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Il Papa? Altro che ignorante, ha elaborato la teologia della città

«Ha capito pienamente l'umanità urbana e la funzione moderna della parrocchia». Così Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, ha commentato il messaggio del Papa emerito "in difesa" di Jorge Mario Bergoglio.


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«Benedetto XVI è stato il primo Papa professore e teologo. Francesco non è un accademico ma nemmeno un ignorante dalla teologia debole: è un esperto di umanità, ama incontrare le persone, leggere, conosce la storia e ha una cultura letteraria. Se fossi un’ università gli darei la laurea honoris causa come esperto di umanità, soprattutto dell’ umanità urbana». Così Andrea Riccardi ha commentato il messaggio del Papa emerito in occasione della presentazione della collana La Teologia di papa Francesco. Una lettera personale, per la verità, in cui l’ anziano Pontefice si oppone al pregiudizio di chi giudica Bergoglio un ignorante di teologia e lui stesso un inetto. 

 

Per il fondatore della Comunità di Sant’ Egidio Francesco è tutt’ altro che un ignorante di teologia.«È il primo Papa che viene da una megalopoli e proprio a Buenos Aires ha fatto esperienza del cristianesimo nella città, sa qual è la preghiera dell’ uomo urbano. Ha elaborato una teologia della città», ha precisato. L’ originalità episcopale di Bergoglio starebbe proprio nell’ aver realizzato una pastorale urbana e, allo stesso tempo, l’ aver stimolato un pensiero sulla Chiesa nella città, capace di vivere in periferia e di essere missionaria. «La Chiesa era abituata al contesto rurale, ma oggi la maggior parte della popolazione mondiale vive in aree urbane. Il mondo della città è sfuggito alla Chiesa che così si è ghettizzata nella parrocchia. Oggi non bisogna riportare la gente in parrocchia quanto far rinascere la Chiesa in mezzo alla gente. Bergoglio ha intuito la funzione moderna della parrocchia, non più presidio del territorio ma santuario: un posto dove trovare silenzio, ascolto, preghiera, accoglienza».

 

Per Riccardi l’ occasione per riflettere sul primo lustro di pontificato di Bergoglio è il dialogo al Teatro Pime di Milano con il giornalista Gerolamo Fazzini (sul tema Fazzini ha appena scritto Il Papa delle prime volte (San Paolo) con Stefano Femminis, mentre Riccardi ha curato per Laterza Il cristianesimo al tempo di Francesco): «Nell’ Evangelii gudium Francesco dice che il cristiano è colui che è in missione, a partire dal suo io. La missione non è solo quella sotto casa ma anche andare lontano, innanzitutto con lo sguardo, con il senso di responsabilità, con il dono del proprio tempo, con la preghiera. Una bella sfida in un periodo storico in cui non si manifesta nemmeno più per 8 anni di guerra in Siria».

 

Parlando di ecumenismo e dialogo interreligioso Riccardi – che dice di essere « un figlio del concilio che ha tentato di uscire dal provincialismo ecclesiale italiano» - ha definito Bergoglio «l’ uomo dell’ utopia, del sogno biblico»: «In questo nostro tempo antiecumenico e anticattolico il Papa è andato contro corrente sognando l’ unità fra i cristiani. Ha incontrato il patriarca dei copti ortodossi Tawadros II, il patriarca ecumenico Bartolomeo, il patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill, i rappresentanti del mondo evangelico. Essendo un grande tessitore di rapporti ha fatto l’ ecumenismo con l’ amicizia: oggi il Papa è un segno di unità, un riferimento, non ha cambiato l’ ecclesiologia ma l’ attitudine!»

 

Fra le “rivoluzioni” di Bergoglio solitamente si citano la riforma della curia romana e l’ aver rimodellato la Congregazione della dottrina della fede. «Tutto vero, come il cambiamento di clima alla Segreteria di stato o la ripresa del ruolo della Santa sede nella ricerca della pace. Ma non dimentichiamoci della simpatia che ha fatto emergere negli uomini e nelle donne nei confronti della Chiesa in nome del Vangelo», dice ancora Riccardi. Di qui un ammonimento: «Ci siamo abituati al miracolo di Francesco, come i grandi amori quando entrano nella routine. I preti diminuiscono e, a dirla tutta, il problema della Chiesa oggi sembrano proprio essere i preti clericali e quelli contro Francesco. Ma la Chiesa non è finita, anzi, questo è il tempo della Chiesa! La Chiesa locale siamo noi. Non c’ è un “big game” sopra le nostre teste. Noi tutti, laici e missionari, giovani, seminaristi e religiose, abbiamo la responsabilità di recepire il messaggio del Vangelo e del Papa, realizzarlo e comunicarlo. I giochi vaticani non hanno mai cambiato il mondo! Il popolo invece può essere protagonista: uscire in mezzo a tanti io e creare un noi, questa è la chiesa missionaria».

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