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Francia, allarme alcolismo tra i giovani

La denuncia è del quotidiano inglese "The Times" che dedica due pagine alle abitudini dei giovani transalpini. Una moda che dall'Inghilterra sta sbarcando nel Continente


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In Inghilterra lo chiamano in gergo "binge drinking", che, tradotto, è la nostra cara vecchia bisboccia. Niente di male, per carità. Peccato solo che nella realtà per i giovani francesi la moda abbia preso da tempo una piega poco rassicurante. Binge drinking per loro significa ingollare la maggior quantità di alcol nel minor tempo possibile, con il numero di shock etilici che aumenta ogni anno.

La denuncia è del quotidiano inglese The Times, il cui inviato in Francia descrive scene raccappriccianti, del tutto simili a quelle cui si assiste Oltremanica: giovani in piccoli gruppi che bivaccano nei boulevards cittadini completamente ubriachi. Il quotidiano registra anche la preoccupazione di non pochi grandi comuni francesi, che hanno cominciato a "chiudere i rubinetti dell'alcol". Così è per Lione, che da metà luglio e fino al 10 settembre ha vietato la vendita per asporto di alcolici dalle 22 alle 6 del mattino con multe di 750 euro ai negozianti in caso d'infrazione. Tolosa, vista l'emergenza, ha seguito a ruota e dal 15 agosto un'ordinanza comunale ha vietato la consumazione di bevande alcoliche sulle vie pubbliche. Le zone balneari, come ad esempio Sable-d'Olonne, sulla costa atlantica a un centinaio di chilometri da Nantes, ha negato la possibilità di bere in spiaggia e nelle zone limitrofe.

Nantes, Parigi e molti altri comuni stanno seguendo la stessa strada, a quanto pare però con scarsi risultati. «Non credo che questi provvedimenti possano apportare significativi risultati», ha confessato Daniel Lhuillier, presidente di un'associazione di quartiere di Aix-en-Provence. «Queste misure sono utili perché fissano dei limiti e rigettano l'idea di una banalizzazione del fenomeno», controbatte il dottor Alain Rigaud, presidente dell'Associazione nazionale di prevenzione sull'alcool e altre forme di dipendenza, «certo non risolveranno da sole il problema».

La parola d'ordine diventa allora "prevenzione". «E' indispensabile la repressione ma non basta», afferma Fabienne Legendre, incaricata dei progetti sanitaria della città di Nantes. «Dal 2008 abbiamo messo in piedi delle equipes di sorveglianti che alla sera, ogni fine settimana, attaccano bottone con i giovani per parlarne e fare così prevenzione». Oltre 13mila i giovani incontrati: «Contrariamente a quello che si pensa molti ragazzi sono sensibili a un discorso di maggiore responsabilizzazione», conclude fiduciosa la donna.

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