata una grave perdita ed una ferita sia nella famiglia camilliana che nella nostra diocesi», ha affermato il vescovo di Acireale e vicepresidente della Cei, mons. Antonio Raspanti, «fratel Leonardo era un uomo e un religioso esemplare ed è stato sempre l’ anima di questa realtà di accoglienza e di assistenza: tantissime persone sono passate da qui, alcune sono rimaste per anni. Fratel Leonardo si è sempre dedicato con trasporto, con passione a queste persone che attraversano momenti difficili». Era un «missionario martire nelle periferie esistenziali», sottolineano i suoi confratelli, e la Conferenza episcopale italiana lo ha inserito fra i venti martiri missionari del 2020 perché «ha dato la vita per testimoniare il Vangelo tra gli ultimi».

Come gli altri Camilliani, fratel Leonardo aveva preso il “quarto voto”, cioè l’ impegno di assistere i malati pure a rischio della vita. La data del 24 marzo scelta per ricordare i missionari martiri non è casuale: il 24 marzo del 1980 monsignor Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, veniva assassinato durante la celebrazione della Messa, “punito” per le sue denunce contro le violenze della dittatura militare nel Paese. Le sue ultime parole furono: «Questa santa Messa è un atto di fede. In questo calice il vino diventa sangue, che è stato il prezzo della salvezza. Possa questo sacrificio di Cristo darci il coraggio di offrire il nostro corpo e il nostro sangue per la giustizia e la pace del nostro popolo».

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